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Roberto Vecchioni racconta lezioni di scuola che sono lezioni di vita

Roberto Vecchioni racconta lezioni di scuola che sono lezioni di vita

Roberto Vecchioni, il professor Roberto Vecchioni è tornato in cattedra.

Lo ha fatto virtualmente, in uno dei momenti più brutti, se non il peggiore, vissuto dalla scuola italiana, investita dal virus covid-19 come da un violentissimo tsunami.

Nel momento in cui la scuola ha chiuso per necessità le porte agli studenti di ogni ordine e grado, il professore ha relegato in un cantuccio il cantautore, ha ripreso possesso della sua arma più potente, la parola, ed ha scritto “Lezioni di volo e di atterraggio”, un libro difficile da definire, perché è contemporaneamente autobiografia, abbandono al mondo del possibile oltreché del reale, raccolta di quindici racconti ma anche romanzo, perché letti tutti insieme svelano il loro essere una trama unica e compatta.

Roberto Vecchioni, nato come professore di lettere classiche, diventato poi paroliere, cantautore, scrittore, di acqua scorrere al suo mulino ne ha vista tanta, ha raccolto successi in ogni campo e da ogni fascia di pubblico.

Ciò che lo distingue è l’essere rimasto insegnante sino al momento della pensione, sia in licei classici (latino e greco le sue materie specifiche) sia in diverse Università, nonostante il grande successo come artista.

Ma in fondo il suo percorso non è così diverso da quello di molti altri suoi colleghi, perché si è insegnante, non si fa l’insegnante, è un abito di cui non ci si può svestire per riporlo in un armadio con l’antitarme, lo si indossa per sempre.

Benché non ne avessimo bisogno, la conferma arriva proprio da questo suo ultimo lavoro: le lezioni del titolo sono lezioni scolastiche da lui impartite e narrate a tutti quelli che hanno ancora fiducia nella nostra scuola.

Forte della sua convinzione che la scuola sia libertà, gioia di stare insieme, partecipazione alla vita comune, Roberto Vecchioni ha definito la DAD “una ferita forte, quasi mortale”: comunicare con e tra studenti mediante uno schermo priva la didattica di un aspetto fondamentale, la crescita umana, che avviene solo col confronto diretto, con l’empatia.

La singolare didattica del professor Roberto Vecchioni

Quanto raccontato nel libro è dunque il recupero di alcune particolari lezioni che il professore tenne con una sua classe di liceo, che lui stesso definisce speciale, negli anni milanesi.

In quegli anni, gli anni Ottanta in cui tutto sembrava a portata di mano, facile da raggiungere, ogni lunedì il professore e i suoi studenti lasciavano l’aula per trasferirsi nei parchi, in strada, in osteria lungo i Navigli, per fare quelle che lui definisce lezioni aperte e libere associazioni di cultura, le giornate di follia.

Non c’è insegnante al mondo che non abbia desiderato di viverne almeno una nella sua carriera, sentire per una volta che non si somministra passivamente cultura ma la si crea, la si plasma, la si fa emergere dai semi più reconditi pronti a germogliare.

Il luogo, i tempi, le persone gli hanno permesso di esserne protagonista, riportandone una memoria indelebile che ha trovato il suo compimento quasi naturale nelle lezioni di volo e di atterraggio.

Lezioni che non sono ovviamente istruzioni per pilotare un Piper ma momenti in cui il docente si spinge più in alto possibile per far sì che i discenti spieghino le loro ali e lo raggiungano lassù, dove la vita è raccontata con le parole e le parole diventano vita. Ma poi bisogna atterrare, ritornare coi piedi per terra per affrontare il possibile filtrato dal reale.

Basta una sola parola, scelta con la cura che si riserva alle cose più preziose, a scatenare una catena di pensieri che si rincorrono come le tessere di un domino, attraversano l’arte, la letteratura, la filosofia, il pensiero degli antichi e dei moderni, stravolgono le idee preconfezionate e le opinioni comuni per sprofondare nel pensiero laterale e costruire possibilità parallele, in una infinita recita a soggetto.

I quindici racconti sono dunque racchiusi in questa cornice non detta, ma ben chiara: sono momenti successivi di un anno scolastico, espressione del metodo di insegnamento che si basa sulla fiducia ai ragazzi, alle loro potenzialità e capacità, rendendoli i veri protagonisti dell’imparare.

Roberto Vecchioni come Socrate?

Perché no, visto che la maieutica dell’uno e la didattica dell’altro sono accomunate dalla volontà di prendere per mano il proprio allievo e condurlo verso la conoscenza, abbandonando le opinioni fasulle, compresa quella che esista una sola verità.

Cultura antica e moderna nelle lezioni di Roberto Vecchioni

Un docente, una classe, un luogo “altro”: ma per parlare di cosa?

Difficile trovare un argomento per ogni racconto, perché una volta dato il via ai ragionamenti individuali non ci sono più spazi chiusi in cui muoversi, ma solo spazi aperti senza steccati, senza rischio di finire nel temuto “fuori tema” che ha annientato generazioni di studenti.

La conoscenza che trasuda dalle pagine del libro è tantissima, vasta e profonda, ruota costantemente intorno al pensiero umanista, lasciando da parte la scienza e le sue verità, che appartengono ad altri.

Qui si gioca con le parole, con la loro origine a volte misteriosa, con la filologia, la linguistica, la semiologia, la letteratura antica e presente, con la leggerezza che solo l’ironia può dare ai temi più seri di discussione.

Alla prima lezione gli studenti avevano pensato che il loro professore fosse pazzo, poi avevano capito e imparato a muoversi tra tutte le possibilità del reale e del fantastico, indistintamente.

Essi non hanno nomi qualsiasi, ma si chiamano come i grandi artisti della storia, al maschile e al femminile, come Bencivieni detto Cimabue, Merisi detto Caravaggio, Sanzio detto Raffaello, come Gentileschi, Kahlo o De Lempicka.

Dal mito si passa alla fiaba, la favola di Amore e Psiche spiega la storia della bella addormentata attraverso i topoi letterari che hanno attraversato i secoli, il mito di Demetra rimanda a Callimaco e Pavese e ai miti moderni, quelli della gente più semplice, ad esempio a Mario Corso.

I proverbi e i modi di dire affondano le loro radici nella classicità, ma il problema non è decodificarli al presente bensì storicizzarli, fare di essi uno strumento di conoscenza linguistica.

Ospiti illustri delle lezioni sono gli evangelisti, dei quali i ragazzi immaginano una possibile fitta corrispondenza prima dei testi scritti, e Alda Merini, tanto amata da Roberto Vecchioni da usare le sue poesie come chiave d’accesso al mondo delle seconde verità.

A Socrate e alla sua filosofia un posto d’onore, anche se il professore ne fa strumento di improvvisazione per aprire le menti all’accoglienza di Platone: smontare un episodio come quello della sua morte immaginandone un’altra e spacciandola sul momento per quella reale porta a farsi tante, troppe domande per poi dimenticare come si è arrivati alla risposta.

E’ certo insolito spiegare l’ origine delle lingue e delle tante loro parole simili scrivendo sulla tovaglia di carta di un’osteria ai Navigli, come lo è altrettanto servirsi della conoscenza di un vecchio appassionato di lirica trobadorica come Léonard Bataille scambiandosi opinioni al bar.

Tra Fabrizio de Andrè e Omero, tra la storia di Marinella e la rivisitazione del viaggio di Ulisse immaginato come un’allucinazione successiva ad una somministrazione eccessiva di loto si arriva a Spoon River e alla letteratura cimiteriale, che trova la sua giusta dimensione se illustrata al cimitero.

Non c’è nulla di scontato nelle lezioni di Roberto Vecchioni, ci si inoltra su un terreno sconosciuto ma arricchente, denso di sollecitazioni ad ogni passo.

E in fondo, cosa chiedere di più all’uomo che dalla cattedra reale o metaforica “navigava in un mare che altri, fuori, vedevano come una pozzanghera”?

Roberto Vecchioni racconta lezioni di scuola che sono lezioni di vitaAUTORE : Roberto Vecchioni

TITOLO : Lezioni di volo e di atterraggio

EDITORE : Einaudi

PAGG. 208,   EURO 17.00  (disponibile versione eBook euro 9,99)

 

 

 

 

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo, Critico Letterario

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