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Donatella Di Pietrantonio, una storia abruzzese

Donatella Di Pietrantonio, una storia abruzzese

E’ una sola parola secca, aspra, dura come solo sanno esserlo i termini mutuati dal dialetto , anche per questo densi di significato, il titolo del romanzo vincitore del Premio Campiello 2017, “L’Arminuta”, di Donatella Di Pietrantonio.

Sebbene la sua professione sia quella del dentista pediatrico, la scrittrice non è alla sua prima prova letteraria, in quanto ha pubblicato altri romanzi che hanno raccolto il favore sia del grande pubblico sia degli addetti ai lavori.

La Giuria dei Trecento Lettori Anonimi, di respiro nazionale, non ha avuto dubbi e ne ha decretato il successo con un buon margine di vantaggio rispetto agli altri componenti della cinquina dei finalisti.

L’Abruzzo di Donatella Di Pietrantonio

Abruzzese di nascita, Donatella Di Pietrantonio trasfonde nelle vicende narrate l’amore che ha per la sua terra, che mostra profonde cicatrici geografiche dopo il terremoto aquilano del 2009, senza mai dimenticare che il presente si intreccia col passato, che ciò che oggi pare appartenere ad un tempo assai lontano è invece latente e palpitante.

“In ogni mio romanzo l’Abruzzo si prende uno spazio superiore a quello che vorrei concedergli, è una specie di personaggio un po’ invadente che sgomita per mettersi in evidenza. Quando mi siedo a scrivere è già lì, che si è steso da solo sulla pagina e si offre come ambiente della storia in costruzione. E mi offre anche la sua lingua, la uso con parsimonia, in una forma stilizzata che spero sia rappresentativa dei numerosi dialetti che infestano la mia terra luminosa e dolente”.

Su questo sfondo si muove la protagonista, una ragazzina di tredici anni che non ha neppure un nome proprio con cui essere indicata, ma un aggettivo, Arminuta, la ritornata.

Cresciuta in seno ad una famiglia che l’ha amata e coccolata, non sa che in realtà i suoi genitori biologici sono altri, che non è figlia unica ma che ha fratelli e sorelle, sino a quando questo mondo sconosciuto si apre improvvisamente di fronte a lei, senza che le venga data una ragionevole spiegazione.

Come un pacco postale non gradito, viene restituita al suo mondo d’origine, abbandonando la casa al mare, la scuola, gli amici, la danza e tutto ciò che aveva felicemente riempito le sue giornate sino a quel momento.

In cambio, miseria e disinteresse: ad aprirle la porta nel momento del ritorno è la sorella Adriana, una bambina magra e minuta, coi capelli raccolti in trecce spettinate che sarà l’unico punto fermo dopo il traumatico cambiamento.

Donatella Di Pasquale crea per l’Arminuta una definizione ardita, un ossimoro potente: è un’orfana di due madri viventi, una l’ha generata, l’altra l’ha cresciuta, ma entrambe l’hanno abbandonata alla sua solitudine.

L’asprezza del popolo abruzzese ci è stata raccontata da Gabriele D’Annunzio, attraverso i suoi pastori e i loro drammi, come accade per “La figlia di Iorio”, ma ciò accadeva un secolo fa, e ne avevamo preso le distanze: Donatella Di Pasquale ambienta la sua storia intorno alla metà degli anni Settanta, lasciandoci intendere che molto è cambiato, ma non tutto, che certe tradizioni e certi comportamenti non sono scomparsi nel nulla.

E’ stato possibile per i genitori dell’Arminuta cedere la loro figlia ad una coppia di parenti benestanti, considerandola solo una bocca in meno da sfamare, senza preoccuparsi di passare attraverso una legale adozione, per cui nel momento in cui le cose cambiano recedere dall’accordo è quanto mai semplice: la ragazza, col suo abito nuovo comprato per l’occasione, torna da dove è venuta, come se i tredici anni precedenti potessero essere cancellati e scordati.

Le dinamiche familiari di Donatella Di Pietrantonio

Completamente sradicata dal suo passato, trattata con indifferenza e fastidio da colei che l’ha generata, si trova a dover convivere con una realtà sconosciuta, fatta di una casa di tre stanze da dividersi fra tutti, di letti condivisi, di cibo non garantito, ma soprattutto di un vuoto affettivo che assume per lei la dimensione di una voragine.

Donatella Di Pietrantonio costruisce un mondo di adulti egocentrici, interessati solo al proprio benessere, impermeabili alla sofferenza di una tredicenne spaesata, desiderosa di ritrovare una propria identità dopo aver smarrito la precedente.

Non ci sono né gli spazi né i tempi necessari per un adattamento: Arminuta deve crescere in fretta, come hanno fatto tutti i suoi fratelli, ai quali è stata rubata l’infanzia dalla miseria e dall’indigenza.

Gli anni Settanta hanno visto l’ Italia rinascere grazie al decennio precedente, ma il fenomeno non era generalizzato, sembrava non interessare i luoghi più remoti delle regioni del sud, dove a prevalere erano ancora tradizioni ataviche, tramandate dalle generazioni precedenti.

Donatella Di Pietrantonio osserva la realtà con gli occhi di Arminuta, con lei sembra arrendersi di fronte a tutti gli ostacoli incontrati, ma anche raccogliere i cocci per ricominciare a vivere, anche se in modo del tutto nuovo.

Arminuta sa di essere diversa per educazione, sente il rifiuto di chi è cresciuto nell’ignoranza e nel degrado, con le botte a definire la linea di demarcazione tra il giusto e l’ingiusto, ma nella sua volontà di sopravvivenza capisce di non essere sola, di avere un’amica nella piccola Adriana, la cui forza l’aiuterà a costruirsi un suo cammino.

La vicenda si dipana lasciando in sospeso un “perché” mai dimenticato da Arminuta, quello relativo all’abbandono da parte dei genitori adottivi, verso i quali continua a nutrire un amore sconfinato, reso più forte dall’incapacità di amare della nuova madre. Ma non ci sono risposte che possano apparire soddisfacenti ed esplicative, perché anch’essi si riveleranno per ciò che sono, individui chiusi nel loro egoistico guscio.

Arminuta vive nella paura di ciò che le potrà accadere, di nuovi e ulteriormente angoscianti cambiamenti, e intanto rafforza la conoscenza di sé, della sua forza interiore e del suo essere capace di adattarsi soffocando il pianto e il rimpianto per la vita passata.

Con Adriana al suo fianco, Arminuta comincia a percorrere la sua strada elaborando il suo vissuto, oltrepassando il dolore che il mondo degli adulti le ha provocato, lasciandosi alle spalle un’infanzia gioiosa e un’adolescenza interrotta e irrisolta, modellando il suo futuro grazie alla sua intelligenza e alla sua sensibilità.

Donatella Di Pietrantonio, una storia abruzzese

 

AUTORE : Donatella Di Pietrantonio

TITOLO : L’Arminuta

EDITORE : Einaudi

PAGG. 176, EURO 17,50

 

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo, Critico Letterario

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