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Tutto con un’app, un oculista nel quarto mondo

Tutto con un’app, un oculista nel quarto mondo

Molti sognano di poter fare qualunque cosa con un’app: tutto, con il proprio smartphone. Oggi un telefono cellulare attuale può fare le veci di un oculista, dando luogo a diagnosi accurate tanto quanto quelle attuate in un ambulatorio. Non è il futuro, è oggi, perché la London School of Hygiene and Tropical Medicine ha creato un’applicazione dedicata, chiamata Peek, che significa “sbirciare” o “sbirciata”. Molti si chiederanno perché rinunciare al faccia a faccia con il proprio oculista di fiducia e metteranno in dubbio la precisione di un esame fatto con un telefonino. Ma…attenzione: le azioni della scuola londinese si rivolgono a coloro che intorno al mondo non possono usufruire di cure primarie “tradizionali”. Sul pianeta 285 milioni di persone hanno problemi alla vista e l’80% soffre di patologie che con cure adeguate potrebbero essere prevenute o eliminate. Una ricerca in questo senso si è svolta in Kenya e ha interessato 233 individui. Pubblica lo studio la rivista Jama Ophtalmology. I finanziamenti per creare questo interessante strumento sono stati trovati in rete, mediante il crowdfunding (finanziamento collettivo, ndr). Ma come funziona? Compaiono sullo schermo lettere dell’alfabeto sempre più piccole. L’app può essere abbinata a un dispositivo che costa 420 euro, che utilizza il flash e la videocamera dello smartphone per cercare la cataratta. Costoso? Non quanto il dispositivo tradizionale, che costa 140mila euro. Ecco una modalità di accesso alle cure oculistiche, nei luoghi del mondo a basso reddito.

 

About Isabella Lopardi

Isabella Lopardi
Isabella Lopardi ha lavorato come giornalista, traduttrice, correttrice di bozze, redattrice editoriale, editrice, libraia. Ha viaggiato e vissuto a L'Aquila, Roma, Milano. Ha una laurea magistrale con lode in Management e comunicazione d'impresa, è pubblicista e redattore editoriale. E' preside del corso di giornalismo della Pareto University.

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