
Come non scaricarsi già a settembre e arrivare a fine anno con più energie
Settembre dovrebbe essere il mese dei nuovi inizi. E invece, per molti, spesso si trasforma in una corsa a ostacoli. La sveglia torna a suonare presto, l’agenda si riempie, le notifiche ricominciano a lampeggiare e improvvisamente sembra che il tempo non basti mai. Così, anche se le vacanze sono finite da poco, potremmo già sentirci stanchi, irritabili e con la sensazione di non riuscire a stare dietro a tutto. La stanchezza a settembre è necessariamente mancanza di energia: spesso è il risultato di una ripartenza troppo intensa. Dopo la pausa estiva, infatti, corpo e mente hanno bisogno di ritrovare gradualmente il proprio ritmo. E imparare a dosare le energie può aiutare a evitare di arrivare a ottobre già completamente scarichi.
Perché a settembre ci sentiamo già stanchi
A settembre cambiano contemporaneamente molte cose: orari, ritmi del sonno, attività lavorativa, gestione della famiglia, impegni sociali e organizzazione delle giornate. Ecco perché può servire un periodo di adattamento, che per alcune persone può essere anche lungo.
A questo si aggiunge il fatto che settembre viene spesso vissuto come un nuovo gennaio. È il momento dei buoni propositi, dei progetti, delle iscrizioni, delle nuove abitudini e degli obiettivi da raggiungere. Il rischio è voler cambiare tutto contemporaneamente. Il risultato? Si parte con entusiasmo e si finisce per consumare rapidamente le energie.

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Secondo Richard Romagnoli, formatore, coach e autore, durante le vacanze abbiamo accumulato un “capitale umano emotivo”, ossia un patrimonio personale fatto di sonno, riposo, tempo, relazioni, natura, silenzio, esperienze piacevoli, leggerezza e ritmi meno frenetici. A settembre, ci sono soprattutto quattro comportamenti che possono farci “spendere” troppo rapidamente questo capitale emotivo.
- Riempire immediatamente l’agenda.
Appena rientrati, incastriamo appuntamenti, lavoro, commissioni e impegni, lasciando pochissimo spazio vuoto. - Riattivare la disponibilità permanente.
Email, WhatsApp, notifiche e social tornano a reclamarci attenzione durante tutta la giornata. - Abbandonare ciò che ci faceva stare bene.
La passeggiata serale, la lettura, il tempo all’aperto, la colazione senza telefono: appena ricomincia la routine, sono spesso le prime cose a saltare. - Pensare di dover recuperare il tempo “perso”.
Ma il tempo trascorso a riposare, ridere, leggere, stare con le persone che amiamo o semplicemente non fare nulla non è tempo perso. È tempo vissuto.
La domanda da farsi a settembre
Secondo Romagnoli, a settembre, invece di chiederci subito “Che cosa devo fare?”, potremmo partire da una domanda diversa: “Che cosa mi ha fatto stare bene durante le vacanze e vorrei portare con me nella vita di tutti i giorni?”
Dormivo di più? Stavo maggiormente all’aperto? Usavo meno il telefono? Avevo più tempo per parlare con qualcuno? Camminavo ogni giorno? Facevo colazione senza guardare le email? Mi concedevo momenti di silenzio?
Queste risposte possono diventare una piccola mappa del nostro benessere quotidiano. Settembre può rappresentare una piccola finestra di cambiamento. Non è necessario rivoluzionare la propria vita. Può essere sufficiente modificare deliberatamente un elemento della routine. Per esempio, lasciare il telefono fuori dalla camera da letto, fare una passeggiata dopo cena, proteggere una sera alla settimana da appuntamenti e impegni oppure ritagliarsi dieci minuti al mattino prima di aprire email e messaggi.
Attenzione alla trappola del “da settembre cambio vita”
Settembre invita a ricominciare. Il problema nasce quando il nuovo inizio diventa un progetto troppo ambizioso. Palestra cinque volte alla settimana, dieta perfetta, sveglia alle 6, meditazione, casa impeccabile, lavoro organizzato, nuovi corsi e magari anche un hobby da coltivare. Tutto insieme difficilmente è sostenibile.
Meglio scegliere una o due abitudini alla volta, possibilmente semplici. Per esempio, anticipare gradualmente l’orario del sonno, tornare a fare una passeggiata quotidiana o stabilire un momento della giornata senza lavoro e notifiche.
Le abitudini hanno più possibilità di diventare parte della routine quando non richiedono uno sforzo enorme per essere mantenute.
Il riposo non è tempo perso
Quando gli impegni aumentano, la prima cosa che spesso eliminiamo sono proprio le pause. Eppure fermarsi non significa necessariamente essere improduttivi. Una pausa breve tra due attività, una passeggiata, qualche minuto all’aria aperta, una telefonata piacevole o semplicemente un momento senza stimoli possono aiutare a interrompere il ritmo continuo delle incombenze.
Anche il sonno merita particolare attenzione. Tornare a orari regolari e cercare di dormire a sufficienza è uno dei modi più semplici per accompagnare il passaggio dalla modalità vacanza alla routine.
Impara a riconoscere quando stai andando oltre
Il corpo spesso manda segnali prima che la stanchezza diventi vera e propria spossatezza. Fatica a concentrarsi, irritabilità, difficoltà a staccare dal lavoro, sonno poco ristoratore, sensazione di essere sempre di corsa e perdita di entusiasmo possono essere campanelli d’allarme da non ignorare.
Non significa necessariamente essere “stressati” o avere un problema di salute. Ma può essere un invito a rallentare e a osservare come stiamo organizzando le nostre giornate. La domanda utile non è soltanto “Quanto riesco a fare?”, ma anche “Quanto mi costa farlo?”.
Anche dire qualche no aiuta a non scaricarsi
Settembre è spesso un mese pieno di inviti, appuntamenti, riunioni e nuove attività. Accettare tutto per entusiasmo, senso del dovere o paura di perdere un’occasione può trasformare rapidamente una ripartenza piacevole in un sovraccarico. Dire “non riesco questa settimana” non significa essere poco disponibili. Significa riconoscere che anche il proprio tempo e le proprie energie hanno un limite. Non è necessario riempire ogni spazio libero.
Una giornata non deve essere tutta produttiva
C’è un’altra aspettativa che può contribuire alla sensazione di essere sempre in affanno: l’idea che ogni momento debba essere utilizzato bene. Anche una sera sul divano, una passeggiata senza una meta, qualche pagina di un libro o mezz’ora trascorsa senza fare nulla possono avere un valore. Il tempo libero non deve necessariamente trasformarsi in un’altra attività da inserire nell’agenda.
Foto di copertina di lies_rebelle via Pixabay



