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Alessio Moa: una metafora sulla difficoltà di diventare adulti

Alessio Moa: una metafora sulla difficoltà di diventare adulti

Alessio Moa è lo pseudonimo di un autore che ha scelto di “sdoppiarsi” in relazione al tipo di scrittura da lui intrapreso, per far sì che la connotazione sia più marcata.

Alessio Moa, dunque, è anche un alter ego, la faccia nascosta di un uomo che ama le storie visionarie, la Storia di popoli agli albori delle loro civiltà, i misteri paradossali o paranormali che popolano le giornate dell’uomo comune, quando di comune, purtroppo o per fortuna, rimane ben poco.

Di sé ama parlare pubblicamente in modo sfrontato, “a chi lo accusa di tendere verso lo sdoppiamento e la schizofrenia ribatte che essere moltitudine è sicuramente preferibile a una mesta, noiosissima esistenza al singolare. Adora la narrativa d’anticipazione, il low fantasy, il romanzo d’avventura e quello storico, i retrogames, i film mattone, la notte, il vino, il sesso in (quasi) ogni sua forma e/o l’amore platonico”. Lo dice di se stesso e noi gli crediamo.

Alessio Moa, crescere attraverso il dolore

Anche nel suo romanzo breve, “L’estate interrotta”, il reale sfuma continuamente nel fantastico, oltrepassando la linea sottile di un cerchio magico per raccontare la vicenda di un adolescente desideroso di esperienze nuove da cui apprendere come diventare grandi (a differenza del suo più caro amico, che non vuole abbandonare l’abbraccio protettivo della prima adolescenza).

Non siamo di fronte ad un romanzo di formazione declinato in modo classico, perché Alessio, il giovane protagonista, attraversa un’esperienza del tutto anomala, che non si può pensare moltiplicata sui grandi numeri, a meno di spogliarla di tutti i suoi caratteri fantastici.

Non è certo il realismo ad attirare l’animo da scrittore dell’autore, quanto piuttosto il contesto del fantasy, dove è più facile entrare in un armadio e scoprire il mondo di Narnia piuttosto che accettare di vivere il presente con tutta la sua sofferenza.

Perché è proprio il dolore il motore primo di questa vicenda: a quattordici anni non si è pronti a separarsi per sempre dal proprio padre, a lasciarlo andare senza ribellarsi, senza sentirsi strappare dentro, senza chiedere spiegazioni che non si possono avere.

Ma questo è ciò che succede ad Alessio: un’estate piena di promesse, al termine di un brillante esame per il conseguimento del diploma di Scuola Media, si trasforma repentinamente in un’estate interrotta, spezzata dalla morte del padre che ha ceduto di fronte ad una malattia tanto rapida quanto devastante.

L’uomo che Alessio ha vegliato con la madre nei suoi ultimi giorni non aveva più a che fare con l’uomo abituato ad imporsi con severità sul figlio, a trasmettergli anche con eccessiva fermezza regole di vita adulta, ma il suo cambiamento ha portato il figlio a riavvicinarsi a lui anche fisicamente, a stargli vicino con più amore e meno timore.

La morte, si sa, non cede alle lusinghe delle formule magiche, dei riti propiziatori, delle illusioni infantili e persegue indisturbata il suo obiettivo.

Nel tempo dell’attesa e della speranza, Alessio ha conosciuto casualmente una ragazza, forse di un paio d’anni maggiore di lui, che lo ha incantato con la sua chioma rossa, con i suoi occhi dai colori cangianti, con la sua capacità di leggere dentro di lui senza averlo mai conosciuto prima.

Troppo bella e magnetica per essere una truffatrice, la ragazza senza nome di Alessio Moa assume un ruolo chiave nella vicenda, è il donatore del mezzo magico che ritroviamo nelle più antiche fiabe popolari, colei che può traghettare il bambino verso la vita adulta e consapevole.

Alessio è pronto a inoltrarsi in un mondo nuovo, ora che il dolore lo sta schiacciando, accettando di buon grado la sfida da lei lanciata, partecipare ad una festa di cui lui non sa nulla, se non che potrà rivederla ancora.

I luoghi magici per eccellenza sono i boschi ed è proprio all’interno di uno di questi che il cammino ha inizio, con le grandi prove da affrontare.

Realtà e magica trasfigurazione di essa nel racconto di Alessio Moa

Al suo giovane protagonista Alessio Moa ha imposto la più dura delle prove reali per crescere, la morte del padre, ma poi gli ha regalato un percorso in cui la realtà si trasfigura magicamente, diventa metafora degli inganni che ci si trova ad affrontare nel corso della vita, delle sirene ingannevoli che ci propongono mezzi altri, artificiali, per superare il dolore, illudendoci di una felicità transitoria.

Alessio partecipa alla festa della ragazza dalla chioma rossa trascinando con sé il suo amico Matteo, che ne subirà l’incanto rovesciato, incontra persone che stenta a definire, assiste a danze che ci fanno pensare a riti propiziatori, beve acqua che tale non è, è una moderna pozione magica, capace di far perdere al reale i suoi contorni e trasformarlo in uno psichedelico caleidoscopio.

Ma in questo contesto di volontaria e lucida follia può accadere l’impossibile, può farsi sentire anche chi se n’è andato per sempre, perché le fibre dell’universo si fanno docili per chi è capace di oltrepassare i confini.

Un violino che suona la musica di Bach, un uccello della notte che canta, le parole di suo padre ritornato da lui, un abbraccio ad una corteccia che si fa carne, amore, sentimento.

“Corse verso l’albero, senza pensare a nulla, lo abbracciò. Sentì la corteccia che premeva sul suo petto, calda, rassicurante, avvertì i rami che lo sovrastavano farsi più vicini, come volessero carezzarlo. Strinse forte. Strinse fino a provare dolore. Tra poco sarebbe finito tutto, tra qualche attimo sarebbe stato di nuovo solo. La brezza si era fatta vento e sollevava le foglie cadute facendole mulinare intorno a lui. Era triste, eppure si sentiva vivo come ma si era sentito. L’uccello gorgheggiò ancora. La musica finì. Alzò gli occhi verso i rami più bassi per salutare suo padre.”

Che sia stato sogno o realtà non ha importanza, Alessio può ritornare al suo mondo più consapevole, rasserenato, attento a cogliere le sfumature dell’esistenza, pronto a iniziare una nuova strada, una nuova scuola, una nuova vita insieme a sua madre.

Ha superato la prova, è ritornato a casa con la sua personale vittoria, ancora una volta come gli eroi delle fiabe: una chioma rossa scomparsa nel nulla è stata per lui il mezzo magico più potente che potesse avere.

Alessio Moa: una metafora sulla difficoltà di diventare adultiAUTORE : Alessio Moa

TITOLO : L’estate interrotta

EDITORE : Independently published

PAGG. 118,   EURO  7,99 (disponibile in versione eBook euro 2,99)

 

 

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo
Luisa Perlo, Critico Letterario

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