
Valerio Di Donato, La via di Emilio, Ronzani editore
Valerio Di Donato (Teramo, 1955) è cresciuto e ha studiato a Treviso, e si è laureato in Scienze Politiche a Padova. Alla fine degli anni ’80 si è trasferito a Brescia, dove tutt’ora risiede e ove è stato per ventidue anni giornalista presso il «Giornale di Brescia».
Nel 2006 ha pubblicato ISTRIANIERI. Storie di esilio e nel 2021 Le fiamme dei Balcani.
Nei primi anni Novanta si appassiona alla ‘questione istriana’, alle vicende degli esuli giuliano-dalmati e alle guerre in ex Jugoslavia.
Ha realizzato articoli e reportage sul territorio in Istria, Croazia, Serbia e Bosnia, anche come inviato del «Giornale di Brescia» a Belgrado durante e dopo le guerre degli anni Novanta. Da questa esperienza trae l’ispirazione per i suoi romanzi, l’ultimo dei quali è La via di Emilio.
Né scordare né dimenticare
Valerio Di Donato sa per esperienza che ci sono momenti della Storia che hanno travolto a tal punto le vite quotidiane della gente da non poter essere ignorati.
Non possono essere dimenticati, tenuti lontani dalla nostra mente. Dovrebbe essere la razionalità che ci caratterizza come essere umani a identificarli come esempio da non ripetere mai più.
Non possono essere scordati, tenuti lontani dal nostro cuore, perché sono grevi di dolore, di difficoltà, di sofferenza, tanto che il nostro sentire non può non essere coinvolto a livello emotivo.
Uno di questi momenti è quello che Valerio Di Donato ha deciso di analizzare nei particolari, di studiare nelle sue complicate dinamiche.
Il risultato del suo lavoro è confluito non in un saggio, ma in un romanzo, il cui protagonista, Emilio, è stato testimone diretto dei fatti che narra.
Ancora una volta si parla di questione istriana, delle vicende degli esuli giuliano-dalmati, un periodo storico troppo spesso relegato in secondo piano, sacrificato a vantaggio di fatti più eclatanti.
Si racconta di uomini e donne costretti a un esodo forzato, di foibe e di campi di concentramento in Dalmazia. Ma soprattutto in Emilio si ritrova la figura di Giacomo Scotti, a cui Valerio Di Donato si è liberamente ispirato.

Leggi sul parto, ascoltare le società scientifiche
Norme per l’incremento del livello di sicurezza del parto naturale: secondo i ginecologi, non ha significato…Emilio, lo specchio di Giacomo Scotti

Leggi sul parto, ascoltare le società scientifiche
Giacomo Scotti, classe 1928, è uno scrittore, giornalista e traduttore.
Non ancora ventenne, giovane fervente antifascista e comunista, emigrò in Istria, appena ceduta dall’Italia alla Jugoslavia socialista a seguito del trattato di Parigi fra l’Italia e le potenze alleate, dove dapprima visse a Pola, quindi a Fiume.
Il suo vivere tra Italia e Croazia gli ha permesso di penetrare la cultura di entrambi i popoli, da cui ha ricevuto importanti riconoscimenti.
Nell’Emilio di Valerio Di Donato c’è molto di Scotti, a cominciare dall’età: Emilio è un distinto signore di più di 95 anni che vive insieme alla moglie a Fiume.
Esce poco, dialoga a volte con qualche amico, ma più che altro vive nei suoi ricordi, tanti e limpidi. Proprio grazie a essi il lettore si addentra nella Storia.
L’autore non la richiama superficialmente, ma ne dà molti e importanti dettagli, trasformando il suo romanzo in testimonianza.
Il tutto attraverso un dialogo, quello tra Emilio e la Voce, il suono vivo della memoria che lo porta a estrarre da un passato lontano gli episodi più vivi.
Valerio Di Donato, la vita come fuga
Per tutti la vita è sostanzialmente una fuga, una corsa senza fine verso quel punto d’arrivo a cui nessuno si può sottrarre. Per i protagonisti dei ricordi di Emilio la vita è stata una fuga dal nemico, dalle proprie case, dai nuovi poteri, da una politica cieca e violenta.
La Voce gli richiama alla mente delle date, punti fermi del suo passato.
Febbraio 1947: dalla stazione di Bologna parte un treno di esuli istriani mentre Emilio corre verso i suoi ideali ma deve imparare a distinguere il giusto dallo sbagliato, l’uomo dall’idea, per errata che sia.
>Gli ci sono voluti molti anni per capire che le ombre del passato sono molto lunghe e mentre gli italiani d’Istria tumulavano il loro destino un po’ di me andava via con loro.
1960: Emilio non accetta passivamente quanto il partito impone, sviluppa il suo spirito critico, scrive da giornalista in modo politicamente scorretto.
Per lui si aprono le porte del carcere, con delatori al servizio di un perverso gioco di potere.
I suoi ideali lo avevano portato ad essere considerato un nemico del popolo.
La Voce ed Emilio dialogano in un crescendo di passione e di dolore quasi fisico. Emilio lascia che tanti altri momenti come questi vengano rivissuti.
Il lato più buio della Storia
Le vicende personali di Emilio si legano a quelle vissute da centinaia di altre persone, di alcune delle quali non è rimasto neppure il nome, scomparso nelle foibe o nel campo di concentramento.
Così la voce riapre una dolorosissima ferita e ricorda la devastante esperienza che attendeva chiunque entrasse in rotta di collisione con il potere: Goli Otok, in italiano Isola Calva. Un cumulo di sassi alto fino a 230 metri in mezzo al Canale della Morlacca, tra l’isola di Arbe e la costa dalmata. Il più atroce gulag del Novecento, sostengono molti storici.
Un luogo di cui sino alla morte di Tito fu proibito parlare, di cui ben poco si sapeva al di fuori dei confini jugoslavi.
Ma Emilio non dimentica che a Golo Otok, dopo la rottura tra Stalin e Tito del 1948, vennero deportati molti dei comunisti, jugoslavi e non (anche italiani), vicini alle posizioni staliniste.
Un mondo abitato da sommersi e salvati, per usare le parole di Primo Levi.
Le Foibe
E poi le Foibe, per non dimenticare le quali è stato istituito il Giorno del Ricordo. Una memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati.
Su questo punto Emilio riflette a lungo insieme alla Voce. L’obiettivo è restituire il giusto peso a chi si mosse in quel contesto di orrore e violenza spesso gratuita.
Ed è proprio con la mente sgombra da pregiudizi e da falsi storici che Emilio si appresta a redigere un suo resoconto su questi momenti storici.
Il suo obiettivo dichiarato è quello di unire, cucire, capire, far incontrare quelle che in politichese venivano definite sensibilità diverse.
Lui non avrebbe certo alzato nuovi muri, ma indicato una direzione. Una sua via.
La via di Emilio.
Nel suo presente convivono poi tutti gli eventi degli anni Novanta. Come le guerre balcaniche, le scelte da giornalista, il prezzo pagato per essere onesto e schietto.
La sua è una vecchiaia ricca di memorie, ma in tutte queste Emilio si propone di trasmettere quelle che aiuteranno chi leggerà i suoi scritti a capire, a costruirsi un pensiero asciutto, severo ma sincero di un passato che non bisogna accantonare.





