
Maurizio Bernardelli Curuz, una storia di stregheria
Maurizio Bernardelli Curuz è nome noto tra gli esperti di storia dell’arte.
Icononolgo, critico d’arte, ha fondato nel 1995 la rivista Stile Arte, un caso editoriale di successo, ancora oggi protagonista di ricerche e contributi originali alla critica d’arte.
E’ stato Direttore Artistico di Brescia Musei, ha curato varie mostre e con i suoi studi innovativi ha contribuito a importanti scoperte.
La Fen Edizioni ha ripubblicato un suo precedente lavoro di studio e analisi del fenomeno della stregheria nel bresciano, relativo al XVI secolo.
“Le streghe bresciane. Confessioni, persecuzioni e roghi fra il XV e il XVI secolo” racconta di un tempo in cui proprio nella regione del bresciano, nello specifico in Valcamonica, fu attuata una caccia alle streghe senza precedenti.
Le streghe di Maurizio Bernardelli Curuz
Delle streghe l’uomo ha sempre avuto timore ma ne ha subito contemporaneamente il fascino.
In secoli in cui la figura femminile, a maggior ragione delle classi subalterne, non aveva alcun potere, la potenza delle parole e dei riti propri della stregheria creava scompiglio.
D’altra parte, la tradizione orale della fiaba ha tra le streghe le sue grandi protagoniste, come facilmente riscontrabile leggendo le Fiabe italiane di Italo Calvino.
Le streghe di Maurizio Bernardelli Curuz non rapiscono bambini, non vivono isolate nei boschi, ma sono inserite nelle comunità di villaggio dove esercitano le loro presunte malie.
Si è nel 1500, si apre un secolo di grande travaglio per la Chiesa cattolica, tra riforma protestante, calvinista e anglicana.
Il potere ecclesiastico è forte della rinnovata Inquisizione, che non esita a mettere in atto feroci torture anche nei confronti delle donne.
Le loro confessioni, estorte tra dolori fisici inenarrabili, confermano il popolo nella sua fede, nella certezza di essere tutelato dall’ingerenza del demonio nel quotidiano.
Quale fosse a quel tempo il confine tra cerimonie religiose, riti propiziatori per la vita contadina e pratiche magiche di origine pagana non è facile oggi capire.
Di certo allora furono tante a pagare il prezzo dell’ignoranza, della paura e dell’oppressione, finendo sul rogo.

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Tra le storie che si narrano relative al bresciano, spicca quella di Benvegnuda Pincinella, capro espiatorio di una mentalità maschilista e repressiva.
Se la paura di un ribaltamento dei valori della Chiesa nel XVI secolo era tangibile e reale, nessuna giustificazione trova l’aver mandato a morte delle donne colpevoli solo di condurre una vita più libera.
Maurizio Bernardelli Curuz ricostruisce la vicenda di Benvegnuda, recupera i documenti del tempo che testimoniano l’accanimento su una donna colpevole solo di troppa autonomia e di una conoscenza erboristica che nulla aveva a che fare col demonio.
Eppure ci sono voluti esattamente cinquecento anni, dal 1518 al 2018 perché fosse riabilitata come una medichessa erbaria, vittima di pregiudizi, discriminazioni e ingiustizie.
Interessante leggere le parole dell’autore in apertura del saggio: “L’idea – nella genesi di Streghe bresciane – fu quella di cercare di comprendere i meccanismi di deformazione della realtà, insiti nella lingua degli atti accusatori.”
Nella ricostruzione della vicenda appare chiaro come la verità venisse distorta nei verbali degli atti giudiziari del tempo, pur di identificare la presunta colpa.
Non mancarono neppure momenti di drammatica frizione tra la Chiesa e la Serenissima Repubblica di Venezia a tal proposito, ma il tragico destino delle donne cadute nelle mani degli Inquisitori era segnato.
Quante ebbero la medesima sorte di Benvegnuda?
Decine e decine, donne che vivevano in modo indipendente, senza sottostare alle regole degli uomini, accusate poi di partecipare ai Sabba durante i quali avrebbero compiuto le più ignobili nefandezze, come rapporti carnali coi diavoli.
A fianco di queste streghe non mancarono uomini come preti eretici, ma la disparità di numero è un dato obiettivo.
Maurizio Bernardelli Curuz, come distorcere la verità
Il curatore del saggio, Glauco Giuliano, approfondisce nella ricca postfazione il lavoro di Maurizio Bernardelli Curuz, parlando di epidemia stregonesca divampata nel bresciano nel XVI secolo.
L’aspetto più accattivante di questo saggio è il modo in cui l’autore individua nella lingua prima parlata, durante gli interrogatori, e poi scritta, negli atti giudiziari, un potentissimo mezzo di distorsione della realtà.
Spesso nei documenti del tempo si legge che le streghe confessavano di loro spontanea volontà di aver partecipato a feste e balli, in quanto non vedevano peccato alcuno in ciò.
In un secondo momento, però, le loro stesse parole venivano caricate di ben altri significati, implicando la condanna al rogo.
Fu così anche per Benvegnuda, la quale raccontò durante il suo interrogatorio di aver partecipato, ogni giovedì sera, a delle feste accompagnata da Zulian, il diavolo che da tredici anni stava nascosto nella sua gamba.
Il qual Zulian, ovviamente, non si palesò nel momento in cui fu arsa viva in piazza Loggia a Brescia.
Ad aggravare la situazione si aggiungeva la pratica di riti pagani osteggiati dalla Chiesa, come la venerazione delle pietre di antichissima origine, legata ai cicli delle stagioni e al rito della fertilità.
Sino a che non furono occupate dalla questione Martin Lutero, ben più impegnativa della stregheria bresciana, la Chiesa e l’Inquisizione non sollevarono lo sguardo da queste manifestazioni di stregheria.
Trovato un altro capro espiatorio nel monaco agostiniano tedesco abbandonarono le streghe al loro destino, trasferendo l’autorità su di esse al tribunale laico.
Dopo il Concilio di Trento e l’ascesa al soglio cardinalizio di Carlo Borromeo i casi in Valcamonica diminuirono radicalmente, così come le confessioni in cui si poteva leggere di feste e danze notturne tra donne e uomini, diavoli e diavolesse.
Benchè frutto della fantasia popolare, esse erano diventate armi potentissime nelle mani dell’Inquisizione per emanare condanne.
Un’Inquisizione che trovava comodo accettare che le streghe venissero portate in volo dai demoni nei luoghi convenuti per il Sabba, come emergeva dalle loro confessioni.
Il saggio di Maurizio Bernardelli Curuz parte dai fatti e dalla cronaca del tempo per cercare chiavi di lettura e interpretazioni plausibili su quegli stessi fatti.
La mentalità e le credenze diffuse in un secolo che trascinava con sé il retaggio del Medioevo favorivano il lavoro dell’Inquisizione, alle prove con accusati che confessavano spontaneamente quanto mai verificatosi, se non in una loro percezione onirica della realtà.
Tutto questo e molto altro nel saggio in questione, che spalanca le porte sulle vessazioni del XVI secolo ai danni del mondo femminile.
AUTORE : Maurizio Bernardelli Curuz
TITOLO : Streghe bresciane Confessioni, persecuzioni e roghi fra il XV e il XVI secolo
EDITORE : Fen Edizioni
PAGG: 195 EURO 18,00




