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Fecondazione assitita: cosa "sì" e cosa "no" secondo la legge

Fecondazione assitita : cosa “sì” e cosa “no” secondo la legge

Severino Antinori: il nome del famoso ginecologo, tornato recentemente alle cronache per la torbida vicenda del presunto furto di ovuli, in realtà ci è noto dai tempi del dibattito sulla legge 40, quella che regolamenta la fecondazione assistita.

Il ginecologo romano fin da subito si espresse a sostegno di un’idea della maternità che faceva delle tecniche di fecondazione in vitro la panacea di ogni assillo riproduttivo. Un nome, quello di Antinori, che ha scritto e continua a scrivere – visti gli sviluppi recenti – un pezzo importante di cronaca. L’universo della fecondazione assistita è fatta da blocchi contrapposti: da un lato ci sono donne offese, bombardate con dosi standard di ormoni, donne deluse, che hanno dovuto avere a che fare con medici freddi e spicci che alimentano semplicistiche speranze in ambulatori tappezzati da foto di neonati sorridenti. Dall’altro ci sono le altre donne che, con lo stesso strumento, hanno realizzato sogni e speranze di una vita.

Quella della fecondazione assistita è una delle vicende più controverse della medicina e, più in generale, della storia del nostro Paese: del resto come tutte le questioni che implicano anche una scelta etica è inevitabile che finisca per creare spaccature profonde.  Eppure, per esprimere un giudizio obiettivo, come sempre, è opportuno prima capire, interrogarsi, porsi delle domande: anche se – diciamocelo – non sempre lo stesso testo della legge ci fornisce risposte e, anzi, tace proprio quando sarebbe opportuno chiarire.

Fecondazione assistita: legge 40 i diritti, i doveri e le contraddizioni

Partiamo alcune certezze: nel 2004 il Parlamento italiano approva la legge 40 che regola la fecondazione assistita nel nostro Paese, consentendola soltanto quando si è in presenza di stato di infertilità accertato e certificato dal medico.

Nel corso degli anni, a colpi di sentenze e pronunce governative, molti di quelli che erano considerati dei punti fermi all’interno del testo sono venuti meno, a partire dal divieto di diagnosi preimpianto per le coppie infertili – quelle cioè con diritto di accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita – caduto nel 2008, per effetto di una sentenza del Tar del Lazio che annulla per eccesso di potere le linee guida ministeriali del 2004 (secondo le quali era possibile solo l’analisi osservazionale dell’embrione).

Ad essere crollato, con uno storico intervento della Corte Costituzionale, è anche quello che – da sempre – è stato considerato il cuore proibizionista della legge 40. Un divieto che ha costretto migliaia di coppie a varcare i confini nazionali in cerca di un figlio, ricorrendo alla donazione di ovociti o spermatozoi. Secondo l’Osservatorio del turismo procreativo nel 2011 sono state almeno 2000 le coppie espatriate a causa dell’impossibilità di ricorrere in Italia alla fecondazione eterologa.

Uno dei pochi paletti a essere rimasto ancora in piedi è quello relativo al divieto di utilizzo degli embrioni non adatti alla gravidanza per la ricerca scientifica, oggetto di un dibattito non privo di colpi di scena.

Fecondazione assistita: cosa è lecito e cosa no

Dunque, una coppia, che dopo due anni di tentativi mirati per concepire, non riesce a conseguire una gravidanza, viene di norma definita sterile. In questi casi, una volta che è stata accertata la presenza di un problema, si può tentare la via della Procreazione Medicalmente Assistita (Pma). Si tratta di un insieme di tecniche mediche e di laboratorio che aiutano il processo di fecondazione, il cammino cioè che l’ovocita e lo spermatozoo devono compiere dopo essersi incontrati e fusi all’interno del corpo della donna e che in questi casi non riesce ad avvenire naturalmente.

In questo contesto si inserisce anche la fecondazione eterologa, a cui si ricorre quando uno dei due genitori è sterile e, per arrivare a una gravidanza, occorre usare un gamete, un ovulo o uno spermatozoo, di una terza persona, cioè il donatore.

  • Si può accedere ai gameti esterni tramite banche del seme per quelli maschili e, per quelli femminili, a ovociti congelati nei centri stessi oppure donati da donne a loro volta sottoposte alla fecondazione assistita.
  • I donatori maschi devono avere età compresa tra i 18 e i 45 anni e le femmine tra i 18 e i 35.
  • Le coppie che avessero già ovociti o gameti all’estero possono richiedere, tramite il centro di fecondazione scelto, di trasferirlo in Italia.
  • Le linee guida per la fecondazione eterologa, inoltre, raccomandano che le caratteristiche fenotipiche del donatore – ad esempio il colore della pelle – siano compatibili con quelle dei familiari. Questo, però, non significa che si possa scegliere il colore degli occhi o dei capelli del nascituro a proprio piacimento, ma è solo una forma di tutela dell’equilibrio psico-emotivo del bambino.
  • Il limite massimo di nati per ciascun donatore è di 10, tenendo presente che una coppia che abbia già avuto figli tramite eterologa, potrà chiedere nuovamente lo stesso donatore.
  • Il donatore e la donatrice resteranno anonimi e non sarà possibile per il donatore risalire alla coppia ricevente e viceversa. I dati clinici del donatore/donatrice potranno essere resi noti al personale sanitario solo in casi straordinari, dietro specifica richiesta e con procedure istituzionalizzate, per eventuali problemi medici della prole, ma in nessun caso alla coppia ricevente.
  • L’accessibilità alla informazione sarà gestita informaticamente con il controllo di tracciabilità. I donatori/donatrici non hanno diritto di conoscere identità del soggetto nato per mezzo di queste tecniche e il nato non potrà conoscere l’identità del donatore/donatrice.

Fecondazione assistita: quanto costa

Una questione che si è rilevata particolarmente spinosa fin dall’inizio è quella relativa ai costi e ai rimborsi, variabili da regione a regione.

Sergio Chiamparino, il presidente della Conferenza delle Regioni, ha confermato che è stata definita una tariffa unica per la fecondazione eterologa in Italia: “È stata condivisa la necessità di completare il percorso iniziato, definendo (…) una tariffa unica convenzionale che quantifichi i costi per queste attività anche al fine di regolare le eventuali compensazioni relative alla mobilità interregionale”. Le regioni, in pratica, si sono accordate su un tetto massimo e minimo: il costo sarà compreso fra i 400 e i 600 euro, a seconda del ticket fissato dalle singole regioni per ciascuna delle diverse prestazioni e procedure necessarie, come esami del sangue ed ecografie.

L’unica Regione che si è dichiarata contraria a questo accordo è stata la Lombardia. Infatti, le istituzioni lombarde hanno deciso che i costi della fecondazione eterologa in Italia dovranno essere sostenuti completamente delle coppie. Questo perché il governo non ha ancora inserito la tecnica nei Lea, i livelli essenziali di assistenza, che stabiliscono le prestazioni e i servizi che il Sistema Sanitario Nazionale (SNN) è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento del ticket.

Per il prossimo futuro, dunque, i cittadini lombardi dovranno pagare l’eterologa fra i 1.500 e i 4.000 euro (a seconda della tecnica di fecondazione). Questo anche se decidessero di sottoporsi alle cure fuori regione.

Facciamo un esempio concreto: partiamo dall’ipotesi del ricorso all’ospedale pubblico. In questo caso, si dovrà sostenere il prezzo del ticket, che dovrà essere pagato per ogni tentativo di fecondazione, dunque in media almeno tre tentativi. Questo comporta un esborso di circa 1.500 euro circa, se si procede per i pubblici servizi. L’alternativa in questione, evidentemente più economica, comporta però una conseguenza negativa: i tempi di attesa, che variano tra gli 8 e i 12 mesi. I costi lievitano sensibilmente qualora si ricorresse a una clinica privata. Si oscilla, infatti, tra i 3.000 e i 5.000 euro, comprensivi di tutti gli esami necessari alla procedura, dei diversi tentativi di fecondazione assistita e della successiva supervisione medica sui progressi della gravidanza, ove si verificasse l’attecchimento del gamete. In questa ipotesi, i tempi di attesa si riducono drasticamente, potendo fissare un appuntamento direttamente presso la clinica.

Questo è il quadro generale, fatto di dubbi (tanti) e certezze (poche). Un quadro variabile, che sarà sicuramente oggetto di ulteriori rimaneggiamenti: ci si augura che si dica qualcosa in più, ad esempio, sui diritti del nascituro che, tra colpi di sentenze, diatribe in aula e polemiche sui giornali, continua a essere il vero grande dimenticato.

 

 

 

 

About Maura Corrado

Maura Corrado
Nata e cresciuta in un paesino in provincia di Lecce, nel meraviglioso Salento, dopo gli studi classici si laurea in giurisprudenza, ma la passione per la scrittura non mi ha mai abbandonata. Ha scritto per periodici e quotidiani locali, coltivando il sogno di una carriera in ambito giornalistico. Il 2011 è l’anno della svolta: si classifica al primo posto nel concorso di scrittura Lo scrivo io, organizzato da La Gazzetta del Mezzogiorno e nel luglio di quello stesso anno consegue il tesserino da giornalista pubblicista. Lo stage presso la casa editrice giuridica “Giuffrè Editore”, le permette di unire gli studi giuridici con l’amore per la scrittura e di apprendere nuove competenze nell’abito dell’editing. A luglio 2014, l’incontro con Il Font e la nascita di una collaborazione feconda.

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