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Salvatore Basile, come ritrovare la vita smarrita

Salvatore Basile, come ritrovare la vita smarrita

A chi di noi non è capitato di scordare su un treno un oggetto personale, più o meno carico di significato?

La medesima domanda se l’è posta lo scrittore Salvatore Basile, leggendo sul giornale, stando a quanto si racconta, la notizia del rinvenimento alla stazione di Milano di un polmone d’acciaio scordato dal proprietario.

Pur allontanandosi dai casi estremi, come il suddetto, possiamo pensare a quanti ombrelli sono passati di mano a causa di persone sbadate, a quanti libri sono stati letti da lettori altri rispetto a quelli a cui erano destinati, a quante chiavi non hanno più aperto le corrispondenti serrature.

C’è un mondo popolato di personaggi interessantissimi alle spalle degli oggetti smarriti, una casistica che, se riportata sul lettino di uno psicanalista, saprebbe dirci molto sui nostri comportamenti consci o inconsci.

I depositi Oggetti Smarriti, un tempo esistenti in tutte le grandi Stazioni, garantivano la possibilità di accedere ad un fantasmagorico elenco di oggetti, che avrebbero fatto la felicità di uno scanzonato scrittore come Achille Campanile.

Salvatore Basile, che è sceneggiatore e regista e molto ha scritto per il cinema, ha invece riflettuto seriamente sul senso dell’abbandono, senza limitarsi agli oggetti, ma traslando verso gli individui, capaci di abbandonare e di essere dolorosamente abbandonati.

Il treno di Salvatore Basile è un contenitore di storie di vita

Il suo romanzo, “Lo strano viaggio di un oggetto smarrito”, parla di uomini e di cose, di oggetti, e di come entrambi abbiano una vita propria, talvolta troppo simile, tanto da identificarsi gli uni negli altri.

Michele, il protagonista , ha soltanto trent’anni, ma la sua chiusura al mondo, il suo essere bastante a se stesso, la mancanza di relazioni interpersonali lo connotano come vecchio, di una vecchiaia interiore pari a quella ben tratteggiata da Italo Svevo nei suoi romanzi di inizio ‘900.

Vive a Miniera di Mare, nella piccola stazione dove, seguendo le orme paterne, è diventato capostazione, col compito di vigilare sull’unico treno che viaggia su quella linea. Per il resto, nulla, niente amicizie o amori, niente interessi capaci di risvegliarlo dall’apatia in cui è piombato da bambino, a causa dell’abbandono della madre.

Aveva solo sette  anni, Michele, quando vide sua madre salire su quel treno con una valigia, dentro alla quale, dopo aver ottenuto il permesso del figlio, aveva inserito anche un quaderno dalla copertina rossa che gli serviva da diario.

Sua madre aveva promesso di tornare, ma non l’ha mai fatto, creando nel figlio un senso di mancanza dovuta all’abbandono che non è mai riuscito a colmare.

Capita però che Michele, intento alle operazioni di riordino e pulizia all’interno del treno, rinvenga proprio quel diario, pizzicato tra due sedili, dimenticato per caso o per volontà chissà da chi.

Ed ecco che il passato torna prepotentemente a farsi sentire, il quaderno è molto di più di un oggetto smarrito, è un segnale, un simbolo che solo lui sa cogliere, si trasforma ai suoi occhi in un correlativo oggettivo capace di evocare una vita vissuta in modo profondamente diverso dalle aspettative.

L’angusta stazione in cui trascorre le sue giornate appare all’improvviso troppo stretta, l’insieme di tutti gli oggetti da lui raccolti e poi gelosamente custoditi dal tempo non riveste più alcuna funzione consolatoria.

Per Michele la soluzione al suo tormento interiore arriva attraverso Elena, una ragazza capace di leggere in positivo gli imprevisti della vita, dotata di quella vitalità e di quell’entusiasmo di cui Michele è totalmente privo, chiuso nel dolore che gli ha provocato la madre non mantenendo la sua promessa più importante, quella di fare ritorno da suo figlio.

Gli affetti assenti, gli abbracci mancati, le parole mute mai pronunciate negli anni lo hanno reso refrattario al dolore, ma solo in superficie: sotto la scorza del misantropo c’è solo un ragazzo diventato uomo troppo in fretta e con troppa solitudine.

Uomini e cose tra gli oggetti smarriti di Salvatore Basile

A Salvatore Basile non piace l’arrendevolezza, per cui regala a Michele la sua opportunità di riscatto: sollecitato dalla vitalità di Elena, dalla sua capacità di rielaborare e superare la sofferenza, decide di cercare le risposte alle tante domande che hanno segnato la sua vita ed inizia un percorso di ricerca, convinto che il diario ritrovato debba essere considerato un’opportunità offerta dal caso.

La sedentarietà che era stata deliberatamente scelta come modulo di vita viene superata, Michele parte finalmente staccandosi dal presente monotono che ha caratterizzato i suoi ultimi vent’anni e imponendosi di comprendere il mondo che ha sempre rifiutato di attraversare.

Salvatore Basile è ben consapevole delle difficoltà che ogni individuo incrocia nel suo vivere quando si sente egli stesso un oggetto abbandonato, dimenticato all’atto di una partenza che non prevede ritorno.

Nell’oceano dell’indifferenza quotidiana cerchiamo tutti la nostra Elena, la sferzata di vita che ci aiuti a credere ancora in noi stessi e negli altri, distogliendoci dall’apatia in cui consumiamo il nostro tempo, sprecandolo inutilmente.

La vicenda di Michele è un invito ad aprire gli occhi ed il cuore alla vita, che appare a Salvatore Basile quasi una fiaba, tanto può essere bella se degnamente vissuta.

Per questo, come in ogni fiaba che si rispetti, alla mancanza iniziale della madre si contrappone la partenza del nostro eroe moderno, che attraverso Elena, la sua aiutante, affrontando prove superabili e insuccessi, arriva alla fine del suo viaggio, con l’inevitabile lieto fine, il ritrovamento di se stesso e del suo cuore smarrito.

Non ce ne voglia Propp se abbiamo declinato a modo nostro la sua teoria narratologica, piegandola alla necessità di una fiaba moderna.

Quello che davvero ci consola è credere nella capacità di ciascuno di trasformarsi da vittima a vincente, come avviene nel caso di Michele, la cui storia ci aiuta a capire che la soluzione non sta fuori di noi, negli oggetti smarriti e mai più ritrovati, ma nel profondo di noi stessi, l’unico “magazzino” in cui valga la pena accatastare  i pezzi del nostro cuore smarrito.

Salvatore Basile, come ritrovare la vita smarrita

 

AUTORE : Salvatore Basile

TITOLO : Lo strano viaggio di un oggetto smarrito

 EDITORE : Garzanti

PAGG. 302,  EURO 16,90

 

 

 

 

 

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo
Luisa Perlo, Critico Letterario

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