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Anziani cardiopatici, il caldo li mette a dura prova

Anziani cardiopatici, il caldo li mette a dura prova

Oltre il 70% degli ipertesi è ultrasettantenne, l’infarto colpisce di più tra i 66 e i 69 anni, l’età media di chi soffre di scompenso cardiaco cronico è 75 anni, mentre 80 quella di chi ha la fibrillazione atriale. Le malattie cardiovascolari più diffuse, quindi, coincidono molto spesso con un’età avanzata e convivono di frequente con altre problematiche tipiche della vecchiaia. Gli anziani cardiopatici sono sempre più numerosi.

Ciò nonostante, anzi, proprio a causa di questa maggiore fragilità , gli anziani con problemi di cuore sono spesso sottotrattati rispetto ai più giovani e non curati adeguatamente: per lottare contro questa sorta di “discriminazione”, qualche anno fa è nata la Società Italiana di Cardiologia Geriatrica.

L’estate, rappresenta un periodo molto critico per i cardiopatici e per gli anziani in generale, e quindi a maggior ragione per chi ha entrambe le condizioni. Servono attenzioni e accorgimenti particolari. Scopriamo quali.

Anziani cardiopatici: estate periodo critico

Il clima caldo, soprattutto se afoso, mette a dura prova l’organismo: se il calore è elevato, unito a un alto tasso di umidità nell’atmosfera, il sudore corporeo non riesce a evaporare e quindi non permette al corpo di liberarsi del calore in eccesso, determinando il cosiddetto colpo di calore. Se si espone troppo a lungo il capo ai raggi diretti del sole, invece, c’è il rischio di un’insolazione e, se non si reintegrano i liquidi persi sudando, si rischia la disidratazione.

Si tratta di malori che possono colpire chiunque, ma che risultano più pericolosi nei soggetti per natura più fragili, come bambini, anziani e malati.

Gli anziani cardiopatici, in particolare, sono ancora più a rischio, perché il clima caldo mette in funzione meccanismi di autoregolazione relativi proprio all’apparato cardiovascolare, per mantenere una giusta temperatura corporea. Il sistema nervoso, infatti, stimola la ridistribuzione del sangue circolante, facendolo circolare dagli apparati interni verso le vene della pelle, per favorire la sudorazione e, di conseguenza, il raffreddamento del corpo. Questo provoca un aumento della frequenza cardiaca, una dilatazione dei vasi sanguigni e quindi un abbassamento della pressione arteriosa, fenomeni naturali che, però, se l’apparato è compromesso, possono essere molto pericolosi.

Anziani cardiopatici: al mare o in montagna

Restare in città non è la soluzione ideale per chi è in età avanzata e ha problemi di cuore, perché negli ambienti urbani è più frequente che al calore si associ l’afa. Nulla vieta, quindi, di recarsi in vacanza, con l’accortezza di portare con sé tutti i medicinali necessari per coprire il numero di giorni di villeggiatura: non si va in vacanza dalle cure. «Mare o montagna non fa differenza, ma se si opta per la seconda meta, bisogna evitare di superare i 1500 metri di altitudine: a questa quota, infatti, comincia a scendere la pressione atmosferica, che determina una minore quantità di ossigeno nell’organismo, affaticando troppo un cuore già malato» chiarisce Marchionni.

Anziani cardiopatici: inque regole d’oro

Ecco i consigli perché un cuore anziano e malato possa affrontare al meglio l’estate.

1 Rivedere la cura antipertensiva

Con l’arrivo dell’estate è importante rivedere con il cardiologo o il medico di medicina generale la cura con i farmaci antipertensivi. Il caldo, infatti, determina una vasodilatazione e quindi di per sé un abbassamento della pressione che, unito a quello determinato dai farmaci contro l’ipertensione, può essere troppo marcato e determinare perdita di sensi con caduta a terra. Traumi cranici e fratture al femore sono dietro l’angolo, con rischi di strascichi pesanti se non fatali in particolare proprio per gli anziani. Paradossalmente un calo eccessivo della pressione può arrivare a causare anche infarti o ictus, se il sangue non riesce a irrorare adeguatamente cuore o cervello.

2 Attenzione all’idratazione

Gli anziani cardiopatici devono reintegrare i liquidi persi con il sudore bevendo almeno un litro e mezzo di acqua al giorno, anche quando non avvertono il bisogno, a piccoli sorsi e senza fretta.

Il consiglio non vale, però, per chi ha un serio scompenso cardiaco con tendenza ad accumulare liquidi: in questi casi sarà il medico a consigliare come affrontare la calura (in genere attraverso aggiustamenti delle terapie)

Il reintegro di liquidi è importante perché con l’avanzare dell’età si compromette il naturale equilibrio idroelettrolitico (cioè quello tra eliminazione dei liquidi e sali in eccesso e reintegro di quelli persi), per cui l’organismo ha una minore capacità di risparmiare acqua e aali e aumenta il rischio di disidratazione. «Mentre in un adulto l’acqua costituisce circa il 60% del corpo, nell’anziano questa percentuale si riduce al 40-45%. Inoltre con l’età si riduce sensibilmente lo stimolo della sete» sottolinea il medico.

Oltre all’acqua, sì al the, meglio se tiepido, ai succhi di frutta e ai frullati, e a frutta e verdura in generale. Da evitare, bevande gassate, zuccherate e caffè in eccesso ( stimolano la diuresi), gli alcolici (favoriscono la vasodilatazione, aumentano la sudorazione e la frequenza cardiaca) e in generale le bevande troppo fredde, che, oltre a favorire una congestione, aumentano la sudorazione.

3 Rivedere la cura con i diuretici

Con l’arrivo del caldo estivo, è bene consultare il cardiologo per rivedere anche i dosaggi dei farmaci diuretici. Chi ha problemi di cuore (e in particolare chi soffre di scompenso cardiaco), infatti, è spesso in cura con questi medicinali per stimolare l’eliminazione di acqua e sodio dall’organismo e ridurre, quindi, la ritenzione di liquidi, che determina sintomi come fiato corto, gonfiore alle gambe e addome dilatato, e per diminuire il volume del sangue circolante, a tutto vantaggio dei valori della pressione arteriosa.

È evidente, però, che l’assunzione degli stessi dosaggi di diuretici che si prendono durante il resto dell’anno può aumentare il rischio disidratazione. Inoltre, la maggior parte dei medicinali è eliminata attraverso i reni che però, in condizioni di disidratazione lavorano con fatica: si rischia quindi un sovraccarico renale, che può sfociare un’insufficienza acuta, e anche maggiori effetti collaterali legati ai farmaci, la cui concentrazione nell’organismo aumenta a causa della ridotta funzione renale.

4 Attività fisica sì ma con attenzione

L’attività fisica è importante, anche quando gli anni sono tanti e il cuore malato. Bisogna, però, evitare gli sforzi bruschi ed intensi, soprattutto se durante il resto dell’anno si conduce una vita sedentaria: l’ideale sarebbe una pratica regolare, tutto l’anno, tre volte a settimana.

Prima di partire, quindi, può essere consigliabile fare una visita completa dal cardiologo con annesso elettrocardiogramma sotto sforzo. La regola di base è raggiungere una frequenza cardiaca tanto più lontana da quella massima, quanto più serio è il problema cardiovascolare di cui si soffre. La frequenza cardiaca massima si calcola, sottraendo a 220 la propria età, per gli uomini, a 200 per le donne: così una donna di 80 anni, sana, può raggiungere una frequenza cardiaca massima di 120 battiti al minuto. Chiaramente se soffre di cuore, non dovrà assolutamente arrivare a questi livelli.

Sì a lunghe passeggiate a passo regolare e anche al nuoto, al mattino o all’imbrunire. Fondamentale, però, immergersi in acqua in modo graduale e sempre a partire dai piedi, quindi senza tuffi, perché l’immersione in acqua fredda del volto stimola particolari recettori che rallentano il cuore e determinano una brusca vasodilatazione.

5 Mantenere le sane abitudini quotidiane

Si va in vacanza, ma non dalle sane abitudini. Non bisogna, quindi, abbandonare o sottovalutare le cure solo perché si è al mare o in montagna, anzi è bene fare una visita in più dal cardiologo prima della partenza per evitare rischi (e per fare tutti gli aggiustamenti del caso consigliati).

Allo stesso modo, è bene mantenere la stessa alimentazione sana che si segue a casa e non lasciarsi andare troppo con intingoli, alimenti salati e ricchi di grassi.

Infine, se si soggiorna a lungo lontano da casa, è bene far controllare regolarmente la pressione arteriosa: è possibile farlo anche nelle farmacie.

Gli accorgimenti ovvi ma sempre validi

  • evitare di uscire nelle ore più calde della giornata, cioè dalle 12.00 alle 18.00;
  • uscire di casa sempre con un cappello (o anche un parasole), occhiali da sole, una bottiglia d’acqua e applicando creme con schermi solari protettivi per evitare scottature;
  • indossare indumenti in fibre naturali, come cotone e lino, non aderenti e meglio se di colore chiaro (perché non assorbono i raggi solari, come invece fanno i colori scuri);
  • ok a condizionatori d’aria o ventilatori, a patto che la differenza tra l’interno e l’esterno degli ambienti non superi i 6 gradi. È comunque, importante evitare di esporsi direttamente alla corrente d’aria, soprattutto in presenza di ventilatori.

 

 

 

 

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