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Bruxismo e serramento dentale. Parte prima

Il bruxismo è una parafunzione che consiste nel serrare e/o digrignare i denti. Le parafunzioni sono attività orali non finalizzate ad uno scopo ed estranee alle normali funzioni del sistema occluso-masticatorio (deglutizione, fonazione, masticazione).
Rientrano tra le parafunzioni, ad esempio,mordersi le labbra e/o le guance, spingere la lingua contro i denti, succhiare le dita e l’onicofagia (fenomeni per altro spesso associati al bruxismo).
Le parafunzioni possono provocare, nel tempo, un sovraccarico funzionale a carico dell’apparato stomatognatico (con effetti destruenti su denti, parodonto, ricostruzioni protesiche o implantoprotesiche ed articolazioni temporomandibolari), cefalee e dolori muscolari.
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Il bruxismo notturno, in particolare, è un frequente disturbo che causa al risveglio cefalea e dolori artro-muscolari estremamente fastidiosi, oltreché un’aumentata abrasione e sensibilità dentaria. Il bruxismo può essere classificato in base al tipo di movimento (serramento o digrignamento) ed al periodo della giornata in cui si manifesta. Se il paziente ha l’abitudine di serrare i denti si parla di bruxismo statico (clenching): è una parafunzione che si verifica più frequentemente di giorno, con il paziente spesso consapevole di serrare i denti. Se il paziente digrigna i denti si parla di bruxismo dinamico (grinding): è una parafunzione che si verifica più frequentemente di notte, quando il paziente è inconsapevole di digrignare i denti.

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L’eziologia (origine) del bruxismo notturno è incerta ed attualmente viene ritenuta multifattoriale.
La teoria occlusale sostiene che le interferenze occlusali, stimolando i meccanocettori parodontali,provocano movimenti mandibolari finalizzati ad eliminare le interferenze occlusali: è come se il soggetto si auto-limasse i denti.
Alcune teorie collegano il bruxismo notturno alla presenza di carenze nutrizionali, squilibri enzimatici, disturbi del sistema endocrino ed allergie. Anche l’ereditarietà riveste un ruolo importante: è frequente che un bruxista abbia un genitore bruxomane. Si è pure visto che i gemelli omozigoti presentano spesso faccette di usura simili, rispetto ai gemelli dizigoti. Studi su animali ela misurazione delle concentrazioni urinarie delle catecolamine (epinefrina e dopamina) dimostrano che un elevato livello di stress, ansia, ostilità ed iperattività, può generare fenomeni di bruxismo
Un’alta percentuale (69%) di soggetti presenta disagi legati a condizioni croniche di ansia e di stress. Inoltre i soggetti bruxisti mostrano maggiore timidezza, insicurezza e minori capacità di esprimere i propri sentimenti rispetto ai soggetti non bruxisti; anche l’aggressività tipica dei soggetti che contengono e reprimono ogni forma di ostilità, è stata correlata al bruxismo. In effetti, tutte le parafunzioni possono essere considerate come vere e proprie valvole di sfogo correlate allo stress, che si esprimono nell’organo masticatorio. Quindi il bruxismo può rappresentare un modo per ridurre lo stress, tanto è vero che nei periodi di maggiore serenità, questo fenomeno tende a diminuire.
Disturbi del sistema di neurotrasmissione dopaminergica centrale e la dipendenza dalle anfetamine (sostanze che incrementano la concentrazione di dopamina facilitandone il rilascio) e possono provocare l’insorgenza del bruxismo. Nei fumatori si è riscontrato bruxismo con una frequenza cinque volte maggiore rispetto ai non fumatori (probabilmente perché la nicotina stimola l’attività centrale dopaminergica), così come nei tossicodipendenti ed in chi consuma eccesive quantità di alcool e caffeina.

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La diagnosi di bruxismo non sempre è agevole, perché si tratta spesso di un’attività di cui generalmente il paziente è inconsapevole. Possono contribuire alla sua intercettazione ed identificazione un’accurata raccolta della storia clinica e delle abitudini del soggetto, il racconto di familiari o compagni del paziente che testimonino attività motorie orali durante il sonno, l’identificazione di segni oggettivi di sovraccarico occlusale come estesa usura dentaria, impronte dentali del margine linguale. Inoltre è spesso presente dolenzia alla palpazione dei muscoli masticatori (temporale e massetere su tutti) e cefalea. Tuttavia una diagnosi più accurata dovrebbe prevedere una polisonnografia con registrazione elettromiografica dei muscoli masticatori e registrazione audio-visiva del sonno. Oggi, in base a studi polisonnografici, questo disturbo viene considerato un fenomeno associato ad uno “sleep arousal response” (un’improvvisa attivazione del sistema nervoso centrale durante il sonno), che si verifica durante il passaggio a fasi di sonno di differente profondità.

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Dott. Giuseppe Stefanelli. Odontoiatria sistemica

info@osstefanelli.com

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