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Lidia Ravera, anche la generazione del ’68 invecchia, ma con classe

Lidia Ravera, anche la generazione del ’68 invecchia, ma con classe

Era il 1976, il clamore delle rivolte giovanili anziché affievolirsi si stava alimentando di nuovo vigore, pronto ad una seconda nuova onda lunga che avrebbe coinvolto il mondo del lavoro e quello della scuola, quando venne pubblicato un romanzo dal titolo fortemente provocatorio, “Porci con le ali”.

Gli autori sembravano essere gli stessi protagonisti, Rocco ed Antonia, ma sotto questi pseudonimi  si celavano in realtà Lidia Ravera e Marco Lombardo Radice, entrambi destinati a far parlare a lungo di sé.

Come il romanzo, per altro: scritto con un linguaggio vicino al gergo giovanile che aveva pochi anni di vita, affrontava problemi osteggiati dai benpensanti del tempo, come ad esempio il sesso.

Fu un romanzo letto di nascosto dai genitori, nelle cui pagine si identificò una generazione di passaggio tra il vecchio e il nuovo, desiderosa di rivendicare per se stessa il diritto di essere libera e felice.

Sarebbe poi stato il futuro, inclemente come sempre è il tempo, a distruggere le illusioni facili di quegli anni e di quella generazione, capace di vivere con grande entusiasmo i cambiamenti in atto.

Lidia Ravera, quarant’anni dopo

Sono trascorsi quattro decenni da allora, Lidia Ravera è diventata una giornalista e scrittrice affermata, senza mai dimenticare le lotte giovanili, il contesto torinese in cui ebbe occasione di formarsi e di costruire un suo modello di donna libera da vincoli sociali e familiari, tanto forte da sapersi sottrarre senza esitazione, seppur con molta fatica e a caro prezzo, dalle imposizioni di un mondo maschile troppo maschilista.

Oggi, in quelle stesse librerie dove Rocco ed Antonia ancora ammiccano ai lettori che vogliano conoscere quel periodo pirotecnico, fa bella mostra di sè l’ultimo romanzo di Lidia Ravera, “Il terzo tempo”.

Sulla copertina un’immagine emblematica: è una foglia rossa come lo sono le foglie d’autunno, la stagione del declino, ma le sue venature la rendono simile a rosse labbra distese in un sorriso, simbolo di una felicità che il tempo non può scalfire.

Il senso della storia narrata dall’autrice è racchiuso qui: le stagioni della nostra esistenza sono scandite dal metronomo, nulla possiamo contro il loro succedersi inesorabile, viverle con angoscia o rifiuto non ci porta altro che male, riducendoci a ridicole maschere di noi stessi.

Se però il nostro “terzo tempo” viene vissuto con la pienezza delle forze fisiche e psicologiche che ci è concesso in sorte di avere, allora tutto cambia, perché noi viviamo profondamente ogni anno che passa, ogni ruga che si evidenzia, ogni grammo di esperienza e saggezza che ci è permesso acquisire.

Lidia Ravera non ha dubbi: la sua Antonia ha lasciato il posto a Costanza, la nuova protagonista, che è il suo prolungamento nel tempo, nome diverso voglia di vivere identica.

Un inesauribile ottimismo per la vita nelle pagine di Lidia Ravera

A Costanza l’autrice ha regalato una giovinezza assai simile a quella di Antonia, un’esperienza di Comune e le illusioni di essere capaci di cambiare il mondo.

La vita l’ha poi portata ad avere una brillante carriera universitaria, al termine della quale non si sente affatto svuotata o spenta: attendere il passare dei giorni con epica calma non fa per lei, donna di battaglie e di impegno continuo.

E’ il momento di sciogliere o riannodare fili, cosicchè Costanza lascia Dom, il suo compagno di una vita che non si staccherà mai realmente da lei, e cerca gli amici di un tempo, quelli che sono stai i compagni del passaggio dal primo al secondo tempo.

In realtà Costanza ha ereditato dal padre un importante immobile, un ex convento a Civita di Bagnoregio, di fronte alla cui imponenza elabora l’idea di trasformarlo in un luogo di raccolta per gli amici di allora, una sorta di ospizio-non-ospizio, dato che l’età da loro raggiunta non è ancora così avanzata.

La sua ricerca si trasforma in un viaggio reale attraverso l’Italia e in un altro simbolico attraverso il tempo, che lega il passato di allora al presente di adesso, quello di una donna che si sente viva e ricca di giorni ancora da spendere, che non ha paura della vecchiaia ma che ha capito perfettamente che la strategia migliore è accettarla e conviverci con serenità.

Costanza non ha solo certezze, i suoi dubbi la portano a cambiare più volte idea o programma, ma non si lascia abbattere da nulla, nemmeno da alcune delusioni maturate nel relazionarsi con ciò che sono diventati gli amici di un tempo.

Si cambia, e anche molto, una volta raggiunto il terzo tempo, ma Lidia Ravera non identifica con la delusione questa trasformazione, anzi, è l’aprirsi di nuove possibilità e mondi nei quali si cammina speditamente supportati dall’esperienza della vita vissuta.

I comprimari di Costanza, nel romanzo, vivono spesso la contraddittorietà tra il fare e il voler fare, tra i principi realizzati e quelli accantonati, ma non mancano mai di una visione ottimistica del futuro.

A Costanza, a Mauro, ad Anna l’esistenza ha riservato un destino molto differente, ma tutti hanno il desiderio di intrecciare i loro ricordi, di ritrovarsi amici come lo furono un tempo, ma soprattutto di continuare a vivere, anche se hanno di fronte a sé un futuro sicuramente più breve del passato.

Lidia Ravera dedica la sua storia a tutti coloro che hanno una naturale paura di invecchiare, com’è nell’ordine delle cose che sia, ma hanno anche voglia di scoprire e conoscere la vecchiaia come portatrice di qualcosa di nuovo, qualcosa per cui valga la pena svegliarsi ogni mattina e pensare “bene, io ci sono, sono pronta”.

E scusate se è poco.

Lidia Ravera, anche la generazione del ’68 invecchia, ma con classe

 

AUTORE : Lidia Ravera

TITOLO : Il Terzo Tempo

EDITORE: Bompiani

PAGG. 495,  EURO 19,00

 

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo, Critico Letterario

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