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Fernando Aramburu: il terrorismo basco nella storia del Novecento

Fernando Aramburu: il terrorismo basco nella storia del Novecento

Fernando Aramburu ha vinto il Premio Strega Europeo, un premio che non ha eguali in tutta Europa e sottolinea le capacità non solo dello scrittore ma anche del traduttore, colui che riesce a trasmettere le complicate trame che intrecciano parole, emozioni, culture diverse dalla nostra, a cui è assegnato un premio a sé stante.

La cinquina finalista è giudicata rappresentativa del concetto attuale di Europa, intesa nelle sue accezioni storiche, sociali e culturali, nella sua identità sovranazionale.

La presentazione del vincitore è avvenuta nell’ambito del Salone Internazionale del Libro appena conclusosi, dopo che una giuria di eccellenza, formata da scrittori italiani, ha esaminato i romanzi scelti dalla Fondazione Bellonci.

Per il Premio 2018 è stato scelto un romanzo di forte impatto narrativo, nel quale Fernando Aramburo racconta la sua terra d’origine, i Paesi Baschi, negli anni della violenza, del terrorismo, del sospetto.

La Spagna tutta è per lui la seconda patria, parola da lui scelta come titolo del suo romanzo, ben rappresentata in copertina da un ombrello rosso che spicca nella pioggia, proteggendo chi trova riparo sotto di esso: così è e deve essere per ciascuno, in ogni angolo del mondo, la Patria, un riparo collettivo da ciò che può generare dolore e sofferenza.

La patria spezzata di Fernando Aramburu

Fernando Aramburu, nato nel 1959 a San Sebastian da una famiglia operaia, ha imparato a conoscere da bambino il terribile significato dell’acronimo ETA, col quale si identificava un’organizzazione armata terroristica separatista, che lottava con ogni mezzo, anche il più brutale, per raggiungere l’obiettivo dell’indipendenza dei Paesi Baschi.

Crescere con l’ombra del terrorismo al proprio fianco ha segnato profondamente Fernando Aramburu, il quale si è poi trasferito in Germania per ricoprire il ruolo di Docente universitario, lasciandosi alle spalle vicende che mai lo hanno del tutto abbandonato.

La decisione di scrivere “Patria” è sicuramente legata a quel passato di cui lui ha percezione a partire dal 1970, ma non è derivata da una ricerca autobiografica, in quanto nelle due famiglie protagoniste non c’è il riflesso della sua personale esistenza, ma di quella di molte altre anonime famiglie che non poterono sottrarsi alla violenza di quella stagione.

La meglio  gioventù di quegli anni non ha piena coscienza politica, è mossa dall’odio verso la dittatura franchista che è sopravvissuta al crollo delle altre dittature, sente la necessità di essere “altra”, diversa da chi l’ha preceduta, ma è ancora confusa e incapace di distinguere la validità del fine dall’opportunità del mezzo con cui esso viene raggiunto.

Il fascino della scelta politica clandestina viene in Aramburu superato da quello della letteratura, che lo coinvolge molto di più e lo ha inizialmente portato alla pubblicazione di due libri di poesie.

Ma è il narrare la materia privilegiata, nel quale si rispecchieranno i suoi rapporti con la memoria della dittatura, dei discorsi retorici, delle caserme di polizia, ma soprattutto di quella che lui chiama la sua piccola Patria, i Paesi Baschi.

Nella sua terra dilaniata è alle donne che viene affidato il compito di ricucire gli strappi provocati nel tessuto sociale dagli uomini, quelli che imbracciano le armi ed esercitano la violenza, senza fare nulla per evitarla.

Questo tipo di società, matriarcale non nel riconoscimento antropologico ma negli intenti, si ritrova in “Patria”, nelle cui pagine spiccano variegate figure femminili, frutto di generazioni diverse e a volte anche opposte, ma simbolo della continuità e della memoria che mai va sepolta.

Due famiglie con le loro storie intrecciate sono alla base del romanzo di Fernando Aramburu

E’ dal dolore che ha inizio la storia raccontata da Fernando Aramburu.

Una madre e una figlia si salutano prima che la seconda parta per Londra insieme al marito. Sono due donne infelici, la prima perché ha visto il marito morire sotto i colpi dell’ETA, la seconda perché sta cercando di salvare un matrimonio che pare giunto al traguardo.

Ma sono soprattutto infelici, Bittori e Nerea, perché non riescono a dimenticare il passato, a perdonare e trasformare l’odio che le anima in un sentimento meno negativo.

C’è stato un tempo in cui la loro era una famiglia felice, prima che Txato, rispettivamente marito e padre, venisse preso di mira dall’ETA e poi ucciso per non essersi piegato ai suoi messaggi intimidatori.

Ma c’è di più, qualcosa che rende ancora più acuto il dolore: il probabile assassino di Txato, che ha agito per fanatismo politico, è il figlio primogenito di Joxian e Miren, i vicini di casa, gli amici di sempre, coloro coi quali è stata condivisa la vita per anni.

Dopo l’attentato tutto è cambiato, il sospetto ha eroso i rapporti, la famiglia di Txato ha lasciato il piccolo paese in cui ha sempre vissuto e si è trasferita a San Sebastian, per togliersi dagli occhi i luoghi e i volti di chi ha mutato per sempre la loro esistenza.

Ma ogni tanto, eludendo i suoi compaesani e quelli che erano stati suoi amici, Bittori vi fa ritorno, trascorre all’insaputa dei figli alcune ore nella sua vecchia casa, lasciando appositamente filtrare all’esterno una luce che vada a scardinare le certezze di Joxian e Miren, riportando la loro memoria al passato.

In realtà entrambi sono calati in problemi irrisolvibili, come quello della loro figlia Arantxa ridotta da un ictus su una sedia a rotelle, che ha bisogno di essere aiutata in tutto.

Dalla morte di Txato trascorrono, nelle centinaia di pagine del romanzo, molti anni, durante i quali la storia muta aspetto, la ferocia viene accantonata e la Spagna intera, non solo i Paesi baschi, vivono una nuova stagione.

Ma per Bettori l’unica possibilità di catarsi sta nell’ottenere la richiesta di perdono da parte di Joxe Mari, in carcere come terrorista e autore dell’attentato che ha avuto come bersaglio Txato.

Tutto il resto è ormai un lontano ricordo, le giornate trascorse insieme dalle due famiglie, i figli coetanei cresciuti fianco a fianco, i grandi ideali che hanno animato un tempo storico ormai accantonato.

Fernando Aramburu ha tracciato un affresco poderoso di quegli anni, visti con un’ottica diversa da ciascuno dei protagonisti, segnati in modo indelebile da quanto è successo.

Creare un’identità tra personaggio e lettore sembra essere fortemente voluto dall’autore, attraverso la rappresentazione minuziosa e volte persino esasperata di ogni gesto, ogni pensiero, ogni parola che li caratterizza.

Così si percorre un tratto di storia del Novecento meno celebrato ma non per questo meno significativo di molti altri, perché attraverso lo studio del microcosmo familiare di Txato e Joxian lo scrittore dà vita al racconto verosimile delle drammatiche vicende del periodo della lotta armata dei separatisti dell’ETA, un periodo da condannare ma anche da capire, e non certo da dimenticare.

Fernando Aramburu: il terrorismo basco nella storia del NovecentoAUTORE : Fernando Aramburu

TITOLO: Patria

EDITORE : Guanda

PAGG. 640,  EURO 19,00

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Luisa Perlo
Luisa Perlo, Critico Letterario

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