
Nuove droghe: quali sono, come e perché ‘seducono’ i giovani
Parlare di ‘nuove droghe‘ implica, più o meno, mettersi nei panni del mitico Sisifo, punito da Zeus e costretto a spingere un masso dalla base alla cima di un monte, ma ogni volta che avesse raggiunto la cima, il masso poi sarebbe rotolato nuovamente alla base del monte per l’eternità.
Ecco, siamo in queste condizioni: ogni volta che una sostanza viene rilevata e messa fuori legge, ne possono comparire altre, sintetizzate da laboratori clandestini, che prendono il suo posto.
Basta cambiare qualche piccola molecola, e la sostanza non è più tabellata come stupefacente e quindi, tecnicamente, il suo smercio è perfettamente legale.
Così in questi anni stiamo assistendo alla comparsa di un numero inverosimile di ‘nuove’ sostanze: alcune anche fatte ‘in casa’.
Ma quali sono queste nuove droghe? Sono esclusivamente sostanze stupefacenti? E, infine, sono cambiati i paradigmi che regolano questo mondo?
Quali sono le nuove droghe?
“Probabilmente avete sentito parlare della droga ‘cannibale’, della droga degli ‘zombie’, meno nota magari è quella ‘della pazzia’ e ancora meno nota è quella ‘della crisi’, la Sisa, diffusa anni fa in Grecia e composta da acido di batterie, sale, shampoo, olio motore, il tutto iniettato in vena con gli effetti che potete immaginare. Ma basta sfogliare l’elenco dei sequestri di sostanze per mettersi le mani nei capelli: catinoni sintetici, oppioidi sintetici, cannabinoidi sintetici, indolalchilamine, aricicloesilamine, fenetilamine, benzodiazepine, piante, arilalchilamine, piperazine, pirrolidine: l’elenco potrebbe essere ancora più lungo”, commenta Giorgio Ricci, direttore del Centro Antiveleni Aoui Verona.
Fentanyl
“Una delle sostanze più pericolose che si va diffondendo in questi mesi è il fentanyl e le molecole da esso derivate, i fentanili sintetici. I fentanili e i nuovi oppioidi di sintesi (come l’isotonitazene) condividono con oppioidi e oppiacei classici (eroina, morfina, etc.) il meccanismo d’azione ma sono molto più potenti, con un rapporto di circa 100 a 1. Sono utilizzati spesso per adulterare l’eroina presente nei comuni mercati di spaccio, ma sono anche stati rintracciati in compresse vendute come contenenti ossicodone (un antidolorifico oppiaceo) o benzodiazepine (sostanze ansiolitiche). L’overdose da fentanili e nuovi oppiacei compare molto più rapidamente, a dosi inferiori rispetto agli altri oppiacei ed è di più difficile risoluzione anche con l’antidoto specifico, il naloxone”, spiega l’esperto.
Cocaina rosa
La chiamano ‘cocaina rosa’ anche se con la polvere bianca ha poco a che fare. La nuova sostanza stupefacente, infatti, solitamente è una fenetilamina di laboratorio (2C-B), ma non mancano casi in cui ad altre sostanze psicoattive in polvere si aggiunge colorante alimentare rosa.
“Si ‘sniffa’ come la cocaina, ma di quest’ultima sostanza difficilmente c’è traccia. È una droga per consumatori facoltosi: un grammo può arrivare a costare fino a 400 euro e per questo è diventata tristemente uno status symbol. È una delle sostanze più utilizzate in questo momento e ha degli effetti devastanti per il modo in cui si assume ha una precoce attività sul cervello, ossia crea immediatamente una sensazione di ‘piacere’, e si elimina altrettanto velocemente. Ma come tutte le sostanze stupefacenti può portare a dipendenza e stati psicotici“, spiega Antonio Bolognese, responsabile scientifico della Commissione per lo studio e la prevenzione delle dipendenze dell’Ordine dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Roma.

Riconnettersi a se stessi: i benefici dei massaggi per il benessere
Quasi senza accorgercene, pratichiamo l'arte del massaggio quotidianamente. Basti pensare a quando avvertiamo un improvviso mal…Come avviene il primo contatto?

Riconnettersi a se stessi: i benefici dei massaggi per il benessere
“12 anni è l’età media in cui si verifica il primo contatto con le sostanze d’abuso. Dove? Tramite passaparola o davanti alle scuole. Il mercato delle sostanze stupefacenti è accessibile sia per costi che per logistica anche per le fasce giovanili: se provate a digitare ‘buy cocaine’ o ‘buy spice smoke’ su internet, avrete solo l’imbarazzo della scelta: centinaia di migliaia di siti a disposizione dell’adolescente, con il vantaggio del più completo anonimato. Oggi anche una mini-dose di eroina costa niente, 5 euro, la paghetta di un bambino”, incalza Ricci.
Sappiamo dai dati diffusi quest’anno dal Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia, che quasi 960mila giovani tra i 15 e i 19 anni, il 39% della popolazione studentesca, cioè quattro studenti su dieci, hanno assunto nella loro vita almeno una volta una sostanza psicoattiva illegale e oltre 680mila (più di un quarto della popolazione studentesca) lo hanno fatto nel corso dell’ultimo anno.
Una macabra novità: il kit del suicidio
“Il ‘kit del suicidio’ è una perversa proposta, che è stata promossa sui blog e nelle chat room di Internet. Si tratta di un pacchetto venduto in origine in Canada e composto da una sostanza a base di nitrati o nitriti, associata a compresse, come la metoclopramide e gli inibitori di pompa protonica, utilizzati allo scopo di non far vomitare i nitriti vanificandone lo scopo suicidario. Dal 2016, la sostanza è stata utilizzata in 173 esposizioni documentate a livello statunitense”, spiega Ricci.
“La sintomatologia più tipica è caratterizzata da nausea, vomito, vertigini, cianosi, ipotermia, ipotensione e shock. L’esposizione a basse dosi di nitriti non è nociva e non determina sintomi di alcun genere. Per contro, quando assunti in forti dosaggi, i nitriti possono risultare fatali. La dose letale in un adulto è indicativamente di 2,5 g (meno della metà di un cucchiaino da the). A causa della sua disponibilità, preparazione, non rilevabilità, velocità, sicurezza e conservazione, si è ‘affermato’ come un metodo di suicidio sicuro e (quasi) indolore“, aggiunge Ricci.
In Italia, tale fenomeno sta prendendo piede. Sono stati segnalati 5 casi di morte correlata alla sostanza. Nel caso giunto all’osservazione del Centro Antiveleni di Verona, il rapido riconoscimento dei sintomi correlati all’ingestione ha portato alla somministrazione dell’antidoto specifico in tempi rapidissimi, riuscendo così a evitare il decesso.
Queste nuove droghe si assumono per gli stessi motivi del passato? O qualcosa è cambiato?
Chi ha una certa età ricorda sicuramente i figli dei fiori e la cultura degli anni sessanta-settanta. Periodo affascinante per molti versi, ricco di fermenti culturali, periodo in cui gli stupefacenti facilitavano, a detta di chi li utilizzava, la creatività e la possibilità di esprimersi, creando esperienze visive, uditive ed allucinatorie che deformavano la realtà fino a trasfigurarla se non a trascenderla.
Si dipingeva, si componeva musica sotto l’effetto della droga, ma soprattutto si assumevano sostanze anche per rimarcare la propria distanza da una società in cui non ci si riconosceva, che si rifiutava in parte o in toto.
Si prendevano le distanze da aspetti socioculturali che non si condividevano (si pensi alla guerra del Vietnam).
“Ora accade esattamente il contrario: la ricerca disperata dell’omologazione, del sentirsi parte di un gruppo che condivide finalità ed ideali, passa quasi esclusivamente attraverso l’uso di sostanze stupefacenti. Non si assume la droga per allontanarsi dalla società, ma per reinserirsi a pieno titolo in una comunità da cui ci si sente emarginati. Il tempo del consumo è tipicamente la notte, inteso come ‘luogo altro’ diversificato dalla quotidianità. Ci si cala in una ritualità ben definita. Però ogni rito deve essere reversibile, ancorché separato dalla quotidianità. Il rito quindi non è incentrato sulla assunzione della sostanza, ma la sostanza viene assunta in funzione del rito. La logica conclusione è che occorre cercare sempre nuove sostanze perché sempre nuovi sono i riti celebrati: oggi abbiamo ideologizzato e mitizzato i rave party e gli sballi collettivi“, afferma Ricci.
Le New Addiction: tra social e dipendenze tecnologiche
Nel panorama contemporaneo, i rapidissimi cambiamenti degli stili di vita, l’esiguità e la fluidità delle relazioni, la precarietà del mondo sociale e dei modelli culturali vigenti, hanno determinato nuove forme di disagio psicologico direttamente correlate ai nuovi strumenti di comunicazione.
L’osservazione di tali fenomeni, ha permesso di introdurre un nuovo quadro di dipendenze patologiche comportamentali definite New Addiction, fra cui le dipendenze tecnologiche trovano posto.
“Le New Addiction determinano una compromissione della vita dell’individuo nelle dimensioni sociale, relazionale, famigliare, economica e lavorativa. Si manifestano in modalità differenti in base allo specifico oggetto di dipendenza, pur condividendo caratteristiche psicopatologiche e sintomi comuni fra loro e con le dipendenze da sostanza, tolleranza, astinenza, investimento di tempo sempre maggiore nelle attività additive, interruzione delle normali attività a favore dei comportamenti di dipendenza, conflitti intra-psichici e con gli altri, ricaduta e craving (desiderio incontrollabile)”, aggiunge l’esperto.
Giovani: attenzione a non cadere in trappola
“Il ‘semplice’ contrasto della dipendenza non ha molto senso. Un atteggiamento esclusivamente repressivo non può che portare a crisi che possono sfociare nell’esatto opposto dell’effetto voluto, ‘sfidando’ il giovane ad assumere sostanze per puro spirito di ribellione. È necessario affrontare tutte quelle situazioni, eventi, e condizioni che hanno determinato l’insorgere della dipendenza. Se da un lato è vero che mancanza di sostegno da parte dei caregivers o una relazione conflittuale con essi, la presenza di tratti di personalità quali impulsività e ricerca della sensazione, condizioni di svantaggio sociale, economico e culturale, possono spingere il soggetto verso una condizione di dipendenza patologica, dall’altro lato è importante osservare come i fattori di protezione aumentino la resistenza e la resilienza, e siano in grado di ridurre, compensare e neutralizzare i fattori di rischio”, spiega Ricci.
“Più che spot che invitano i giovani a ‘non drogarsi perché fa male’, che personalmente considero totalmente inutili e fuorvianti, occorre agire nelle famiglie e nel tessuto sociale amplificando soprattutto l’ascolto del disagio giovanile“, conclude l’esperto.
Prestare attenzione, quindi, al giudizio a priori ed evitare, in ultima analisi, di delegare ad altri, che siano l’esperto di turno, il legislatore o chiunque altro, il fondamentale diritto all’ascolto degli adolescenti, dei nostri ed altrui figli.
Copertina Foto di MART PRODUCTION: https://www.pexels.com/it-it/foto/persona-dipendenza-tablet-compressa-7230348/
Foto di Max Fischer: https://www.pexels.com/it-it/foto/uomo-in-pantaloni-grigi-che-tiene-zaino-nero-e-grigio-che-cammina-sul-percorso-di-cemento-grigio-5212665/
Foto di MART PRODUCTION: https://www.pexels.com/it-it/foto/uomo-mano-scuro-dipendenza-7231417/




