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Gastroprotettori: prescritti dal medico e con una corretta posologia

Gastroprotettori: prescritti dal medico e con una corretta posologia

I gastroprotettori sono farmaci molto utilizzati, fondamentali nella cura di svariate malattie a carico dell’apparato digerente, sono capaci di “proteggere” lo stomaco, l’esofago e il duodeno attraverso la riduzione della secrezione acida gastrica e quando sono prescritti e quindi necessari devono essere assunti senza timore.

In questa categoria di farmaci, gli inibitori della pompa protonica, che bloccano la produzione di acido cloridrico nello stomaco per una lunga durata, sono sicuramente i più efficaci. Ampiamente prescritti (nel 2020 ne sono state vendute in Italia oltre 6 milioni di confezioni), e utilizzati soprattutto dalle persone anziane per contenere la secrezione acida e quindi i danni sulla mucosa gastrica, primo tra tutti il sanguinamento.

“Le malattie in cui l’acido gastrico svolge un ruolo importante sono diverse, comprendono le ulcere dello stomaco o del duodeno, l’infezione da Helicobacter pylori, la malattia da reflusso gastro-esofageo e le lesioni gastro-duodenali causate dai farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS)”, spiega Angelo Zullo, vice presidente AIGO e Docente di Gastroenterologia Clinica presso la Scuola di Formazione per Medici di Medicina Generale di Roma.

Gastroprotettori: i dubbi

La terapia con i gastroprotettori può essere di poche settimane, o durare anche a lungo termine, e tale necessità ne ha richiesto una valutazione sulla sicurezza, che negli ultimi anni ha portato al proliferare di segnalazioni in letteratura scientifica che hanno fatto ipotizzare l’associazione con un aumentato rischio di sviluppare alcune malattie.

“In particolare, la terapia con gastroprotettori è stata associata con un aumentato rischio di eventi cardiovascolari, fratture ossee, infezioni polmonari, insufficienza renale e colite, con la sindrome di Alzheimer e lo sviluppo di tumori dello stomaco, del colon e del pancreas“, dice Zullo.

“Questo ha naturalmente creato  un allarmismo non solo tra i pazienti, ma anche tra i medici di medicina generale, al punto che si è assistito a un evidente diminuzione della loro prescrizione, non raramente a scapito di pazienti che ne potevano beneficiare. In Italia infatti, già 10 anni fa il 30% dei soggetti che necessitavano di gastroprotezione non la ricevevano dal proprio medico di famiglia.”

Uno studio li riabilita

Un recente studio internazionale che ha rivisto i dati di milioni di pazienti, smentisce una relazione causale con ciascuna delle patologie considerate.

In conclusione, come tutti i farmaci anche i gastroprotettori possono avere effetti collaterali, ma secondo gli esperti quando sono utilizzati correttamente, cioè con una indicazione appropriata, dosaggio adeguato e durata consigliata, i vantaggi superano di gran lunga i potenziali effetti indesiderati. Se così non fosse, non sarebbe stato possibile il loro utilizzo per oltre 30 anni in milioni di pazienti.

Ovviamente chi fa uso di gastroprotettori deve aderire alla terapia come consigliato dal medico e adottare un corretto stile di vita dove non ci deve essere posto per il fai da te nell’assunzione di medicinali.

L’elevata efficacia di questi farmaci nel risolvere sintomi come il bruciore retrosternale e il dolore allo stomaco, spinge infatti molti pazienti a proseguire la cura in quanto è molto più facile prendere una pillola al giorno che dà benessere piuttosto che cambiare le proprie abitudini (caffè, alcol, fumo di sigaretta, ecc.) o ridurre il peso corporeo. L’obesità, in netto aumento a livello mondiale già in età pediatrica, è riconosciuta infatti come fattore di rischio per lo sviluppo della malattia da reflusso gastro-esofageo.

Al termine della terapia prescritta, è invece fondamentale affidarsi al parere del medico in merito alla sospensione dei farmaci e impegnarsi verso stili di più sani.

 

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