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Massimo Tallone, il lusso come filosofia di vita

Massimo Tallone, il lusso come filosofia di vita

Essere o avere?

Massimo Tallone nel suo ultimo lavoro, un saggio dal titolo “Lezioni di lusso e immor(t)alità” non ha dubbi: la nostra felicità è legata all’essere, l’avere contempla solo inutile infelicità.

Giallista di lunga data, fu tra i fondatori di Torinoir, attività alla quale si sono associate nel tempo quella di giornalista e di direttore artistico di una scuola di comunicazione e scrittura.

Se c’è una cifra distintiva che accomuna i vari scritti dell’autore, questa è di certo l’ironia: sottile, arguto, bonariamente caustico, sempre contenuto nei limiti di una garbata eleganza sabauda, semina indizi del suo pensiero nei gialli, dove meno ce li aspetteremmo, per poi condensarli in opere che dicono già tutto nel titolo, come il Dizionario ironico della cultura italiana o A bottega dal maestro di cazzeggio.

Le nuove lezioni, scaturite dalla mente dello scrittore che dice di sé “io amo narrare storie e concepire trame, ma adoro edificare bislacche architetture umoristiche in forma di saggio… “ ci conducono verso un obiettivo anelato, ambito, spesso chimerico, ovverosia il raggiungimento di uno stato di pace interiore, di distacco da tutti gli accidenti quotidiani, di serafica serenità.

E scusate se è poco.

Definizione di lusso in base alla filosofia di Massimo Tallone

La parola chiave del saggio è lusso, non solo perché compare nel titolo di quasi tutti i capitoli, ma perché è il concetto base intorno al quale ruotano tutte le riflessioni dell’autore.

Organizzato in modo rigorosamente scientifico ( ma ricordiamoci sempre dell’assunto ironico…), il saggio esplora tutte le possibili declinazioni del lusso, lo associa a paradigmi di certo insoliti, ne costruisce contorni che ci appaiono all’improvviso familiari, pur essendo partiti da molto lontano rispetto al nostro essere.

Ma ciò che conta in primis è chiarirsi il significato di questo significante entrato di prepotenza nell’era contemporanea ed elevato a vacuo status symbol: il lusso a cui pensa Massimo Tallone non si identifica con un’auto potente, un orologio d’oro massiccio o una villa con piscina, tanto per fare degli esempi, ma si riferisce alla ricchezza interiore, quella dello spirito (o dell’anima, per chi preferisce), quella che conduce a una ‘esagerata esperienza di libertà’.

Se è vero che il lusso, per l’etimologia, è una esagerazione, questo non significa affatto che sia l’esercizio pacchiano di chi non ha classe, gusto o sensibilità, ma può indirizzarsi verso una nobile ed esclusiva ricerca del bello, nonché  nella direzione nuova della libertà da ogni zavorra, eludendo le trappole disseminate nella corsa a ostacoli dell’esistenza.

In questa prospettiva vanno dunque letti i brevi capitoli che si susseguono incalzanti, che scivolano da un aspetto all’altro della nostra esistenza, che ci inducono a lasciare per strada ogni volta qualcosa, un qualcosa di superfluo che davvero non ci servirà più: e non è l’orologio rotto abbandonato da anni in un cassetto, sebbene anche questo vada eliminato come i ricordi inutili, ma proprio quello d’oro, che faceva bello sfoggio di sé al polso.

A quanti e quali tipi di lusso possiamo ambire?

Massimo Tallone ne individua, elenca e definisce più di quaranta, ma ne tralascia uno, a cui l’occhio attento del lettore deve badare: è il lusso che lo scrittore può concedersi di giocare con le sue parole, di districarsi abilmente tra il serio e il faceto, di istruire ingannevolmente e ironicamente chi già è ingannato dalla vita stessa e tenta di prenderne le distanze.

Dice bene Daniela Ronchi della Rocca nella sua prefazione, “forse Tallone ci vuol dire che tutto il rigore etico, questo estremo esercizio di libertà che ci propone, forse… non va tanto preso sul serio”, “questo è un trattato morale profondamente immorale, che volutamente ignora il mondo, la società (se non come disturbo e/o modello deviante)”.

Insomma, prima ancora di iniziare troviamo l’esempio di come sia utile il lusso di non essere coerenti che troviamo spiegato più avanti, perché l’eccessiva coerenza di azioni e opinioni crea noia, non libertà, non permette di sganciarsi da etichette e classificazioni sociali schiavizzanti.

Meglio incoerenti, ci dice Massimo Tallone, che costretti a una vita priva di libertà interiore.

E poi c’è Joseph Bimah, il protagonista delle precedenti lezioni di cazzeggio, che torna al termine di ogni capitolo con una delle sue perle di saggezza, sostenitore di una verità solo sua, indifferente al fatto che essa possa essere condivisa, gran maestro di aforismi, indefesso sostenitore delle sue opinioni, sebbene spesso siano esclusivamente sue.

Rappresenta il rovescio della medaglia, l’uomo fuori dagli schemi, sebbene questi siano a volte una comoda dimora, la voce di una coscienza burlona, che non dovremmo mai mettere a tacere.

Navigando a vista tra il lusso assoluto e quello intermittente, tra il lusso sontuoso mentale, fisico, emotivo e spirituale cerchiamo soltanto un approdo sicuro che, se saremo stati bravi marinai, ci regalerà distacco, mitezza, sorrisi e affettuosità, propri della libertà esagerata.

Il lusso di non dire tutto

E’ il lusso che si garantisce chi prova a raccontare il saggio di Massimo Tallone: impossibile essere esaustivi, i concetti si susseguono rapidi, le sfumature si rincorrono, gli esempi fulminei lasciano subito spazio a nuovi aforismi, a nuovi lampi d’ingegno.

Ma anche questo, in fondo, era stato contemplato dall’autore, che dà spazio al lusso di tacere, di evitare parole che sostituiscano la realtà, che la esplichino in modo equivoco: “Tacere anziché spiegare è un lusso” e denota senso pratico e saggezza.

Talora ci pare che tra i comportamenti suggeriti dall’autore nella ricerca dell’atarassia, il distacco da tutte le passioni foriere di infelicità, ce ne siano alcuni che potrebbero renderci sgradevoli agli occhi della società, ma anche questo è un percorso voluto, “rendersi sgradevoli è un’arte e richiede una tecnica raffinata” e conduce a un risultato certo, evitare in futuro la persone che ammorbano la nostra esistenza perché ci avranno esclusi dalla loro.

Se riusciremo, poi, a comprendere a fondo e mettere in pratica il lusso di non possedere nulla, associandolo a quello delle solitudini, raggiungeremo uno degli obiettivi più difficili ed elevati, da momento che “Il tipo di lusso regalato dalla solitudine, quella scelta, cercata e voluta, è della qualità più alta e struggente”.

A conclusione del suo riflettere, definire, architettare e suggerire Massimo Tallone pone il più raffinato dei lussi, quello di essere felici.

L’umorismo, l’autoironia e la risata liberatoria sono gli strumenti che abbiamo a nostra disposizione, che ci permettono di cancellare preoccupazioni, afflizioni, angosce e tormenti e di indossare una pelle nuova, quotidiana, portatrice di libertà esagerata.

“ Il lusso è un’esperienza del corpo, della mente e dello spirito”.

“Il lusso è un’esperienza personale, intima, privata”.

“Il lusso, soltanto il lusso, dà senso alla vita”

Massimo Tallone, il lusso come filosofia di vitaAUTORE : Massimo Tallone

TITOLO : Lezioni di lusso e immor(t)alità

EDITORE : Golem edizioni

PAGG. 155      EURO 14,00

About Luisa Perlo

Luisa Perlo, Critico Letterario dopo una vita spesa tra i banchi di scuola. Amante dei libri, dei gatti e dei viaggi, considera la lettura lo strumento più efficace per crescere, migliorarsi e trovare il proprio posto nel mondo.

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