
Alessandro Mari, cosa resta del nostro passaggio quaggiù?
Alessandro Mari è narratore, performer e traduttore.
Così lo definisce il suo editore, racchiudendo in questa sintesi un lavoro cospicuo e ricco di sfaccettature.
Dai romanzi permeati di storia a quelli in cui ricerca un parallelismo tra presente e passato medievale, dal recupero del romanzo a puntate (ma in formato eBook) alla narrativa per ragazzi sino alla graphic novel, Alessandro Mari ha continuamente sperimentato con successo nuove forme narrative.
Il suo ultimo lavoro è “Qualcosa resta”, un romanzo in cui si vuole esorcizzare un tabù difficile da estirpare, quello della morte
La società moderna non ama parlarne, anzi, ne rifugge il più possibile.
Gli antichi ne erano meno spaventati di noi, sebbene meno capaci di combatterla e vincerla.
Il nostro volerla allontanare e quasi ignorare deriva forse dalla fiducia che abbiamo maturato nei secoli nei confronti delle cure, spesso risolutive.
A ciò si aggiunga il fatto che la religione non ha più un ruolo dominante nella vita di ognuno, sostituita dalla scienza e dalla razionalità.
Alessandro Mari sceglie invece di mettere proprio la morte al centro della sua storia, riuscendo a esorcizzarla e a parlarne con levità e ironia.
Aridosa, la città invisibile di Alessandro Mari
Inoltrandosi nel racconto di Alessandro Mari si viene catapultati tra le case e le strade della piccola città di Aridosa, così incredibile da sembrare vera.
Aridosa è frutto della fantasia dell’autore, non esiste sulle mappe geografiche e questo un po’ dispiace.
Sarebbe bello vivere in un posto così, dove le scelte che si vogliono fare al termine della propria esistenza vengono sempre rispettate.
Ad Aridosa vivono Ida, Adelio, Pedro e il cane Lobo, su cui si fonda l’intera vicenda.
Con loro sono in tutto milleventidue anime e circa cinquecento animali.
Ma erano solo Venti quando, molti anni prima, capitanati dalla Professora, ricostruirono un vecchio borgo dove si ritirarono a vivere per morire come volevano loro.
Eccola, la morte esorcizzata: se ne parla, la si sceglie, la si accetta e se ne sorride, accompagnati talora da una badante dai tratti magici, la colombiana Encarnaciòn.
Ad Aridosa si sono intrecciate le vite di Adelio con la sua osteria, sua sorella Ida, che ha fondato la clinica veterinaria del paese, e il suo compagno Pedro, figlio di Encarnaciòn, che lavora nel crematorio.
Nella bizzarra comunità di Aridosa tutti possiedono un animale domestico e Pedro non fa eccezione, fedelmente accompagnato dal suo cane Lobo.
E’ un accidente imprevedibile a scuotere la quiete di Aridosa: la morte di Ida a causa di un infarto, evento da cui si genera la narrazione stessa.

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In Lobo Pedro ha creduto a lungo di intravedere una facoltà quasi magica, quella di saper fiutare la morte e permettere quindi di evitarla.
La morte di Ida demolisce la sua convinzione e lo distrugge nel momento in cui si sente responsabile di averle rotto il cuore, decidendo di lasciarla.
Le due settimane trascorse da Ida in rianimazione, sempre vegliata da vicino e da lontano da Adelio e Pedro, hanno creato tra loro due un legame nuovo, una fratellanza speciale.
Ma Pedro è inquieto, profondamente turbato, non basta il supporto di Adelio a sollevarlo dal senso di colpa.
Così, dopo aver egli stesso cremato Ida, sparisce insieme a Lobo.
La morte di Ida è un lutto che va elaborato per poter essere accettato e tutta Aridosa si stringe intorno al fratello, ricordando Ida con una grande festa.
A Ida hanno voluto tutti bene e lei stessa ha lasciato dietro di sé una lunga scia di bene, evidente in tutti gli animali che ha curato o accompagnato alla morte con amore.
E’ il concetto di bene a generare il punto di svolta della vicenda: a salvare Pedro dalla disperazione si fa strada una nuova convinzione, che ribalta la precedente.
Lobo non fiuta la morte imminente, il suo sensibile naso rintraccia le scie del bene che chi muore lascia tra i vivi, a volte sparpagliandolo in tanti luoghi diversi.
L’importanza del ricordo per Alessandro Mari
Pedro individua in questa rivelazione una sorta di compito affidatogli dal destino.
Lascia così Aridosa e Adelio e si inoltra alla ricerca di tracce lasciate dal rumeno Radu che da lungo tempo vive ad Aridosa con la sua famiglia.
Alessandro Mari affida al suo protagonista errante il compito non facile di seguire il cammino di un uomo qualsiasi che ha però seminato del bene, qualcosa di buono.
Come lui tutti gli altri che Lobo sceglie e individua e non importa se la ricerca è lunga, costosa e spesso difficoltosa, perché il bene alla fine si trova.
Mentre Adelio ritorna alla sua vita quotidiana dopo aver scoperto e compreso sua sorella molto più di prima, Pedro vaga per l’Europa, con pochi soldi e grandi speranze.
Intanto ad Aridosa i vuoti determinati dalle perdite si riempiono a poco a poco grazie al positivo, al ricordo bello della vita vissuta da chi se n’è andato.
La scelta della Professora era stata anche questa, quella di creare una comunità dove i vecchi potessero morire serenamente e dove i giovani non si angustiassero per queste morti, sapendole naturali.
Alessandro Mari ha costruito questo non luogo rendendolo gioioso e non succube della paura del nulla.
“Ad Aridosa noi abbiamo sempre rispettato il desiderio di morire”, sostiene Adelio, capace di accettare ciò che il destino ha riservato a tutti loro, in particolare a Lobo e Pedro.
Sapere che il bene che è stato lasciato può essere rintracciato e raccontato induce a una scelta più radicale, quella di provare a dire ai vivi quelli che sono altruisticamente gli aspetti migliori della loro esistenza, senza aspettare che muoiano.
Ci vuole naso per rintracciarlo, ma il fiuto di Lobo è metafora di quello che tutti dovremmo provare a fare, abbandonando le paure e vivendo di più la nostra stessa vita.
TITOLO : Qualcosa resta
EDITORE : Feltrinelli
PAGG. 192 EURO 17,00 (versione eBook euro 9,99)





