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Iacopo Barison e la generazione Millenial

Iacopo Barison e la generazione Millenial

Abbiamo adottato Iacopo Barison.

E’ un’adozione simbolica, ovviamente, quella che ogni anno il Salone del Libro di Torino consente alle scuole che partecipano all’iniziativa “Adotta uno scrittore” e che hanno l’occasione di confrontarsi con lui in tre incontri scolastici, più una giornata conclusiva all’interno della kermesse letteraria.

Piove e fa freddo quando vado ad aspettarlo alla stazione del paese in cui si trova la scuola, riusciamo a perderci di vista pur essendo due delle tre sole persone presenti (lo diceva Montale, gli scarti delle coincidenze sono capaci di dare o meno un senso nuovo alle esistenze).

Poi lo vedo, col cappuccio in testa per ripararsi dalla pioggia e un atteggiamento che lo avvicina molto a quello dei miei studenti: apparteniamo a due mondi diversi, a due generazioni che hanno più elementi di contrasto che di identità, lui a quella dei miei ragazzi, io a quella dei suoi genitori.

E’ così che ciò che ho letto di lui assume i contorni del reale: Iacopo Barison compirà trent’anni fra alcuni mesi, ha una laurea al Dams di Bologna, ha al suo attivo la pubblicazione di articoli, racconti e due romanzi, il primo dei quali, “Stalin più Bianca”, fu presentato al Premio Strega 2015.

Da pochi giorni in tutte le librerie si trova il secondo,“Le stelle cadranno tutte insieme”, pubblicato da Fandango Libri.

Ancora una volta un trentenne ci stupisce piacevolmente, ci induce, non a parole ma nei fatti, ad aggirare gli stereotipi di genere, quelli su cui hanno attecchito definizioni come quella di bamboccioni o di sdraiati, tanto per citarne due tra le più abusate.

E’ lo scrittore più giovane che sia stato adottato dalla nostra scuola, è quello che saprà coinvolgere gli studenti al punto che essi lo sommergeranno di domande e di richieste di chiarimenti, visto che Iacopo Barison scrive come parla e viceversa, con un linguaggio diretto e chiaro, a tratti persino scarno, ma privo di inutili prove di stile volte ad impressionare chi legge o chi ascolta.

Iacopo Barison e le stelle del cinema

Il suo nuovo romanzo è idealmente la prosecuzione del precedente, in quanto sposta l’attenzione dai ventenni ai trentenni, seguendo il percorso di crescita dello stesso autore.

Cambiano i nomi e la tipologia dei personaggi, resta immutato lo spirito della ricerca, del viaggio dentro e fuori se stessi per trovare una collocazione, per realizzare i propri sogni, gli ultimi in fondo che sia lecito avere: alla boa dei trent’anni si chiede di sostituire il pragmatismo all’astrattismo e all’ingenuità precedenti.

Stalin e Bianca lasciano il posto a Denny, ad Aria e all’io narrante, tre ragazzi figli della provincia che vogliono andarsene per un preciso motivo, diventare famosi.

Non importa quale sia la qualità del sogno, quante probabilità abbia di realizzarsi, quello che conta è averlo, crederci fino in fondo (ed è ciò che Iacopo Barison fece quando gli fu resa nota la candidatura allo Strega), fare sì che il mondo esca dal grigio per approdare ai colori.

Fra i tre ragazzi c’è un legame forte, sebbene essi siano molto diversi: Aria sostiene di essere in contatto con i defunti, di percepirli attorno a sé e di poter parlare con loro, Denny vive l’ambizione di diventare un attore famoso, con ruoli da protagonista, mentre per l’io narrante è più importante scrivere una sceneggiatura, così significativa da veder scorrere il proprio nome sul grande schermo.

In mezzo a questi sogni si dibatte la vita quotidiana, a volte noiosa a volte dolorosa, con cani che hanno nomi cinematografici, come il povero Cinemascope, che, nelle primissime pagine del racconto, appare giusto il tempo necessario per renderci partecipi della sua morte, ma soprattutto per mettere loro, i protagonisti, nella condizione di dover elaborare un lutto.

Iacopo Barison sostiene che i personaggi della sua narrativa crescono ed invecchiano di pari passo con lui, motivo per cui ha abbandonato i ventenni coetanei di Stalin e Bianca a tutto vantaggio dei trentenni, i Millenials, nati negli anni ‘80/’90 a cavallo del nuovo millenio, cresciuti col senso del diritto e non con quello del dovere, sconcertati dalla crisi mondiale che ha minato la loro sicurezza di poter avere tutto e subito, senza doverselo guadagnare e conquistare.

L’arco temporale lungo il quale si snoda la vicenda è il decennio che porta i ragazzi verso i trent’anni, con incursioni continue nel passato e nel presente, che permettono al lettore di realizzare i passi compiuti dai tre, sia insieme che autonomamente.

Alle loro spalle ci sono il fratello di Aria in un centro di recupero per tossicodipendenti ( tutte le pareti del centro sono bianche, perché a giudizio del direttore “si intona con qualunque cosa, anche con gli sguardi persi dei tossicodipendenti in via di recupero”), il padre del narratore, colto nella criticità del suo esistere, Zoe, la figura femminile che accompagna i racconti al presente dell’io narrante, tutti capaci di influenzare con la loro presenza o assenza i protagonisti.

Cercare un nodo narrativo centrale, nel romanzo di Iacopo Barison, è impresa ardua, in quanto lo scrittore non sembra aver privilegiato l’uno o l’altro aspetto della vita, perché in fondo è proprio questo ciò che a lui interessa, come ci si trova a proprio agio o a disagio nelle giornate qualsiasi, negli anni qualsiasi, dove è la normalità a fare da padrona.

Si cresce, si invecchia, a volte si matura, a volte si resta eterni ragazzini.

Ogni generazione può raccontare la sua personale storia, con i propri obiettivi irrealizzati.

Le stelle pronte a cadere (nel titolo del romanzo) sono quelle del mondo cinematografico, di cui i tre ragazzi desiderano ardentemente essere parte, capace di garantire un successo effimero o, molto più spesso, delusioni cocenti, che ridimensionano l’esistenza.

Ma è il mondo che lega Aria, Danny e il narratore, che li porta a fare un bilancio finale del loro percorso, dove c’è chi vince e chi perde per qualche millesimo di secondo, chi si sente realizzato e chi distrutto.

Iacopo Barison e le domande senza risposta

La vicenda, apertasi con una domanda bruciante e senza risposta, “E poi?”, lascia immaginare un’altra vita, dove ognuno continuerà la sua strada consapevole di possedere una sola preziosa ricchezza, il tempo, che porta verso un altro obiettivo anagrafico, i quaranta, dove non si può più considerare accettabile qualsiasi percorso per realizzare i sogni, dove all’ambizione e all’amore è necessario porre dei limiti.

Iacopo Barison agli studenti che gli domandavano cos’è il talento ha provato a spiegare che il vero talento non è essere bravi in qualcosa, ma capire il prima possibile in cosa si è bravi.

I suoi protagonisti provano a fare questo percorso, si muovono in un contesto cittadino per loro insolito e troppo frenetico, si lasciano attirare da piaceri effimeri, come quelli che vengono proposti in locali notturni inesistenti nella provincia.

La loro esistenza cambia forma e sostanza, essi stessi sono vittime di questo mutamento, individui a metà, come potrebbe simboleggiare l’immagine di copertina: un uomo con una testa di cane e lo sguardo accigliato, verso il quale si protendono due mani, per afferrare le sue.

Lo scrittore ha voluto un’immagine provocatoria, dai colori impattanti e contrastanti, come metafora della sua storia e della vita stessa.

Essere un millenial è anche saper prendere coscienza di ciò che la propri generazione sta costruendo o distruggendo, cercare di dare il proprio contributo mediante le proprie capacità, attraverso il proprio talento, con fatti o con parole, parimenti significativi.

E poi? E poi aspettare. E sognare, sempre.

Iacopo Barison e la generazione MillenialAUTORE : Iacopo Barison

TITOLO : Le stelle cadranno tutte insieme

EDITORE : Fandango Libri

PAGG. :280,  EURO : 17,50

 

 

 

 

 

I Ragazzi dell’Arimondi Eula di Racconigi che hanno adottato Iacopo Barison

Iacopo Barison e la generazione Millenial

About Luisa Perlo

Luisa Perlo
Luisa Perlo, Critico Letterario

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