
Massimo Comella, storie di vita nel racconto di un analista
Il dott. Massimo Comella è Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo e scrittore.
Vive e lavora nella Sicilia orientale, ascoltando quotidianamente storie di vita variegate e contorte.
Dieci anni fa decise di raccogliere alcune di queste storie in un libro, dal titolo “Dieci”, un numero del tutto simbolico.
Lo definì un libro sulla follia, una serie di racconti che esplorano le anime. Anime che non hanno un nome, vengono dal nulla e nel nulla fanno ritorno: sono solo dieci ma potrebbero essere miliardi.
Ne era protagonista protagonista il dottor Vaslav Dimitri, psicoterapeuta e psichiatra, votato all’ascolto dei suoi pazienti e dei loro stralci di vita.
Lo stesso protagonista ritorna oggi in “Come nuvole sotto l’ombrello. Luci e ombre di un terapeuta”, in cui sono ancora i pazienti i veri protagonisti, sebbene anche il dottore manifesti in questo contesto le sue debolezze.
L’attenzione è tutta per la fragilità umana, spesso nascosta dietro lo scudo di un’apparente sicurezza, pronta a sbriciolarsi al primo ostacolo.
Massimo Comella costruisce un romanzo in cui il filo conduttore è dato dalle sedute nello studio di Dimitri, un luogo di protezione e di sicurezza per chi annaspa sotto la pioggia.
L’ombrello di Massimo Comella metafora della nostra esistenza
Nel suo secondo lavoro Massimo Comella non si allontana troppo dal precedente, continuando a esplorare anime ferite dalla vita.
La differenza sta nella consapevolezza di Dimitri della sua stessa fragilità, del non avere a sua disposizione più armi di quante ne abbiano i suoi pazienti per affrontare la vita.
Se quest’ultima è temporale, tempesta, l’ombrello è lo studio del terapeuta, il luogo sicuro dove rifugiarsi.
Ma spesso i pazienti portano con sé le loro nuvole, i loro vissuti tormentati, che si celano sotto l’ombrello stesso.
Nel momento in cui sciolgono i nodi che li attanagliano, si scioglie anche il pianto, la pioggia benefica che tutto lava e purifica.
Il paziente racconta, Dimitri ascolta e prova a dare risposte a ognuno, risposte che aiutino ad affrontare il mondo là fuori.
Nessuno dei pazienti nominati esiste realmente, sono una sintesi di tutte le storie che Massimo Comella ha ascoltato durante la terapia, rimodulate e rese finzione narrativa.
Allo stessi modo Dimitri non è l’alter ego di Massimo Comella, è un terapeuta che sente il bisogno di raccontare lui stesso, di scavalcare la barriera mettendosi a nudo con le sue sofferenze, le ferite, i dolori irrisolti.

“A cavallo del Primo Chakra”: un seminario per rigenerare corpo e mente
Un fine settimana sul Lago di Garda per rigenerare corpo e mente in vista della piena…La tela del ragno di Dimitri

“A cavallo del Primo Chakra”: un seminario per rigenerare corpo e mente
Spesso, mentre ascolta le storie narrate o riflette su di esse in solitudine, il dottor Dimitri focalizza un ragno e la sua tela.
Compagno inseparabile della sue giornate, il ragno è simbolo del costruire la propria vita, la propria tela, con un’operazione mirabolante.
Gli eterei fili che si intrecciano con precisione geometrica sono come un riflesso delle esistenze che quotidianamente trovano voce nel suo studio, cercando sollievo al dolore.
Dimitri racconta e si sente vicino ai suoi pazienti, non confonde i dolori ma sa che si assomigliano, perché tutti portano verso la ricerca della pace, della quiete, del silenzio dei propri mostri interiori.
Dopo le vicende più tormentate il dottor Dimitri cerca rifugio nel mare, aprendo il suo sguardo sull’orizzonte infinito.
Sa che dovrebbe mantenere una distanza distaccata dai suoi pazienti, ma sa anche di essere uno psicoterapeuta imperfetto, incapace di non empatizzare con chi ha di fronte.
Come i suoi pazienti egli si sente un naufrago, la poltrona su cui essi siedono è la loro zattera, quella che lo traghetta da una storia all’altra, come sponde a cui approdare.
Al suo cospetto i pazienti si mostrano nudi: sopra i vestiti belli e puliti e sotto la pelle sporca, graffiata, logora, ricucita, strappata, livida, ferita, disabitata.
Le maschere nude di Massimo Comella
Sotto l’ombrello pagato a ore di Dimitri trovano rifugio uomini e donne di ogni età e condizione sociale, al riparo forse per la prima volta nella loro vita.
Le loro storie sono tutt’altro che semplici, come dimostrato da quella in apertura, che subito spalanca davanti al lettore lo stesso abisso che spesso vedono gli occhi del terapeuta.
E’ la storia che dice anche quanto sia unico Dimitri, quanto talora riesca a prevalere in lui l’aspetto umano, che travalica quello clinico.
In Erika, la prima paziente raccontata, la vita ha lasciato segni profondi, che hanno bisogno di carezze e amore, su cui il medico indaga ben oltre il dovuto.
Poche pagine e la maschera dell’imperturbabilità è già caduta, del freddo e distaccato terapeuta non rimane che la profondità dell’analisi, dello scavo nella fragilità che gli viene raccontata.
Per il resto Dimitri è un uomo, proprio come i suoi pazienti, con le sue luci e le sue ombre.
Che cosa fare quando una paziente che le parole dovrebbero curare sceglie invece il silenzio prolungato e straziante per ripararsi sotto l’ombrello?
Cosa dire a chi sta perdendo la sua vita senza volerlo o a chi invece vorrebbe lasciarla per sempre, quella vita?
A chi non si ritiene in diritto né di avere né di dare la vita, perché la sua ha generato la morte?
Dimitri insegna ai suoi pazienti come sopravvivere, ma talvolta impara dalle loro stesse parole: dovremmo far volare gli ombrelli verso il cielo e appenderli nelle nuvole aperti, dovremmo smettere di ripararci sempre dagli acquazzoni, che la pioggia sulla pelle ha parole che l’anima deve ascoltare. E, ancora, dovremmo finirla di camminare così tanto con la ragione dentro le scarpe.
Ci sono uomini come Roberto, che trascinano dolorosamente il loro passato e diventano folli di gelosia, tanto da tessere tele di morte per chi sta loro intorno.
Ma ci sono anche uomini che la morte la portano dentro di sé anche se sono vivi, come Idriss, che ha attraversato il deserto per salvarsi e che non trova più pace a causa delle mostruosità a cui ha assistito.
Massimo Comella sa bene come la realtà spesso superi la fantasia narrativa, per questo nei suoi racconti non ci si sente mai di fronte a un mondo chiuso in una bolla, bensì catapultati nella realtà più cruda, come quella che conosce la sua paziente Zaira.
Il potere distruttivo dei social, il fantasma del femminicidio, la procreazione assistita con embrioni congelati, la droga come risorsa di sopravvivenza sono temi che attraversano le pagine dell’autore.
Ogni storia è un pozzo nero di dolore, Dimitri deve ogni volta fare i conti con rimpianti, rimorsi che non danno tregua, storie di uomini e donne che cercano in lui il primo scalino da affrontare e superare per la risalita.
Tra i suoi stessi dolori, tra le tele dei ragli che si intersecano, tra la ricerca di un Dio che non si trova o si cela agli uomini, nel momento in cui si rende conto di essere un equilibrista in bilico sulla sua corda, Dimitri è uomo tra gli uomini.
Anche lui come quelli che hanno le nuvole sotto l’ombrello, anche lui sotto una pioggia scrosciante e incessante che si confonde con le lacrime, in attesa che la vita gli dia un passaggio.
TITOLO : Come nuvole sotto l’ombrello. Luci e ombre di un terapeuta
EDITORE : Scatole Parlanti
PAGG. 128 EURO 15,00





