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La “sindrome del Grinch” colpisce più di 1 italiano su 2

La “sindrome del Grinch” colpisce più di 1 italiano su 2

Le vie si vestono a festa, gli alberi si accendono e nei gruppi di messaggistica istantanea si parla solo dell’ennesima cena da organizzare: eccoli, sono loro quei segnali che indicano solo una cosa, il Natale sta arrivando.

Qualcuno storce il naso al solo pensiero di quella giornata e vorrebbe scappare in capo al mondo dall’Immacolata all’Epifania, altri tornano bambini e trasformano la casa in un luna park di luci, palline colorate e corone di aghi.

A Natale si formano due schieramenti: c’è chi lo ama (42%) e chi ha un po’ la sindrome del Grinch (58%), ma in fondo quasi tutti sono più stressati del solito.

Questo quanto emerge da una recente indagine che ha voluto indagare le sensazioni che le festività più vorticose del calendario generano nel cuore degli italiani e osservare come queste si siano modificate nel corso degli anni.

Sindrome del Grinch: ccco perché lo “stressometro” del 78% degli italiani impenna proprio a Natale

Quando i panettoni svettano fieri nei supermercati e le Christmas carols più famose risuonano in ogni dove, c’è un 42% degli italiani che diventa felice in modo contagioso: sono loro i veri amanti del Natale.

Poi ci sono quelli che “ci vediamo all’Epifania”, vuoi perché fanno parte degli indecisi che oltre alla lista dei regali hanno sempre appresso anche quella dei pro e dei contro delle festività (40%) o perché non riescono proprio a sopportare lo spirito natalizio che si respira in ogni angolo (18%).

A prescindere dallo schieramento cui si appartenga, quello che è certo è che questo momento dell’anno è una fonte di stress per il 78% degli italiani.

Ma quali sono le ragioni di questo malessere? Quali gli elementi che fanno scattare una sorta di “sindrome del Grinch”?

Dall’indagine emergono due macro categorie di stressor che accompagnano il Natale: da un lato un vissuto privato e connesso alla sfera familiare, dall’altro la vita professionale.

In questo periodo, infatti, quasi 2 italiani su 5 (39%) attribuiscono il malessere a una situazione familiare delicata che non permette loro di godere appieno delle feste e una percentuale simile (36%) soffre quei “parenti serpenti” con i quali è obbligato a condividere la stessa tavola.

In parallelo, anche l’avvicinarsi della fine dell’anno lavorativo genera ansia, tanto che il 39% degli intervistati lamenta una maggiore preoccupazione causata dai numerosi impegni sul luogo di lavoro, come bilanci, scadenze e pianificazioni per il nuovo anno.

Troppe persone e ansia da prestazione culinaria, quando i pranzi pesano anche sul benessere psicologico

Se le questioni familiari e il sovraccarico professionale turbavano il Bel Paese anche quando parole come “distanziamento sociale” e “assembramenti” non facevano parte del gergo comune, rispetto al 2019 è cresciuta la percentuale di chi si dichiara stressato dalla socialità allargata tipica delle feste.

Così, forse perché preoccupati da una nuova ondata pandemica (15%) o perché amanti di un Natale più intimo (25%), il turbinio di aperitivi pre-natalizi, cene aziendali e brindisi assieme ai compagni di palestra fa entrare in ansia il 36% degli italiani, il 16% in più rispetto al 2019.

Non solo, anche se quasi la metà degli intervistati (47%) si dica felice nel rivedere i propri cari in occasione delle festività, le abbuffate interminabili infastidiscono non solo la digestione, tanto che 1 italiano su 2 (49%) si siede a tavola sperando che il pranzo o il cenone di turno finisca presto.

Tra chi scalpita sulla sedia, c’è pure quel 10% che spera di eludere anche quest’anno tutte quelle domande scomode sulla propria vita sentimentale e un 5% che domanda ai commensali se le pietanze siano di loro gradimento, augurandosi che nessuno muova una critica.

Infatti, secondo lo studio sembra che lo chef dei pranzi di Natale viva una vera e propria ansia da prestazione, a tal punto che chi li apprezza lo fa solo perché non è lui il padrone di casa (15%) né il cuoco dell’occasione (20%).

La caccia all’outfit perfetto diverte, ma la metà degli italiani rimpiange il dress code della quarantena

Chi pensa che fare shopping e indossare una mise impeccabile possa in qualche modo rilassare gli italiani sbaglia: la sindrome del Grinch colpisce anche qui.

Se è vero che oltre la metà trova entusiasmante andare alla ricerca dell’outfit perfetto per gli appuntamenti mondani di dicembre, il vero sogno del cassetto dello Stivale è sfoggiare un look “da casa”.

A far gola non è tanto un completo elegante o un abito di lustrini e neanche quel maglione che fa subito di Natale, il dress code preferito da 1 italiano su 2 (49%) è quello che lo ha accompagnato durante tutta la quarantena: pantofole ai piedi, pigiama o tuta addosso e, soprattutto, nessuno pronto a elargire consigli stilistici non richiesti.

 

 

 

Immagine copertina di Julia Larson https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-in-giacca-nera-seduta-sul-divano-bianco-6113654/

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