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Parkinson, stimolare il sistema nervoso periferico

Parkinson, stimolare il sistema nervoso periferico

Oggi è la giornata mondiale del Parkinson.

Una terapia può aiutare. Parliamo di stimolazione del sistema nervoso periferico: Automated mechanical peripheral stimulation (Amps).

Questo trattamento per la malattia di Parkinson è stato messo a punto da un team di ricercatori svizzeri. Si basa su una stimolazione non invasiva e senza effetti collaterali del sistema nervoso periferico. Impulsi meccanici controllati vengono erogati in specifiche aree di entrambi i piedi; una stimolazione che viene erogata con un dispositivo medico denominato Gondola, progettato per l’utilizzo domiciliare da parte del paziente.

Sebbene i farmaci siano utili in diverse situazioni, esiste un range ampio di sintomi motori che restano: il tremore degli arti a riposo è il più noto, ma non il più importante.

Amps è una terapia sintomatica che integra quella farmacologica e risulta efficace in tutti quei casi nei quali non vengono neutralizzati dalle terapie tradizionali sintomi come instabilità posturale, bradicinesia (disturbo neurologico con difficoltà dell’individuo ad iniziare un nuovo movimento del proprio corpo: quando si cerca di attuarlo, quest’ultimo risulterà rallentato, ndr), scarsa lunghezza dei passi, poca sicurezza nel cammino.

Parkinson, stimolazione del sistema nervoso periferico e freezing della marcia

Con il “freezing della marcia” i piedi del paziente improvvisamente si bloccano, anche durante il cammino. Si determinano momenti di difficile gestione non solo per i rischi di caduta, ma anche per l’imbarazzo di trovarsi immobile, magari in mezzo ad altri individui. Si possono verificare in tal modo gravi cadute, con conseguenti fratture. Il freezing può avere durata molto lunga e risultare invalidante: sia fisicamente, sia psicologicamente. Si determina nelle fasi intermedia ed avanzata della malattia. Nella maggior parte dei casi, è resistente ai trattamenti farmacologici.

Parkinson e stimolazione del sistema nervoso periferico: la parola agli esperti

Il professor Fabrizio Stocchi, responsabile del Centro per la cura e la diagnosi del Parkinson dell’Irccs San Raffaele di Roma, si è espresso in questo modo: “Nato dopo lunghe ricerche e sperimentazioni, il dispositivo medico Gondola eroga un trattamento di stimolazione meccanica di specifiche aree della superficie dei piedi. È stato accolto con molta curiosità e – da alcuni colleghi – con un certo scetticismo, ma gli studi condotti con rigorosa metodologia scientifica negli ultimi tre anni hanno ne hanno documentato l’efficacia; nuovi studi sono in fase di avvio, serviranno per confermare i risultati ottenuti, e vedranno coinvolti gruppi crescenti di pazienti”.

Così si è espressa la dottoressa Maria Francesca De Pandis, responsabile del Centro Parkinson dell’Ospedale San Raffaele di Cassino: “Siamo molto contenti dei risultati ottenuti, perché oggi abbiamo anche dei risultati importanti che ci aiutano a meglio comprendere il meccanismo di azione di questo interessante approccio terapeutico”. E’ stata lei a disegnare lo studio clinico, nel quale è stata posta in essere la risonanza magnetica funzionale al cervello dei pazienti, prima e dopo la stimolazione con Gondola.

Parkinson e Gondola, un dispositivo per uso domiciliare

Parliamo di un dispositivo progettato per uso domiciliare del trattamento secondo le esigenze del singolo paziente, anche in linea con le più recenti linee guida europee di gestione domiciliare dei pazienti con malattie croniche.

Parkinson e Gondola, come funziona lo strumento

La prima cosa da fare è verificare la risposta del paziente al trattamento. La configurazione iniziale si determina presso un centro specializzato. Dopo ciò, il dispositivo può essere utilizzato direttamente a casa, con l’assistenza di una persona adulta adeguatamente formata. Non è necessario che un operatore specializzato sia presente all’utilizzo. Due unità del dispositivo vengono calzate ai piedi dal paziente mentre è sdraiato, per erogare la terapia, che dura in totale meno di due minuti.

Sulla base di studi clinici e dell’esperienza maturata, i benefici dopo la stimolazione durano per almeno tre giorni. Per mantenere i benefici nel tempo il protocollo di trattamento prevede due applicazioni a settimana, sufficienti nella maggior parte dei casi. Questo strumento completa il piano terapeutico del paziente, soprattutto nelle fasi intermedia ed avanzata della malattia, quando i sintomi motori non si riducono con gli approcci tradizionali.

Il professor Fabrizio Stocchi, principal investigator degli studi, ha inoltre dichiarato: “I risultati dei trial clinici pubblicati documentano che dal punto di vista clinico che la Amps induce un miglioramento della velocità del cammino, della lunghezza del passo, della forza di propulsione, consente di migliorare l’equilibrio e apporta anche benefici maggiormente significativi nei pazienti in fase intermedia ed avanzata della malattia, quando la risposta ai trattamenti farmacologici è meno efficace e compaiono disturbi motori che interferiscono in modo crescente con la qualità della vita” .

Il Parkinson, focalizziamolo

Parliamo di una patologia che colpisce circa il 3 per mille della popolazione. L’incidenza sale all’1 percento nelle persone con più di 65 anni. Il fenomeno è probabilmente legato anche a una maggiore capacità di diagnosi della malattia, identificata quando è ancora in fase molto precoce. C’è di più: fino a pochi anni fa si collocava l’esordio della malattia fra i 59 e i 62 anni, ma negli ultimi anni l’età della prima diagnosi si sta sensibilmente abbassando, sino ad includere alcuni casi di giovani adulti. Oggi un paziente su 10 ha meno di 40 anni e uno su 4 ne ha meno di 50. Le duecentocinquantamila persone che in Italia convivono con il Parkinson dobrebbero raddoppiare, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, entro il 2040: dipende dal progressivo aumento dell’età media della popolazione. Disabilità, perdita di autonomia: all’essere umano abituato a muoversi fanno paura.

About Isabella Lopardi

Isabella Lopardi
Isabella Lopardi ha lavorato come giornalista, traduttrice, correttrice di bozze, redattrice editoriale, editrice, libraia. Ha viaggiato e vissuto a L'Aquila, Roma, Milano. Ha una laurea magistrale con lode in Management e comunicazione d'impresa, è pubblicista e redattore editoriale. E' preside del corso di giornalismo della Pareto University.

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