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Asma: la terapia si rinnova, per aumentare i vantaggi

Più che di vera novità, meglio parlare di rinnovamento: la terapia contro l’asma si rinnova, per massimizzare i benefici e ridurre al minimo i disagi. Un nuovo lavoro scientifico, recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista “Lancet Respiratory Medicine”, ha delineato il profilo di un nuovo approccio terapeutico alla patologia respiratoria in continua crescita.

Il gruppo di ricercatori italiani ha dimostrato che l’associazione fissa beclometasone – formoterolo in formulazione spray extrafine, indicata nel trattamento regolare dell’asma quando l’uso è appropriato, può essere somministrata con successo anche ai primi sintomi di una crisi, evitando un ulteriore peggioramento.

I numeri dell’asma ne chiariscono e definiscono, senza troppi dubbi, i contorni preoccupanti: l’aumento dell’incidenza della patologia è stimato intorno al 50% ogni dieci anni, secondo l’OMS; 3,7 milioni di italiani colpiti (6,1% della popolazione), i cui sintomi peggiorano notevolmente, nella maggior parte dei casi, con l’arrivo della primavera. Infatti, l’aria gonfia di pollini scatena nei soggetti predisposti la rinite allergica, che, nell’80% dei casi, causa l’attacco d’asma.

Disagi, fastidi e un impatto difficilmente trascurabile sulla qualità di vita, ma non solo. Gli aspetti negativi dell’asma, così come le cifre che ne descrivono le proporzioni non sono finiti. Le continue riacutizzazioni della patologia, le cure e i ricoveri ospedalieri pesano in modo significativo anche dal punto di vista economico. Secondo quanto emerso nel corso dello studio multinazionale a regia italiana condotto in 183 centri di 14 nazioni europee, il nuovo approccio terapeutico potrebbe essere la mossa vincente anche per tagliare i costi.

“Il nostro Paese ha tracciato la strada per contrastare una patologia che colpisce 150 milioni di persone nel mondo. Utilizzando anche al bisogno la terapia con beclometasone e formoterolo in formulazione extrafine riduciamo del 36% le riacutizzazioni e di un terzo i ricoveri ospedalieri” ha sottolineato il professor Leonardo Fabbri, direttore della Clinica di Malattie respiratorie dell’Università di Modena-Reggio Emilia.

 

 

 

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