Home / Benessere / La felicità è una scienza: il modello bio-psico-sociale
La felicità è una scienza: il modello bio-psico-sociale

La felicità è una scienza: il modello bio-psico-sociale

Il benessere psicologico deve essere considerato come uno stato nel quale l’individuo è in grado di sfruttare le sue capacità cognitive ed emozionali.

Questo per rispondere alle esigenze quotidiane della vita di ogni giorno, stabilire relazioni soddisfacenti e mature con gli altri, adattandosi costruttivamente alle condizioni esterne e ai conflitti interni.

L’obiettivo che le autrici si sono proposte nel libro “La felicità è una scienza e si può apprendere” (editore: FrancoAngeli, pp. 144,€ 20,00) è quello di promuovere un’idea più complessa e ampia di felicità, intesa come attenzione e cura quotidiana per il proprio benessere nel corpo, nella mente e nella sfera sociale.

Inoltre, è un libro interattivo, da “leggere con la matita in mano”.

Si propone di funzionare come una guida per praticare esercizi di psicologia positiva, volti a offrire consigli e suggerimenti sul come applicare concretamente, ogni giorno, pensieri e azioni in linea con il proprio percorso di benessere personale e professionale.

Il modello bio-psico-sociale

Il modello di riferimento della autrici per raggiungere la felicità è quello bio-psico-sociale.

Gli elementi di questo modello sono suggeriti dalle tre parti che compongono il relativo termine:

  • bio sta per biologico: tiene conto dei determinanti genetici e biologici della salute
  • psico sta per psicologico: riconosce l’influenza sulla salute della dimensione mentale, emozionale e spirituale e individua i determinanti che interessano questo ambito quali lo stress, gli stili di coping o fronteggiamento del malessere e le abilità comunicative
  • socio sta per sociale: questa dimensione riconosce l’influenza esercitata sulla salute da sistemi quali la famiglia e le relazioni, lo stato socioeconomico, l’accesso alle cure sanitarie, le usanze, i ruoli modellati dalla religione e dalla cultura.

Grazie a questo modello si è superata in modo definitivo la scissione mente-corpo come entità separate per arrivare a una versione integrata e armoniosa delle componenti in essere.

La promozione della salute mentale si svolge attraverso il rafforzamento delle singole persone, mediante interventi diretti a promuovere l’accettazione di sé, oltre che le capacità di affrontare e risolvere problemi, di definire e raggiungere obiettivi e di migliorare le abilità sociali.

La felicità e il benessere nel corpo. Il benessere biologico

Come spiega il modello bio-psico-sociale, tra i fattori principali nel determinare le caratteristiche e la qualità della vita umana ci sono il patrimonio genetico e l’ambiente all’interno del quale si è inseriti.

La ricerca genetica conferma questa stretta relazione tra la struttura mentale in dotazione dalla nascita e il contesto circostante, quindi gli stimoli a cui siamo sottoposti.

Sperimentare una soggettiva sensazione di benessere personale è strettamente correlato con le nostre sensazioni somatiche/fisiche.

Le sensazioni positive aumentano quando derivano da un corpo sano e dalla soddisfazione dei bisogni primari di base, quali la soddisfazione personale, la gratificazione lavorativa e la connessione con gli altri.

Emozioni e pensieri, derivanti da esperienze quotidiane che ci permettono di soddisfare i nostri bisogni psicologici di base, sono in grado di contrastare gli effetti dello stress e di aumentare il livello di benessere percepito.

Una situazione stressante, che sia qualcosa di ambientale, come una scadenza lavorativa incombente o psicologica, come la preoccupazione persistente di perdere un lavoro, può innescare una cascata di ormoni dello stress che producono cambiamenti fisiologici evidenti e invalidanti nel lungo termine.

La neuroplasticità

Per molto tempo la scienza ha sostenuto che i circuiti cerebrali fossero immutabili, tutti noi pensavamo: “io sono come sono, il mio carattere è così e non posso cambiare”.

Queste convinzioni però sono state superate dalla scoperta della “neuroplasticità” cioè la capacità che abbiamo di evolvere e modificare il nostro cervello lungo l’arco di tutta la nostra vita.

Se vogliamo, possiamo migliorare ogni singolo aspetto della nostra vita in ambito personale e professionale.

È fondamentale sottolineare l’importanza di non smettere mai di vivere in un ambiente arricchito con stimoli cognitivamente sfidanti e sociali, di apprendere, di fare esercizio fisico, di nutrirsi e dormire bene.

Il cervello ha bisogno di un allenamento costante.

Sappiamo che il cervello è attratto da informazioni negative quindi tenderemo a soffermarci maggiormente su quello che potrebbe non funzionare.

Ma oggi sappiamo anche che possiamo concentrarci volontariamente su ciò che c’è di positivo intorno a noi.

Con piccole attenzioni quotidiane possiamo attivare nel nostro corpo sempre di più una chimica del benessere (psicologico e fisico).

Allenando il cervello a vedere e valorizzare le cose positive, con il tempo, si potrà arrivare a vedere opportunità laddove prima eravamo in grado di riconoscere solo problemi.

Questo non significa che le emozioni spiacevoli vadano eliminate, al contrario vanno ascoltate e comprese, ma poi serve reagire, impegnandosi a ricercare nuovi atteggiamenti mentali che possano costruire, giorno dopo giorno, una nuova visione della nostra realtà.

Ricordiamoci che la nostra felicità per il 40% dipende da noi.

La felicità è una scienza: la formula del benessere

Un concetto chiave per la felicità e il benessere è che la nostra volontà conta.

Il benessere psicologico di una persona è dato dalla sommatoria:

  • della quota fissa personale (ovvero la genetica che predispone più o meno al buon umore, ai talenti e alle caratteristiche innate)
  • dalle circostanze della vita
  • dai fattori dipendenti direttamente dalla nostra volontà.

Secondo recenti studi psicologici la felicità è determinata:

  • per il 50% dal patrimonio genetico
  • per il 10% da circostanze esterne
  • e per il restante 40% dai nostri comportamenti intenzionali, dal nostro atteggiamento mentale e dalle azioni che compiamo.

La formula H (Felicità) = S (Genetica) + C (Circostanze) + V (Volontà) ricorda che noi possiamo aumentare, con dei metodi appurati scientificamente, il nostro senso di benessere e felicità lavorando proprio su quest’ultima parte.

La nostra mente cambia in risposta alle azioni e alle esperienze che viviamo, e che il cervello si modifica in base a ciò su cui si focalizza la nostra mente.

Ma ci sono altri vantaggi incredibili nel focalizzarci su ciò che c’è di positivo intorno a noi.

Gli studi e gli esperimenti, hanno scoperto che la scelta di adottare semplici abitudini quotidiane, volte al proprio benessere personale, possono aumentare il tono dell’umore, renderci più sereni, più sani, più produttivi e creativi al lavoro e più empatici con amici e familiari.

Se ogni giorno prendiamo l’abitudine di ripetere un comportamento positivo orientato all’allenamento del nostro benessere, questa ripetizione, grazie al principio della neuroplasticità, ci consente di riscrivere i collegamenti del nostro cervello.

I nostri comportamenti assumono grande importanza perché ogni singola esperienza concreta crea una traccia, si lega al cervello e diventa un nuovo schema di comportamento.

La felicità e il benessere nella mente. La psicologia positiva per la fioritura umana

Spesso non siamo abituati a riconoscere, curare e valorizzare quello che di bello possediamo.

Eppure ognuno di noi è portatore di grandi qualità come la perseveranza, l’entusiasmo, la capacità di auto-motivarsi, la saggezza, la precisione, la creatività.

Quello che spesso ci manca è la consapevolezza di essere portatori di alcune di queste risorse.

Non sappiamo riconoscerle e valorizzarle, né sappiamo trasformare i nostri punti di forza in antidoti che compensino i nostri punti deboli.

La psicologia positiva invece si occupa proprio di questo.

Questa disciplina effettua un vero e proprio cambiamento di prospettiva rispetto alla psicologia classica che privilegiava un approccio centrato prevalentemente sull’analisi dei deficit e delle patologie dell’individuo.

Passiamo dunque dal “cosa ti manca” al “che risorsa hai in più?”.

Questo passaggio non indifferente ha notevoli implicazioni nella vita delle persone.

Puntare sulle risorse e non sulle mancanze contribuisce a promuovere il benessere psicologico.

E soprattutto è una psicologia aperta a tutti coloro che stanno bene e vogliono stare ancora meglio.

La fioritura umana

C’è un termine che, più di altri, è rilevante per definire l’obiettivo finale della psicologia positiva per le persone: flourishing, ovvero, “fioritura”.

Con questo termine si intende considerare l’essere umano come un potenziale fiore che può sbocciare e fiorire, per esercitare al meglio le proprie potenzialità e raggiungere la massima espressione dei propri talenti e quindi di sé.

Le persone “fiorite” sembrano avere alti livelli di resilienza (anche di fronte alle situazioni più difficili), hanno chiari obiettivi di vita e si sentono molto efficaci nel raggiungerli, hanno un rapporto con l’ambiente e con il contesto sociale costruttivo e positivo, si assentano meno dal lavoro in condizioni di salute precarie.

In altre parole, queste persone funzionano al meglio fisicamente, mentalmente e socialmente.

Altri aspetti delle persone pienamente “fiorite” è che riescono a gestire e a integrare il proprio passato in modo funzionale (con la capacità di perdonare, ad esempio, o accettare alcune situazioni indesiderate), a gestire bene il presente e a proiettarsi positivamente nel futuro (con speranza, ottimismo).

Oltre a questo, un ruolo davvero prioritario è dato dalla capacità di provare emozioni positive ogni giorno.

La qualità della vita e il benessere vengono recentemente affrontati da una diversa prospettiva, più complessa, che si focalizza sugli indicatori soggettivi che superano i semplici indicatori usati fino ad oggi, come la salute fisica, il reddito, il ruolo professionale o sociale ricoperto.

È possibile rafforzare le risorse, le potenzialità e qualità positive possedute dalle persone, stimolandone un maggior utilizzo nella vita di tutti i giorni.

Le emozioni positive

Le emozioni positive come: gioia, gratitudine, serenità, interesse, speranza, orgoglio, divertimento, ispirazione, ammirazione e amore, hanno il potere di aumentare le nostre capacità non solo intellettuali, ma anche fisiche e sociali di base, permettendoci di costruire delle riserve utili nei momenti di minaccia o di opportunità.

Quando vengono sperimentate esse ampliano le potenzialità mentali, contribuiscono ad aumentare le risorse a lungo termine delle persone, fungono da segnale interno per farci avvicinare, esplorare l’ambiente e proseguire un’attività o un’esperienza piacevole.

Queste emozioni stimolano nel lungo termine risorse utili nella vita, migliorano la coordinazione, i sensi, stimolano la resilienza e migliorano le capacità di risoluzione dei problemi e l’apprendimento.

Oltre a questo, esse agiscono come antidoto contro lo stress fisico e l’ansia, e a loro volta migliorano la nostra concentrazione e la nostra abilità di funzionare ai massimi livelli.

La felicità e il benessere con gli altri. Il benessere sociale

Le relazioni hanno un peso davvero notevole nell’influenzare e condizionare lo sviluppo della nostra mente, non solo nella quantità delle relazioni, ma soprattutto nella qualità degli scambi che ogni persona ha con il proprio ambiente sociale.

Il benessere sociale consiste nella valutazione positiva delle proprie condizioni di vita e del proprio funzionamento nella società.

Per questo, sempre più ricerche concordano sull’importanza di relazioni positive per il benessere e la salute delle persone.

In ambito scientifico si parla già di una vera e propria componente sociale della salute, che riguarda diversi fattori che impattano sulla vita di ciascun individuo, come le nostre relazioni interpersonali, il sostegno della comunità di appartenenza, il modo in cui gli altri interagiscono con noi.

Se vogliamo migliorare la nostra vita sociale-relazionale possiamo imparare a prenderci cura di noi stessi e degli altri, oltre ad interagire in maniera adeguata, qualunque sia il contesto che consideriamo: la coppia, la famiglia, la scuola, l’ambito lavorativo.

La gentilezza migliora le relazioni

La psicologia positiva e le neuroscienze ci indicano una risorsa concreta e semplice che ci permette di allenare e promuovere il benessere: la gentilezza.

Praticare atti di gentilezza, sia in modo spontaneo che programmato, rende felici.

La gentilezza è una risorsa che produce enormi benefici psicologici e sociali, tra cui:

  • Permette di coltivare un’immagine positiva di sé.
  • Incrementa l’autostima.
  • Rappresenta un momento decisivo nel processo di crescita personale (soprattutto se diventa un’abitudine).
  • Incrementa le relazioni e le connessioni sociali, avviando un processo di scambio reciproco, consentendo di inserirsi in una rete di aiuto della quale si potrà beneficiare poi all’occorrenza.
  • Incrementa il senso di utilità personale, la soddisfazione percepita.
  • Permette di sperimentare emozioni piacevoli.
  • Stimola fiducia e speranza nella realtà, alimentando la convinzione che il gesto possa essere ripetuto da altri.
  • Permette di acquisire maggior consapevolezza di sé, dei propri talenti e delle proprie capacità di incidere nelle realtà degli altri

Atti casuali di gentilezza sono un modo semplice e soddisfacente per portare emozioni positive nella nostra vita.

I rapporti sociali e il nostro modo di comportarci con le altre persone condizionano i nostri vissuti.

Le ricerche hanno dimostrato, per esempio, che essere gentili genera esperienze di condivisione positive, non solo in chi dona, ma anche in chi riceve gentilezza, accrescendo l’autostima e le emozioni positive in entrambi.

Concretamente, aiutare gli altri aumenta la nostra felicità e ci fa sentire appagati, ancor più che ottenere o possedere beni materiali.

Questo vale sia quando si aiuta un collega, un amico o un vicino di casa una tantum, sia quando si offre sostegno volontario regolarmente.

Migliorare le capacità relazionali: l’ascolto attivo

Il benessere sociale è importante per la nostra salute.

Questo implica che dobbiamo impegnarci nel creare e mantenere le relazioni importanti, quelle che contano.

Come fare allora a incrementare la felicità nelle nostre relazioni?

Una tecnica d’aiuto è senza dubbio l’ascolto attivo.

Le persone amano sentirsi ascoltate e comprese davvero e saper ascoltare è considerata una buona abilità, oltre ad essere una capacità che migliora la qualità delle relazioni.

Se hai poca “predisposizione all’ascolto” questa tecnica potrà esserti utile per migliorare.

L’attività dell’ascolto non dovrebbe limitarsi allo stare in silenzio mentre la persona che abbiamo di fronte parla.

Ascoltare attivamente implica prestare attenzione sia al contenuto che alla forma del messaggio del nostro interlocutore.

L’ascolto attivo e l’empatia sono inoltre in stretta relazione tra loro.

Fare attenzione a quello che l’altra persona ci sta dicendo, ci permette allo stesso tempo di capire il messaggio dal suo punto di vista, non dal nostro.

In questo modo, stiamo mettendo in atto un atteggiamento empatico: siamo in grado di metterci nei panni dell’altro e di comprendere il processo che lo porta a pensare e a comportarsi in un certo modo, il suo modo.

Prova ad avviare una conversazione, senza che la tua comunicazione prenda il sopravvento.

Cerca il dialogo, non il monologo.

Benessere corpo-mente

Indubbiamente c’è una connessione tra la nostra mente e il nostro corpo.

Scegliere di promuovere il proprio benessere significa anche identificare quali sono gli “ingredienti” che ci fanno stare bene, perché per ciascuno di noi potrebbero essere differenti.

Di seguito una serie di elementi che la scienza ritiene importanti per mantenere un buon equilibrio di benessere mentale e fisico:

  • Attività manuali

Le attività pratiche rendono felice il nostro cervello.

Non c’è niente come la sensazione di realizzazione che il lavoro “manuale” può darci.

In effetti, i ricercatori ritengono che attività pratiche come realizzare piccoli oggetti artigianali, curare un orto, piegare il bucato, cucinare o lavorare a maglia possono effettivamente rendere più felice il nostro cervello.

Al contrario di quelli sedentari, i lavori manuali migliorano il benessere delle persone, ci aiutano ad alleviare notevolmente ansia e stress, a riconnetterci con l’ambiente e a ritrovare quella percezione sensoriale, capace di stimolare il cervello e renderlo più creativo.

  • Ambiente

Stare in mezzo alla natura stimola il cervello, rigenera i neuroni e ci rilassa.

La frequenza cardiaca, la pressione e il battito tendono a normalizzarsi.

Alcune molecole delle piante, chiamate fitoncidi, sembrano esercitare un’azione diretta sul sistema immunitario, così come il contatto di alcuni micro-organismi presenti nel terreno.

Anche la vista degli alberi e il paesaggio dal colore verde hanno un effetto benefico.

Le ricerche di neuroimmagine dicono che questo ha un effetto calmante per il nostro cervello.

Contemplare la natura rigenera risorse psicoemotive, perché si riduce l’attività della corteccia prefrontale, responsabile dell’attenzione, pianificazione e ragionamento.

  • Sonno

Lo sviluppo delle tecniche di neuroimmagine, negli ultimi decenni, ha dato sostegno a un ruolo importante del sonno nell’apprendimento e nella memoria.

L’effetto del sonno è importantissimo sul potenziamento di funzioni cognitive come apprendimento, concentrazione e attenzione, e sulla capacità di partecipare attivamente alla vita sociale.

Il riposo, inoltre, influisce sul mantenimento dell’equilibrio psicoemotivo della persona, stabilizzando il tono dell’umore, allentando le tensioni e riducendo i livelli di ansia e stress.

Prendersi cura del sonno significa avere riguardo nei confronti della propria salute psicofisica, ma anche della propria prospettiva di vita.

  • Musica

I ricercatori hanno scoperto che l’ascolto della canzone preferita attiva una regione responsabile della memoria e del consolidamento delle emozioni sociali.

Ascoltare e fare musica sviluppano lo scambio di informazioni tra i due emisferi del cervello.

  • Attività anaerobica

I ricercatori hanno dimostrato che è possibile rallentare l’invecchiamento cellulare di quasi 10 anni praticando sport.

Praticare circa 30/40 minuti al giorno di attività anaerobica (come camminare o andare in bicicletta), modifica la lunghezza dei telomeri: le regioni terminali dei cromosomi, atte a proteggere gli stessi dal deterioramento.

  • Tempo per se stessi e ozio

Concedersi un paio d’ore di inoperosità alla settimana non è tempo perso: serve a coltivare la creatività, ad allentare le tensioni e a essere più produttivi.

Anche la scienza lo conferma: interrompere il flusso di lavoro, prendersi delle pause aiuta a mettere in ordine le proprie idee, a sentirsi soddisfatti e a ritrovare la motivazione per continuare meglio.

 

 

About Redazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Translate »