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Iacopo Barison, si può dipanare la matassa dei sentimenti?

Iacopo Barison, si può dipanare la matassa dei sentimenti?

Iacopo Barison, scrittore fossanese classe 1988, ha esordito nella narrativa a soli vent’anni, con un romanzo presentato al Premio Strega 2015, diventato un piccolo caso dell’editoria indipendente.

Un inizio “col botto”, considerate le enormi difficoltà che gli autori più o meno giovani incontrano a fronte del desiderio di una pubblicazione.

Iacopo Barison, che già allora diceva di voler inseguire la perfezione stilistica e narrativa soprattutto per un pubblico di giovani lettori, quelli che hanno sempre il ruolo da protagonisti nei suoi scritti, ha mantenuto fede alle sue promesse, continuando sulla strada intrapresa.

Nel 2018 è la volta di “Le stelle cadranno tutte insieme”, che abbandona la formula del romanzo di formazione on the road per spostarsi su un piano più intimo, la rappresentazione dei sogni della generazione dei millenial, cresciuti nella convinzione che tutto sia loro dovuto, dal momento che non hanno dovuto lottare per ottenere ciò che hanno.

In una sorta di progressione centripeta che porta sempre più l’analisi verso l’interno, verso la parte più nascosta dell’io dei suoi protagonisti, si pone l’ultimo lavoro dell’autore, “Autofiction”.

Sullo sfondo di una perfezione che non esiste, di un modello realizzato soltanto attraverso la finzione, si muovono l’autore e i suoi personaggi, il primo attento a smontare per mettere a nudo una costruzione di cartapesta con la pretesa di essere un felice quadretto familiare, i secondi tormentati da domande a cui non riescono a rispondere, incapaci dunque di trovare una quiete definitiva.

La famiglia, questa sconosciuta

La lotta generazionale, quella che contrappone i figli ai genitori, ha una genesi antichissima, ma è esplosa all’incirca cinquant’anni fa, dichiarata finalmente senza paura dal ’68 in poi.

E da allora è stata indagata, sviscerata, sezionata in tutti i suoi aspetti, senza mai esaurire la curiosità di chi ne parla e di chi la studia per farne materia di scrittura.

Aggirati i cliché sulle famiglie felici e/o infelici, resta la nuda verità, il groviglio di sentimenti ed emozioni che ogni nucleo familiare racchiude in sé.

L’immagine di copertina del romanzo di Iacopo Barison rappresenta con tratti essenziali la questione: una panchina, un ragazzo e una ragazza dall’espressione quasi rassegnata e in mezzo a loro una terza entità, rappresentata come un groviglio di linee, metafora delle complicate tessiture interne ai rapporti familiari.

Ogni famiglia è unica al mondo e lo è anche quella di Orlando e Sofia, gemelli orfani dei genitori morti in un grave incidente aereo.

La loro è sempre stata una famiglia alla ribalta, il padre Leone e la madre Agata lavoravano nel mondo del cinema come registi d’avanguardia, vivevano per lunghi periodi nelle roulotte presso gli studi cinematografici portando sempre con sé i gemelli, rendendoli partecipi di un’esistenza fuori dagli schemi.

Nonostante tutto, Sofia e Orlando non sono affatto certi di aver conosciuto a fondo i genitori, dopo la loro morte hanno vissuto uno spaesamento che ha fortemente influito sul loro carattere, anche se in modo antitetico.

L’attenzione di Iacopo Barison si focalizza su di loro al momento dei trent’anni, quando si avvicina l’uscita di scena dalla definizione di millennial, dieci anni dopo la morte dei genitori.

Quando il Museo del Cinema decide di dedicare ai due registi scomparsi una serata d’onore presentando il loro film d’esordio e unico grande successo, “La musa divoratrice”, per Orlando e Sofia è come se fosse stato gettato un sasso nello stagno, in cui i cerchi concentrici dell’acqua si allargano sempre di più, sino a far deflagrare la loro quotidianità.

Iacopo Barison, una storia specchio di una generazione

Orlando, introverso e incapace di comunicare in modo efficace, e Sofia, compulsivamente attratta da avventure sessuali con altre donne, hanno elaborato solo in parte il loro lutto e la serata commemorativa li induce forzatamente a riaprire la porta alla sofferenza e al disagio vissuti dieci anni prima.

Della loro famiglia resta una casa in cui non vivono più e che si è riempita di polvere, con i suoi ricordi e i suoi segreti chiusi negli scatoloni impilati nei ripostigli.

E’ proprio in questa casa che rinvengono una sceneggiatura mai trasformata in film dal titolo Autofiction: tutto fa pensare che sia il racconto della vita della loro famiglia, attraverso i passaggi di crescita e trasformazione vissuti sin dalla loro nascita, ma di sbalorditivo c’è il fatto che si parla di un terzo fratello, da loro mai conosciuto.

Il groviglio dei loro sentimenti e dei loro atteggiamenti a questo punto è completo: Iacopo Barison affida a entrambi un solo compito, quello di provare ad arrivare alla verità che ognuno di loro due desidera scavando più in se stessi che nel mondo reale, cercando di comprendere perché sono due adulti irrisolti, senza concreti interessi e ambizioni da realizzare.

Orlando lavora per il Museo del cinema mentre Sofia sembra aver ereditato l’estro dei genitori, per cui si cimenta nell’arte contemporanea esponendo senza grande successo nella galleria della sua compagna.

Alla scoperta della sceneggiatura è possibile far risalire il momento fondante del romanzo, perché di qui in poi è una ricerca costante del possibile terzo fratello accompagnata dalla volontà di diventare adulti, staccandosi dal ruolo di figli orfani incapaci di reagire.

Nel romanzo di Iacopo Barison l’azione è quasi nulla, relegata a episodi in realtà marginali, perché ciò che conta realmente è la psicologia di Orlando e Sofia, l’accavallarsi delle loro riflessioni e delle loro poche azioni, il sopraggiungere di elementi altri, esterni, capaci di dare una  direzione al racconto.

I ricordi della loro vita sono affidati anche a una vecchia cinepresa Super 8 con la quale Leone aveva filmato la loro nascita e i loro primi esperimenti di autonomia nel mondo, trasformandosi nel regista della sua stessa vita, quella vera, forse coincidente con quella narrata in Autofiction.

Con una narrazione alternata in terza persona, passando da Sofia a Orlando, Iacopo Barison segue lo sviluppo quasi simultaneo dei pensieri tra  i due gemelli, lasciando l’ipotesi dell’altro fratello sullo sfondo, sebbene sembri essere a lungo di vitale importanza.

I ricordi ripescati dal passato si sommano alla staticità del presente, che subisce uno scossone a fronte di un’ipotesi di suicidio e di un incidente d’auto, sino alla risoluzione finale.

Ma in realtà darsi quella specifica risposta non è più così importante, c’è una vita da vivere in modo nuovo, lasciandosi alle spalle apatia e compulsività e l’appartenenza a una generazione, quella millennial, che come dice lo stesso autore, fa cose senza averne voglia ma poi finisce per farle volentieri, salvaguardando uno dei ‘caratteri generazionali’ del trentenne medio.

Iacopo Barison, si può dipanare la matassa dei sentimenti?AUTORE : Iacopo Barison

TITOLO : Autofiction

EDITORE : Fandango Libri

PAGG: 448     EURO 20,00  (versione eBook euro 9,99)

 

 

 

 

 

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo, Critico Letterario

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