
Obesità: tra nuovi farmaci e prevenzione per scongiurare questa ‘epidemia’
L’obesità incide profondamente sullo stato di salute poiché si accompagna a importanti malattie e condizioni morbose che, in varia misura, peggiorano la qualità di vita e ne riducono la durata.
Attualmente, si calcola che nel mondo le persone obese o in sovrappeso siano un miliardo, con proiezioni allarmanti che suggeriscono come, entro il 2035, metà della popolazione mondiale potrebbe soffrire di questa condizione che sta assumendo i caratteri di una vera e propria epidemia.
Con conseguenze devastanti: ogni anno 2,8 milioni di persone muoiono per complicanze legate all’obesità, tra cui malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, alcuni tumori, problemi ortopedici, respiratori e infertilità.
In Italia i numeri sono in aumento, con l’11,5% di persone colpite, circa 6 milioni. Se si aggiungono le persone in sovrappeso, si arriva quasi a metà della popolazione: si tratta quindi di un enorme problema di salute pubblica.
Anche dal punto di vista economico, oltre che sociale, la ricaduta è impressionante. I costi totali associati all’obesità, infatti, ammontano a circa 13,34 miliardi di euro, equivalenti allo 0,8% del PIL, e comprendono sia spese sanitarie dirette (59%) sia costi indiretti legati alla perdita di produttività e assenteismo (41%).
Nuovi farmaci per il trattamento dell’obesità
“I farmaci innovativi contro l’obesità offrono grandi benefici, anche se i costi attuali restano significativi e non ancora coperti dal Servizio Sanitario Nazionale. La prescrivibilità in regime privatistico aumenta il rischio di un uso non propriamente adeguato, legato più a motivi di estetica che di patologia. Inoltre, è necessaria una maggiore disponibilità di questi farmaci”, evidenzia il Prof. Luca Busetto, Past President SIO, Professore Associato Medicina Interna, Università di Padova, Dip. Medicina DIMED, Centro per lo Studio e il Trattamento Integrato dell’Obesità, Azienda Ospedaliera di Padova.
“È pertanto auspicabile una politica di rimborso almeno parziale indirizzato ai soggetti che hanno un maggiore rischio per la salute: chi abbia già avuto un evento cardiovascolare, i pazienti con scompenso cardiaco, quelli con prediabete e con apnee notturne sono le popolazioni indicate dalla letteratura scientifica come meritevoli di una priorità“, aggiunge Busetto.
Tirzepatide
“Con Tirzepatide si apre una nuova e straordinaria opportunità. Tirzepatide rappresenta un’innovazione farmacologica per la sua natura duale che permette a una singola molecola di agire su due recettori, GIP e GLP-1, riducendo il senso di fame e favorendo la perdita di peso“, sottolinea il Prof. Paolo Sbraccia, Professore Ordinario Medicina Interna, Dip. Medicina dei Sistemi, Università Tor Vergata, Direttore UOC Medicina Interna e Centro Medico dell’Obesità, Policlinico Tor Vergata.
“Nello studio clinico di fase 3 SURMOUNT-1, il farmaco, in aggiunta alla dieta e all’esercizio fisico, ha dimostrato con il primo dosaggio di mantenimento di 5 mg (raggiunto dopo 4 settimane di trattamento) una riduzione del peso del 16% alla 72° settimana. Inoltre, con la dose di mantenimento massima di 15 mg, tirzepatide ha dimostrato una perdita di peso senza precedenti del 22,5%. Oltre alla riduzione del peso, questo farmaco offre benefici su pressione arteriosa, trigliceridi e altri fattori di rischio cardiovascolare. È indicato per tutti i pazienti con un indice di massa corporea (BMI) superiore a 30, ma anche per le persone in sovrappeso, con un indice tra 27 e 29, o con un’altra complicanza dell’obesità, tipo l’ipertensione, i trigliceridi elevati, la sindrome delle apnee notturne”, aggiunge Sbraccia.

Presbiopia: occhiali e chirurgia refrattiva non sono l’unica soluzione
Gli oggetti ravvicinati cominciano a sembrare sfocati e per vedere nitidamente ciò che stai leggendo devi…Consigli utili per contrastare l’obesità

Presbiopia: occhiali e chirurgia refrattiva non sono l’unica soluzione
L’alimentazione e lo stile di vita rappresentano i cardini da cui partire per scongiurare l’evolversi di patologie dismetaboliche.
“Prima di tutto si deve partire da un’alimentazione corretta, possibilmente ispirata dalla dieta mediterranea. In secondo luogo, si deve combattere la sedentarietà con un’attività fisica continuativa. Si devono evitare fumo e alcol. La prevenzione, inoltre, deve essere sistematica e partire sin dalla scuola primaria, dove devono essere strutturati programmi educativi, ore di educazioni fisica, pasti sani. Lanciamo poi un appello a chi abbia familiarità con l’obesità o con queste patologie, invitando a effettuare controlli periodici della pressione arteriosa, degli indici glicemici, dei valori lipidici”, Presidente CLEO e Direttore Struttura Complessa di Gastroenterologia e Endoscopia Digestiva dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico di Foggia.
Dato il carattere multifattoriale dell’obesità, servono team multiprofessionali e mulitidisciplinari, che includano figure centrali come il dietista, l’infermiere e lo psicologo.
Nel caso dei grandi obesi in particolare (BMI maggiore di 40) è essenziale il supporto psicologico. Basti pensare, per fare un esempio, alla questione del body shaming (letteralmente la discriminazione per l’aspetto fisico) che può portare una persona a non uscire di casa, aumentando significativamente la sedentarietà.
Dati allarmanti: cresce l’obesità adolescenziale e infantile
L’approccio preventivo deve andare nella direzione della early intervention (intervento precoce), che parta dall’educazione del bambino a scuola, all’attività fisica.
“Dobbiamo assolutamente intervenire, visto il preoccupante aumento dell’obesità infantile e adolescenziale. Chi è obeso in età scolare, purtroppo, con grande probabilità, lo rimarrà nell’età adulta con un rischio cardiovascolare aumentato. Indispensabile, poi, è considerare l’obesità come una malattia cronica, inserendola nei Lea (livelli essenziali di assistenza) come oggi non è”, spiega il professor Pasquale Perrone Filardi, Presidente della Società Italiana di Cardiologia.
I bambini, quindi, rappresentano la chiave per vincere questa lotta. È molto più semplice intervenire nelle scuole con campagne ad hoc per insegnare ai giovani corretti stili di vita, soprattutto in termini di alimentazione, che ‘curare’ adulti che convivono da anni con l’obesità.
Potrebbero, inoltre, essere utili programmi televisivi per divulgare aspetti importanti della Sanità, come in questo caso. Spiegare a un bambino che una lattina di Coca Cola contiene il corrispettivo di 10 bustine di zucchero può permettergli di fare scelte ponderate in ambito alimentare.
Il ruolo strategico del medico di famiglia
Prevalenza e incidenza dell’obesità attribuiscono al Medico di Medicina Generale un ruolo fondamentale, visto l’elevato numero di pazienti che giunge alla sua attenzione.
“Ogni Medico Medicina Generale ha in carico in media circa 600 persone con un problema di eccesso di peso di cui circa 150 con obesità e 500 in sovrappeso. Il nostro compito è anzitutto quello di contenere il problema obesità attraverso la prevenzione primaria e poi di intercettare questi pazienti, per coinvolgerli in un percorso di diagnosi e cura personalizzato (che tenga conto cioè della situazione clinica di ciascuno di essi), ma soprattutto continuativo, (trattandosi di una patologia cronica) e multiprofessionale (trattandosi di una patologia complessa)”, sottolinea Gerardo Medea, Consigliere nazionale SIMG.
“Alla auspicata presa in carico di questi pazienti si aggiunge oggi la disponibilità di farmaci innovativi, come tirzepatide, per il trattamento dell’obesità, efficaci e sicuri, prescrivibili anche dai medici di famiglia. Questo richiede una robusta attività di formazione dei medici di medicina generale affinché essi acquisiscano le competenze per poterli consigliare e prescrivere“, conclude Medea.
Copertina Foto di Towfiqu barbhuiya: https://www.pexels.com/it-it/foto/persona-pancia-pancetta-gonfio-11773868/
Foto di SHVETS production: https://www.pexels.com/it-it/foto/moda-donne-modello-giovane-6975319/




