alimentazione e sport
Salute

Disturbi dell’alimentazione: lo sport non fa rima con rinuncia

05/04/2023
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Alcune persone che praticano attività sportiva e, in particolare, molti giovani, possono andare incontro a disturbi dell’alimentazione.

Diete troppo rigide, allenatori che incentivano la competizione tra giovani atleti anche su fattori estetici, adolescenti in crisi di identità e con scarsa autostima.

Questi, e purtroppo molti altri, sono tutti fattori che possono scatenare disturbi del comportamento alimentare.

Come possiamo proteggere i nostri ragazzi? Con quali segnali, magari non verbali, comunicano queste forme di disagio?

È molto importante porsi queste domande. Perchè, parlando di sport, se questo non è veicolo di salute e benessere, c’è qualcosa che non va.

Inoltre, parlando di disturbi dell’alimentazione in senso più ampio, il partito politico Fratelli d’Italia ha presentato, pochi giorni fa in una conferenza a Palazzo Madama, un Disegno di legge che intende punire l’istigazione all’anoressia con la reclusione fino a due anni e una sanzione tra i 20 e i 60 mila euro.

“Questo Disegno di legge agisce su un doppio binario, da una parte sulla prevenzione dei disturbi alimentari e dall’altra sulla repressione di chi istiga, anche sui social, fenomeni quali anoressia e bulimia. Non può passare inosservato, infatti, che ogni anno circa 4mila giovani perdano la vita a causa di questa malattia psichiatrica“, ha spiegato Alberto Balboni, presidente della Commissione Affari Costituzionali e senatore di Fratelli d’Italia.

Disturbi dell’alimentazione: lo sport è la “festa” del corpo

Lo scorso 15 marzo si è celebrata la Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla per la lotta ai disturbi dell’alimentazione e della nutrizione (DAN). Il giorno precedente, Federazione Ginnastica d’Italia (FGI) e l’Istituto Auxologico Italiano hanno presentato a Milano una nuova partnership tesa a proteggere atlete e atleti adolescenti tramite un’efficace azione preventiva.

“Lo sport è un mezzo straordinario non solo per l’esercizio fisico, ma anche per i valori intrinseci che trasmette. Attraverso lo sport vogliamo che tutte le forme di dipendenza, in particolare quelle alimentari, siano superate“, ha spiegato Flavio Siniscalchi, Capo del Dipartimento per lo sport della Presidenza del Consiglio.

La frase, in un certo senso, non riguarda solo i giovani, ma bensì tutte le figure che ruotano loro attorno: genitori, coach e allenatori, dirigenti sportivi, amici.

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Quali sono i disturbi del comportamento alimentare più comuni

  • Anoressia nervosa e bulimia nervosa. Le persone che soffrono di tali condizione cercano di mantenere il proprio peso corporeo il più basso possibile. Per fare ciò, si autoimpongono forti restrizioni dietetiche, si inducono il vomito (spesso dopo i pasti), utilizzano lassativi, e praticano attività fisica in maniera intensa e, talvolta, incontrollata e ossessionata.
  • Binge eating. Il termine significa letteralmente “abbuffata di cibo“, e descrive la condizione in cui il soggetto assume grandi quantità di cibo in poco tempo, perdendo il controllo di quanto e cosa si stia mangiando. Inoltre, queste crisi sono accompagnate da senso di colpa e vergogna, e portano la persona a mangiare da sola o di nascosto. Se il problema è frequente (almeno una volta a settimana per 3 mesi consecutivi), si parla di Disturbo da Alimentazione Incontrollata.

I giovani sono più esposti ai disturbi dell’alimentazione

Il 60% delle persone che soffre di dipendenze legate al comportamento alimentare sono ragazzi dai 13 ai 25 anni. Un dato allarmante. Ma non è tutto.

Secondo gli studi, la percentuale di atleti a rischio di sviluppare anoressia è del 35% per le femmine e del 10% per i maschi. Il rischio di bulimia è molto più alto per entrambi, con il 58% delle femmine e il 38% dei maschi a rischio”, afferma Emanuela Apicella, Psichiatra presso l’UO Riabilitazione DAN di Auxologico Piancavallo.

Ma perchè i giovani sono così a rischio?

L’età dell’adolescenza è, per antonomasia, un cammino più o meno tortuoso verso la scoperta di sè e del mondo che ci circonda. Per questo motivo gli adolescenti sono più esposti ai fattori di rischio che determinano un disturbo nel comportamento alimentare.

Gianluca Castelnuovo

“Vi è maggiore pressione sociale nei confronti del corpo femminile. Se non rientra nello standard voluto da genitori e società, tipico della nostra cultura, si possono creare dei problemi“, spiega Gianluca Castelnuovo, Ordinario di Psicologia Clinica all’Università Cattolica di Milano e Direttore del Servizio di Psicologia Clinica e Psicoterapia all’Auxologico.

Per un giovane che pratica determinati sport questi aspetti possono essere ancora più esasperati. Per esempio, parlando di nuoto, un fisico muscoloso caratterizzato da braccia, schiena e spalle molto pronunciati, non desta scalpore se appartiene a una donna.

In altri ambiti, come nella ginnastica, la pressione è maggiore in quanto si accosta alla disciplina stessa la “grazia estetica” del corpo che esegue i movimenti.

Il ruolo dei genitori

In moltissimi casi, a meno che non siano loro direttamente ad alterare le corrette abitudini alimentari dei figli, i genitori non sono nè colpevoli nè il capro espiatorio.

Anzi, sono una risorsa fondamentale nella lotta a questi fenomeni.

Per quanto si possa voler “controllare” il proprio figlio adolescente, ci sono moltissimi contesti in cui il giovane entra in contatto con la società in maniera indipendente.

Basti pensare alla scuola, alle amicizie, alle relazioni sui social, agli allenatori sportivi.

In questi casi, un genitore ha due armi a disposizione: l’ascolto e la capacità di osservare.

“Quando i figli incominciano a mangiare da soli, a dare peso eccessivo alle grammature delle pietanze e dei macronutrienti, a guardarsi troppo allo specchio, a dare troppa importanza ai like sui social in base ai propri connotati estetici, spesso questi sono segnali che comunicano un disagio“, commenta Gianluca Castelnuovo.

E, quello stesso disagio, non è detto che sia espresso a voce dai figli perchè, molte volte, non sanno o non vogliono chiedere aiuto.

Fattori psicosociali

“I fattori psicosociali, come la percezione di sé e del proprio corpo, l’autostima, la flessibilità cognitiva, le abitudini alimentari, l’attività fisica, ma anche le relazioni interpersonali e familiari, le influenze sociali e dei social media, il contesto culturale, possono rappresentare dei fattori di rischio ma anche, se ben gestiti e orientati, anche dei fattori protettivi“, continua Gianluca Castelnuovo.

Negli sportivi, in particolare, il ruolo dell’attività fisica è ancora più cruciale rispetto alla popolazione normale. Una equipe ben formata e preparata nella gestione degli atleti anche sugli aspetti alimentari e psicologici, può portare a vivere lo sport come esaltazione ed espressione del proprio sé senza creare distorsioni, ma lasciando un equilibrio armonico fra mente e corpo fino alla massima espressione nella performance sportiva.

Mens sana in corpore sano“, come direbbe il poeta latino Giovenale, in questo caso più che mai. Una mente sana grazie a un corpo in salute, e un corpo in salute guidato da una mente che ragiona e pensa correttamente.

E va sottolineato che, la salute in questione, è ben lontana da abitudini alimentari troppo rigide e rinunce categoriche. Questo perchè, pur parlando di sport e alimentazione, l’eccesso non è la soluzione, e nemmeno la privazione.

Infatti, gli atleti hanno, tendenzialmente, una massa grassa inferiore rispetto alla media della popolazione. Ciò significa che se allenatori e coach, al fine di migliorare le performance sportive, dovessero chiedere agli atleti di perdere ulteriormente peso, questo processo potrebbe portare i valori percentuali di massa grassa al di sotto del limite consentito.

Un aspetto dannoso per la salute, in quanto la massa grassa svolge molteplici funzioni nel nostro organismo: riserva energetica, base strutturale e funzione regolatrice per alcuni ormoni e per la temperatura corporea.

“Uno sportivo davanti a tali richieste dovrebbe, a maggior ragione in questo caso, sottoporsi al giudizio valutativo di un professionista“, spiega Daniele Sciotti, biologo nutrizionista.

Foto di Karolina Grabowska: https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-blu-casa-musica-4498177/

Umberto Urbano Ferrero, collaboratore -Torinese d’origine, cittadino del mondo per credo. Laureato in Lettere moderne, ama l’arte in tutte le sue forme e viaggia per conoscere il mondo, oltre che se stesso. Umberto è appassionato di sport e Urbano, al contrario di ciò che l’etimologia suggerisce, apprezza la vita a contatto con la natura. Ritiene la curiosità una delle principali qualità in una persona, caratteristica essenziale per guardare il mondo da più angolazioni.