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Anime ribelli nell’ultimo romanzo di Kent Haruf

Anime ribelli nell’ultimo romanzo di Kent Haruf

Nessuno meglio di Kent Haruf, in tempi relativamente recenti, ha potuto sperimentare in tutta la sua forza negativa l’idea che non si vive di sola scrittura, non si mantengono una moglie e dei figli pubblicando romanzi, ma bisogna relegare al ruolo di hobby questa pulsione a scrivere dedicandosi contemporaneamente alla ricerca del “pane quotidiano”.

Statunitense, originario del Colorado, ha svolto mansioni di ogni tipo nella sua vita, da bracciante agricolo a bibliotecario, da operaio edile a bidello, per poi ottenere incarichi da insegnante che gli hanno permesso di coltivare la sua passione.

Poco noto per i primi romanzi, Kent Haruf ha raggiunto il successo e la degna conclusione del suo percorso con la Trilogia della Pianura, tradotta in italiano per la NN Edizioni da Fabio Cremonesi.

Nell’ultima fase della sua vita, prima di morire il 30 novembre del 2014, lo scrittore si è freneticamente dedicato alla stesura del suo ultimo romanzo, “Le nostre anime di notte”.

Il sogno americano di Kent Haruf

Non pago di aver dato vita ad una società modellata sulla classe media americana, Kent Haruf ha creato una sua geografia, legando i suoi personaggi alla cittadina immaginaria di Holt, in Colorado.

E’ qui che si sviluppa la storia di Addie Moore e di Louis Waters, due vedovi non più giovani, entrambi malati di nostalgia e di solitudine, avvolti nella spirale della quotidianità che sembra aver tolto loro la curiosità per il vivere.

Addie, schiacciata dal ricordo di una figlia vittima di un incidente stradale, con un figlio lontano in crisi coniugale e un nipote di sei anni frastornato da quanto sta succedendo tra i suoi genitori, decide di infrangere tutti i tabù che ancora dilagano nella piccola e gretta provincia di cui Holt fa parte e invita Louis, suo vicino di casa, a trascorrere le notti da lei.

Non è una proposta provocatoria, non sottintende alcun secondo fine, né vuol essere una forzata e ridicola regressione ai tempi della gioventù, semplicemente è il desiderio di superare una solitudine che pesa meno se condivisa, raccontata e rielaborata.

Louis non ha esitazioni ad accettare la proposta e così comincia a trasferirsi a casa di Addie col suo pigiama e lo spazzolino da denti per trascorrere la notte con lei e ritornare a casa il mattino successivo.

Superato l’imbarazzo del primo momento, sintonizzati i pensieri e le aspettative, Addie e Louis si coricano insieme, si stringono le mani, si raccontano all’altro senza reticenze.

Nel loro delicato menage si inserisce improvvisamente Jamie, il nipotino, “parcheggiato” dalla nonna perché il padre non può prendersi cura di lui e deve risolvere i suoi problemi con la moglie.

I due anziani lo accolgono col calore proprio dei nonni, gli regalano un cane, cercano di distrarlo dalla sua sofferenza e consolarlo nei suoi pianti disperati che gli impediscono di prendere sonno.

E’ solo un bambino, Jamie, non può capire quanto accade intorno a lui, ma sente l’amore che nutrono Addie e Louis per lui e ritrova un suo momentaneo equilibrio.

L’idilliaca situazione creatasi a casa Moore non può reggere in un contesto come quello di Holt, dove malevole dicerie e pettegolezzi feroci si intrecciano alle spalle dei due protagonisti, tanto da arrivare ad Holly, la figlia di Louis, che come Gene,il figlio di Addie, non capisce, e nemmeno si sforza di farlo, la strana convivenza del genitore.

Non importa se Addie e Louis hanno maturato un rapporto di amore, che va ben oltre l’iniziale condivisione di sentimenti, la loro relazione non piace ai benpensanti, non piace ai figli, sembra andar bene solo a loro, ma la volontà di chi ha raggiunto i settant’anni pare non interessare a nessuno.

Sarà la casualità a decidere per loro, ad allontanarli forzatamente, su decisione altrui: ciò metterà a tacere i pettegolezzi ma non i sentimenti che albergano in loro, che continueranno ad avere forza e a tenerli legati, anche solo attraverso un telefono, capace di unire “due vecchi che parlano al buio”, come dice Addie, due anime di notte.

Kent Haruf ritorna ad Holt con passo leggero.

Il romanzo di Kent Haruf è una storia di parole, più che di fatti.

I due protagonisti agiscono nel parlato, le loro conversazioni notturne costituiscono l’ossatura della storia, a cui ciò che accade fa da contorno.

Lo scrittore ha scelto uno stile spoglio, ridotto all’osso, riportando le battute in un discorso diretto libero, senza segni di interpunzione, trasformando la narrazione in una cascata di parole.

Si è parlato di urgenza narrativa, a questo proposito, come se Kent Haruf avesse fretta di portare a termine il lavoro, temendo la morte incombente.

Di certo la lettura ne guadagna in empatia, trascinando il lettore nelle conversazioni, obbligandolo ad un’attenzione costante, favorita dalla leggerezza dello scrivere.

I giorni e soprattutto le notti scorrono velocemente, mentre le due anime costruiscono il loro modo di farsi compagnia e di sopravvivere alla critica che li circonda, consapevoli del diritto di scegliere come vivere a qualsiasi età.

Haruf è entrato con passo felpato nella loro vicenda, con la capacità di regalare ai lettori una perla di meta-letteratura, quando i suoi personaggi citano le opere da lui scritte precedentemente, giudicandole poco verosimili: un particolare che ai più sfugge, ma che rivela l’abilità di Kent Haruf e ci porta a comprendere una volta di più perché oggi è considerato uno dei più grandi scrittori americani.

Anime ribelli nell’ultimo romanzo di Kent Haruf

 

AUTORE : Kent Haruf

TITOLO : Le nostre anime di notte

EDITORE : NNE

PAGG. 172,  EURO 17,00

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo
Luisa Perlo, Critico Letterario

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