Donatella Di Pietrantonio, la fragilità come condizione esistenziale
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Donatella Di Pietrantonio, la fragilità come condizione esistenziale

26/10/2024
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Donatella Di Pietrantonio venne proposta per il Premio Strega 2024 con la seguente motivazione:

“L’età fragile non è un’età della vita, è la vita stessa.

La memoria che non può nascondere il dolore, la solitudine dopo la separazione, la colpa per la sopravvivenza.

 La vita dura come un sasso che Donatella Di Pietrantonio riesce a levigare con le mani sicure della sua scrittura.”

Nelle parole di Vittorio Lingiardi, nel suo richiamo alla vita intera, sta la forza del romanzo L’età fragile, il senso ultimo del Premio che la scrittrice ha poi ricevuto per il suo romanzo.

Una storia che ancora una volta si lega all’Abruzzo, la sua terra, rimasta sovente in disparte negli scenari letterari.

Donatella Di Pietrantonio ne ha fatto e continua invece a farne un contesto privilegiato, mettendone in luce le asperità, le insidie che da geografiche si fanno psichiche.

C’è chi soccombe e chi si salva: ma questi ultimi portano indelebili per la vita cicatrici mai guarite.

L’Abruzzo, spazio geografico e metaforico di Donatella Di Pietrantonio

Lucia, la figlia ventenne Amanda e il vecchio padre vivono in un piccolo paese non lontano da Pescara, là dove il mare resta alle spalle e di fronte a sé si ha la montagna.

E’ una montagna che a lungo è stata abitata solo da pastori, prima che il turismo del secolo scorso ne scoprisse alcune potenzialità.

I suoi boschi, i sentieri che si inerpicano tra le pietraie, i passaggi ostici e affascinanti smisero di essere dominio esclusivo degli abruzzesi e divennero patrimonio di tutti coloro che amavano il gusto del selvaggio.

Lo avevano capito Osvaldo e la moglie, che avevano costruito il primo campeggio sotto il Dente del Lupo, con tanto di piscina e servizio bar e ristorante, coi famosi arrosticini.

Erano anni in cui tutto sembrava possibile, in cui Lucia, allora ventenne, trascorreva il suo tempo lassù con Doralice, la figlia di Osvaldo.

Nessuno poteva immaginare che in mezzo a quei boschi si nascondesse il male, pronto a manifestarsi con delle ragazze giovani e troppo fiduciose.

Quando la tragedia si era compiuta, il posto era caduto in abbandono, le illusioni si erano infrante contro le ferite inferte dal mondo.

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Il tempo di Donatella Di Pietrantonio

Donatella di Pietrantonio ha scelto di condurre la sua narrazione su due piani temporali.

Al presente che vede Lucia madre di una figlia ribelle come Amanda si contrappone un passato di vent’anni prima in cui la ribelle era lei, quella che disubbidiva alle imposizioni paterne e insieme all’amica si sentiva invincibile.

Oggi Lucia è sola, separata dal marito e dalla figlia che ha voluto trasferirsi a Milano: lo studio è la scusa, ma Amanda non ha affatto voglia di studiare.

Esplode la pandemia: Amanda rientra precipitosamente, ma tra lei e Lucia non c’è più intesa, non si parlano, non comunicano.

Schiacciata tra il vecchio padre e la figlia chiusa a riccio Lucia rivive angosce già provate, riflette su Amanda i caratteri dell’età più fragile, sebbene sappia che la fragilità non finisce mai.

Discussioni, ribellioni, porte sbattute, profondi silenzi: proprio come quando era lei ad avere vent’anni.

Nessuna generazione è esente dal passaggio di formazione, Donatella Di Pietrantonio sa raccontarlo con delicatezza e attenzione, ma senza inutili orpelli.

Nella criticità familiare pesa una scelta da fare: alcuni speculatori edilizi si sono interessati al Dente del Lupo, vorrebbero comprare i terreni che Osvaldo ha donato alla figlia.

Nel prendere la decisione Lucia non può non rivivere la storia drammatica di un’estate di vent’anni prima, dopo la quale nulla tornò più com’era stato.

La maledetta estate 

Nella storia abruzzese esiste un’estate che tutti vorrebbero dimenticare, quella del 1997, in cui tre ragazze vennero brutalmente aggredite da un pastore, che ne uccise due e solo per un caso lasciò in vita la terza.

Da questa vicenda sconcertante la scrittrice ha preso spunto per costruire la sua estate tragica, quella dei vent’anni di Lucia e Doralice.

Sempre insieme al campeggio dei genitori di Doralice, le ragazze conoscono due giovani escursioniste di Modena, Tania e Virginia.

Prima di rientrare a casa, coi bagagli già pronti, le due si avventurano con Doralice verso la cima della montagna per l’ultima escursione.

Non faranno più ritorno.

Nella memoria di Lucia il passato riprende vita e viene raccontato in diretta, come se la notte delle ricerche fosse appena iniziata.

La tensione crescente non trasforma il romanzo di Donatella Di Pietrantonio in un thriller: ma l’ansia, la paura, la fragilità di chi si scopre inerme sono palpabili.

Solo per un caso Lucia non è coinvolta, era al mare con altri amici e aveva mentito a Doralice.

Schiacciata dal senso di colpa trascorre la notte al campeggio mentre le ricerche vanno avanti e l’orrore prende forma.

Doralice sarà segnata per la vita da questa vicenda, lascerà paese e famiglia per una vita altrove, per dimenticare di aver sfiorato così da vicino la morte.

Lucia no, lei resta e col Dente del Lupo continua a fare i conti, per tutti i vent’anni successivi.

Adesso che vede sua figlia fragile com’era lei allora, che ritrova i comportamenti e i tratti che furono suoi vorrebbe fare in modo di aiutarla, di esserle di supporto, ma come spesso accade i figli vogliono crescere da soli.

L’istinto di autoconservazione ha salvato Doralice una notte di vent’anni prima, oggi forse salva Amanda dal male che ha conosciuto a Milano.

Un presente fragile come il passato

La fragilità, in fondo, non ci abbandona mai.

Lucia lo ha capito a fondo riportando alla luce il passato e il dolore che l’ha contraddistinto.

Era fragile quando credeva di essere invincibile con Doralice, in un mondo che ancora non sapevano poter essere così tanto marcio.

Lo è oggi che non riesce a comprendere Amanda: non le è stata vicina quando e quanto avrebbe dovuto, ha faticato ad accettare la sua idea di abbandonare scopertamente gli studi.

Lo è forse ancora nel momento in cui sua figlia sceglie il lavoro della terra per sé, in armonia col nonno: Amanda è forse più forte di lei?

Può essere che abbia deciso davvero quale sia la sua strada, anche se la scelta non piace ai suoi genitori, se la leggono come un fallimento.

Buttarsi a capofitto nel mondo è un suo diritto, la sua fragilità apparente potrà in fondo diventare la sua forza.

“Non esiste un’età senza paura. Siamo fragili sempre, da genitori e da figli, quando bisogna ricostruire e quando non si sa nemmeno dove gettare le fondamenta.

Ma c’è un momento preciso, quando ci buttiamo nel mondo, in cui siamo esposti e nudi, e il mondo non ci deve ferire.”

Donatella Di Pietrantonio, la fragilità come condizione esistenzialeAUTORE : Donatella Di Pietrantonio

TITOLO : L’età fragile

EDITORE : Einaudi

PAGG. 192       EURO 18,00  (versione Ebook euro 9,99)

Luisa Perlo, Critico Letterario dopo una vita spesa tra i banchi di scuola. Amante dei libri, dei gatti e dei viaggi, considera la lettura lo strumento più efficace per crescere, migliorarsi e trovare il proprio posto nel mondo.