
Fibromialgia: come combattere il ‘dolore invisibile’
Perché le altre persone non capiscono il dolore che si prova quando si soffre di fibromialgia?
Come comunicarlo e come accettarlo?
Quali sono i risvolti psicologici ed emotivi di questa malattia ‘invisibile’?
A queste domande risponde la psicologa Nicoletta Carpinelli all’interno del volume “La fibromialgia è una sfida: tu puoi vincerla” (Edizioni Lswr), manuale curato dal biologo e nutrizionista Francesco Garritano.
Nel volume, inoltre, l’autore propone un percorso di nutrizione e integrazione che può aiutare a combattere la fibromialgia, malattia difficile da diagnosticare e per questo affrontata, spesso, con strategie non corrette.
Fibromialgia: un dolore ‘invisibile’
“La fibromialgia è una sindrome che mette di fronte a una condizione imprescindibile dell’esistenza umana: il dolore. Il paziente fibromialgico sperimenta ogni giorno cosa vuol dire provare dolore e conviverci cercando, per quanto possibile, di avere una vita normale” spiega la psicologa Carpinelli.
Occorre ricordare che il dolore fibromialgico non ha particolari evidenze cliniche: sembra essere a tutti gli effetti un dolore invisibile, la cui misura è data soltanto dalle parole di chi ne è affetto e dalla sua sofferta testimonianza.
Spesso si manifesta attraverso sintomi comuni quali: affaticamento, disturbi del sonno, ipersensibilità agli stimoli esterni, disfunzioni cognitive, rigidità muscolare.
Il dolore non è soltanto fisico: è anche psicologico. Si genera una sofferenza che lascia la persona senza forze e impotente.
Tuttavia, far capire agli altri cosa si prova quando si convive con un dolore quotidiano e invisibile, poco conosciuto e compreso, non è affatto facile.
“Si rischia, spesso, di essere accusati di esagerare, di amplificare le sensazioni, addirittura di essere pigri o svogliati a causa della stanchezza cronica – continua la psicologa – Ed è estremamente ingiusto”.

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“Immaginate di trovarvi in casa vostra e di sentire che qualcuno bussa alla porta, qualcuno che non volete accogliere – spiega la dottoressa – Se lo ignorate, continuerà a bussare sempre più forte, fino a quando non riuscirà a sfondare la porta entrando con violenza. Questo è esattamente ciò che fa il dolore quando bussa alla nostra porta e non lo accogliamo. Non è certo il benvenuto, ma proviamo ad aprire e ascoltare cosa ha da dirci, cosa vuole comunicarci, come ci fa sentire. Le emozioni negative, i disagi, spesso necessitano soltanto di essere accolti, guardati, vissuti fino in fondo, per poi svanire così come sono arrivati”.
Un buon modo di accoglierlo è lasciar entrare tutte le emozioni che esso suscita, senza paura e timore: le emozioni nascono sempre da noi e, come tali, possiamo gestirle o imparare a farlo.
Gestire, però, non vuol dire controllare o soffocare.
Significa riconoscere l’emozione che stiamo provando in un determinato momento e prendervi contatto per poter rispondere in modo adeguato, senza sentirsi sopraffatti.
Partire dalle radici
Parlando della nostra salute, il Dott. Garritano introduce una metafora suggestiva.
“Immaginate che il nostro organismo sia un terreno: pensate possa crescere un albero alto e florido se il suolo è arido e secco? Ovviamente no. Per questo è necessario agire sulle radici, non concentrandosi sul singolo alimento dannoso per la nostra salute, ma sul nostro intero stile di vita”, spiega l’esperto.
Secondo Garritano possiamo trovarci in una condizione di infiammazione cronica di basso grado, cronica intermedia e acuta.
Per semplificare, immaginiamo l’infiammazione come un incendio: il primo caso riguarda la brace ancora calda e da non sottovalutare, il secondo un incendio che divampa periodicamente e la terza un incendio incontrollabile.
“Quando dico che siamo tutti un po’ infiammati non esagero. Lo stile di vita moderno ci porta inevitabilmente a sviluppare sintomi infiammatori sistemici“, spiega Garritano.
E la colpa, generalizzando, non può che essere nostra: mangiamo male, dormiamo poco, viviamo perennemente sotto stress e siamo spesso sedentari.
Prima di intervenire sul dolore fibromialgico, quindi, è necessario fare un passo indietro per comprendere ‘come stiamo vivendo’.
Consigli pratici
Abbassare il perenne stato infiammatorio dell’organismo significa, in sostanza, favorire il suo stato di salute.
Ecco quali sono gli elementi chiave su cui soffermarsi secondo il Dott. Garritano.
- Agire sull’alimentazione. L’alimentazione odierna è troppo monotona, e sarebbe opportuno prestare attenzione al consumo di latticini, glutine, lieviti.
- Eliminare i cibi pro-infiammatori. Zucchero e dolcificanti, farina bianca, sale (consumato in maniera eccessiva), coloranti, conservanti, aromi artificiali, additivi chimici.
- Prestare attenzione a ciò che si acquista. Prediligere prodotti sani, km 0 e di stagione.
- Bere a sufficienza. Molte persone non bevono abbastanza acqua e, secondo Garritano, sarebbero da prediligere acque naturalmente imbottigliate in vetro, con pH leggermente alcalino e buona quantità di minerali quali magnesio e potassio.
- Masticare lentamente, perchè la ‘prima digestione avviene in bocca’.
- Limitare il più possibile frenesia e stress, che aumentano i livelli di cortisolo, ormone infiammatorio. Alcuni consigli utili per ‘vivere senza stress’ potrebbero essere la meditazione, la respirazione diaframmatica, lo yoga.
- Rispettare i ritmi cronobiologici dei pasti. Colazione abbondante per avere energia tutta la giornata (poichè al mattino il nostro corpo è predisposto a bruciare calorie). Al pomeriggio e alla sera, invece, il cibo mangiato si trasforma maggiormente in grasso di deposito. Optare quindi per una cena leggera, come minestre e zuppe.
- Praticare attività fisica. Anche una semplice passeggiata ogni giorno può migliorare molto il nostro stato di salute.
- Migliorare la qualità del riposo notturno, cercando di dormire 7-8 ore ogni notte.
Vicinanza emotiva: un rimedio per aiutare chi soffre di fibromialgia
Come aiutare, anche psicologicamente, chi convive con la fibromialgia?
“Per accogliere la sofferenza altrui e alleviarla, non sono sempre necessarie parole o particolari studi. Uno degli strumenti più potenti che abbiamo la possibilità di usare sono le manifestazioni fisiche della nostra vicinanza emotiva, cioè baci, carezze e abbracci“, spiega Carpinelli.
Proprio così: un abbraccio ha un grandissimo potere terapeutico, dovuto non soltanto all’energia positiva che si sprigiona dall’atto affettuoso di contatto tra due persone, ma anche all’attivazione del sistema nervoso vegetativo parasimpatico; alla liberazione di endorfine – i nostri analgesici naturali, che riducono la percezione del dolore – e alla produzione di altri ormoni come serotonina, dopamina e ossitocina, tutti volti al raggiungimento di un benessere psico-fisico.
Copertina: Foto di Andrea Piacquadio: https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-in-canotta-grigia-mentre-e-seduto-sul-letto-3807730/
Foto di Andrea Piacquadio: https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-in-canotta-grigia-3812757/
Foto di Marcus Aurelius: https://www.pexels.com/it-it/foto/strada-amici-donne-felice-9789300/




