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Dispositivi anti elettrosmog. Li abbiamo provati per voi

Dispositivi anti elettrosmog. Li abbiamo provati per voi

E’ difficile raccontare di qualche cosa che c’è, ma non si vede. Stiamo parlando di elettrosmog, cioè l’insieme dei campi magnetici, elettrici ed elettromagnetici che generano onde che interferiscono con le funzioni del nostro organismo. Questi campi energetici possono essere sia di origine naturale (per esempio l’elettromagnetismo terrestre) che artificiale (per esempio le onde emesse dai collegamenti wifi) inquinano l’ambiente in cui viviamo e possono avere come conseguenza una serie di disturbi più o meno fastidiosi (mal di testa, nausea), ma anche malattie più serie. L’uso del telefono cellulare, per esempio,  potrebbe aumentare il rischio di ammalarsi di cancro. È quanto sostiene un gruppo di esperti dell’International Agency for Research on Cancer dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità).

Elettrosmog: invisibile, ma non innocente

Insomma, se fino a qualche anno fa, parte della comunità scientifica era scettica circa i possibili effetti negativi dell’elettrosmog, oggi sono rimasti in pochi a difendere questa posizione e sempre più numerosi scienziati inviatano alla prudenza. I rischi per la salute non soltanto dell’uomo, ma anche degli animali e dell’ambiente, sono direttamente proporzionali all’intensità e al numero di ore cui siamo sottoposti all’azione dei campi elettromagnetici a radiofrequenza e microonde che sono emessi da cellulari, tablet, smartphone, computer collegati in reti senza fili, antenne WiFi, WiMax, radar, ripetitori della radiofonia, della radiotelevisione e della telefonia mobile.

In un documento inviato al govermo all’inizio del 2015 un gruppo di scienziati, tra cui Livio Giuliani, fisico e portavoce della Commissione internazionale per la sicurezza dei campi elettromagnetici (Icems), e Fiorenzo Marinelli, ricercatore dell’Istituto di genetica molecolare del Cnr di Bologna, sostengono che “la diffusione pressoché ubiquitaria di questi strumenti per le telecomunicazioni nelle abitazioni, nei luoghi di lavoro, nelle università, nelle scuole, negli ospedali non solo è irrazionale, ma comporta seri danni alla salute  compromettendo la capacità riproduttiva, quelle neuro-cognitive e la conservazione del genoma”.

Ma perché lo smog elettromagnetico fa male?

La risposta è semplice: perché interferisce con il normale funzionamento delle cellule. Per capire questo concetto bisogna partire da un dato di fatto: tutto ciò che esiste, con temperatura diversa dallo zero assoluto, possiede ed emette una sua specifica radiazione elettromagnetica.

La membrana cellulare, funziona con un potenziale  dai 60 ai 90 mV, valore che viene mantenuto grazie all’attività della cosiddetta pompa sodio-potassio che spinge costantemente gli ioni potassio all’interno della cellula e, all’esterno, gli ioni sodio. Se questo delicato processo non funziona perfettamente, se cioè, per esempio, qualche evento elettromagnetico ne perturba l’equilibrio,  la cellula si destabilizza con effetti sia sul piano fisico che sul piano emotivo.

In realtà tutti gli organi e apparati degli esseri viventi funzionano grazie a una catena di reazioni elettrochimiche. Per questo motivo, quando siamo immersi all’interno di campi elettromagnetici molto alterati, il nostro organism deve continuamente combattere per mantenere in equilibrio le funzioni organiche.

Il sistema immunitario, quello che ci difende dagli attacchi degli elementi patogeni, viene csì sottoposto a un continuo superlavoro. Uno stress che, talvolta, provoca disturbi apparentemente inspiegabili come cefalea, intolleranze alimentari, ansia, dolori articolari, cattiva digestione. Esistono poi individui particolarmente sensibili all’elettrosmog, queste persone reagiscono in modo molto evidente alle perturbazioni elettromagnetiche, soprattutto se costrette a trascorrere molte ore in ambienti inquinati da elettrosmog.

E’ possibile difendersi dall’elettrosmog?

Non esiste una difesa assoluta dall’elettrosmog. Per elimnarlo totalmente bisognerebbe vivere sotto una campana di pimbo proprio come avviene nei  laboratori atomici al di sotto del Frejus o del Monte Bianco. Insomma l’elettrosmog non si può eliminare, anche perché, entro determinati limiti, il nostro organismo sa difendersi perfettamente da solo. E infatti esistono professionisti chiamati proprio a valutarne i rischi, cioè le soglie potenzialmente pericolose.

Il problema deriva dal fatto che l’inquinamento elettromagnetico artificiale è in costante aumento a causa della presenza sempre più massiccia di fonti inquinanti:

  • I ripetitori e la tecnologia satellitare
  • I radar civili e militari
  • Gli elettrodi e gli impianti industriali
  • Le condotte della corrente elettrica degli stabili
  • Tutti gli elettrodomestici
  • Tutta la tecnologia: computer, cellulari, wireless, tablet, ecc

Imparare a convivere con l’elettrosmog

Esistono una serie di consigli utili per limitare i danni:

  • Non permettere ai bambini, l’uso del cellulare fino a 12/13 anni.
  • Non tenere il cellulare sotto il cuscino quando si dorme, e comunque per quanto possibile non a contatto con il corpo
  • Utilizzare il vivavoce o l’auricolare a cavo (no wifi)
  • Tenere il cellulare lontan dalla testa durante la chiamata (momento di maggiore emissione delle onde)
  • Non effetture chiamate quando c’è poco campo (l’emissione di onde è maggiore)
  • Non tenere in camera da letto apparecchiature elettroniche.

Questi sono soltanto alcuni dei suggerimenti che gli esperti raccomandano di seguire per cercare di limitare i danni da elettrosmg. Di fatto però, si tratta di espedienti cui non si presta la dovuta attenzione e si finisce quasi sempre per trascurarli del tutto. Che fare allora?

Esistono in commercio numerosi sistemi che promettono di contrastare gli effetti dell’elettrosmog. Tra i tanti abbiamo deciso di testatre i biomagneti al silicio di Smarteasy perché :

  1. Sono prodotti che derivano dalla ricerca sinergica in campo ingegneristico, informatico e medico
  2. Sono tutti registrati come parafarmaci e uno (Focus) è un dispositivo medico di classe 1 certificato dal Ministero della salute.
  3. Sono estremamente semplici (si indossano, si portano in tasca, si appoggiano su di un mobile e così via).
  4. Si possono ordinare direttamente in rete e hanno un costo accessibile (a partire da 20,00 euro).

 

Come funzionano i dispositivi anti elettrosmog Smarteasy

Cominciamo col dire che i biomagneti hanno un difetto nella comunicazione. Il loro principio di azione, descritto sul website e nel materiale divulgativo, non è particolarmente chiaro per chi non ha competenze specifiche. L’acquisto di un prodotto di cui non si capisce bene perché e come funziona rappresenta sempre un piccolo azzardo, questo soprattutto se si parla di un argomento su cui c’è, a prescindere, poca chiarezza come è appunto l’elettrosmog.

Semplificando molto le cose, il produttore dice che, i biomagneti sfruttano le proprietà del silicio, le cui molecole sono in grado di catturare e memorizzare le cariche elettromagnetiche con cui essi vengono trattati. In pratica, il processo tecnologico prevede che i biomagneti, vengono prima neutralizzati e poi posti all’interno di un campo d’induzione elettromagnetica in grado di attivarli. Una volta attivati, i biomagneti sarebbero capaci di mettere le energie dell’organismo in condizioni di convertire le frequenze elettromagnetiche negative in forze armoniche con il funzionamento elettrochimico dell’organismo.

Insomma, ammesso di aver capito bene, i biomagneti sarebbero in grado di creare uno scudo energetico che non blocca le onde derivanti dall’elettrosmog, ma le rende armoniche e quindi in sintonia con le frequenze emesse dall’organismo.

Tre lettori de Il Font si sono prestati per testare i biomagneti. Ecco cosa è successo.

  • Marta Bartolomei, 17 anni, vive in una casa abbastanza “tecnologica”, ma soprattutto convive costantemente col cellulare acceso. Lamenta spesso: ansia, forti mal di testa e stanchezza generale. Ha iniziato a usare il biomagnete e i sintomi sono scomparsi completamente nel giro di un paio di giorni. In particolare, il mal di testa che la costringeva frequentemente ad assumere antidolorifici non si è più fatto sentire. Per lei il biomagnete è stata una vera rivelazione: non se ne separa più.
  • Alessandra Barra, 45 anni: wifi in ufficio e in casa, tablet e cellulare sempre in funzione. Soffre di insonnia. Con il biomagnete la qualtà del sonno è molto migliorata, riesce ad addormentarsi prima e non si sveglia più durante la notte. Ma la cosa più curiosa è un’altra. A un certo punto ha smarrito il dispositivo e, improvvisamente, ha iniziato a sentire dei sapori sgradevoli nel cibo. Tutto è tornato alla normalità quando ha ritrovato il biomagnete e ha ricominciato a usarlo.
  • Giovanni Zirotti, 22 anni. Usa il computer almeno 6/8 ore al giorno. Non lamenta disturbi legati alla presenza di elettrosmog. Con l’uso del biomagnete non ha notato particolari differenze.

L’ultima parola spetta, come sempre a chi ci legge,  comunque il nostro test sui biomagneti ha avuto esito positivo. Ci sentiamo di consigliarli perché in ogni caso non hanno effetti collaterali e derivano da una seria ricerca scientifica. Visto il costo contenuto potrebbero essere un bel pensierino da mettere sotto l’albero.

 

 

 

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2 comments

  1. Ciao!.

    Una domanda, quando si parla di “seria ricerca scientifica” esiste un qualche riferimento?.
    Mi piacerebbe approfondire.

    Grazie

    • Redazione

      Carissimo Marco, nel nostro test sui dispositivi anti elettrosmog, la redazione de Il Font dice chiaramente che il principio di funzionamento di questi prodotti non è spiegato chiaramente neanche sul sito dell’azienda che li produce. Se vuoi approfondire, il nostro consiglio è di rivolgerti direttamente a Smarteasy.

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