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La maggior parte delle infezioni respiratorie dipende da due virus

Il Virus Respiratorio Sinciziale (VRS) e l’Enterovirus D68 e A71 sono all’origine di oltre il 70 % dei casi di infezioni respiratorie in età pediatrica, soprattutto bronchioliti e polmoniti che, in alcuni casi, sono seguite da gravi complicanze. Per questa ragione l’attacco di questi virus è una delle principali cause di ricovero ospedaliero nei bambini con meno di un anno.

Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità il virus respiratorio sinciziale nel mondo è anche causa di mortalità nel 3% dei casi, soprattutto tra i bambini nati pretermine e quelli con malattie associate (fibrosi cistica, malattie neuromuscolari, immunodeficienza, malattia cardiaca o respiratoria di base) ma anche anziani e donne in gravidanza.

Le infezioni respiratorie pediatriche hanno conseguenze nell’età adulta

La conseguenza più comune delle infezioni da virus respiratorio sinciziale è la bronchiolite che ha la più alta incidenza nei mesi invernali (tra novembre e marzo). Oltretutto la scienza ha ampiamente dimostrato che le infezioni da VRS nella prima infanzia hanno spesso come conseguenza lo sviluppo del cosiddetto respiro sibilante ricorrente e l’asma bronchiale in età adolescenziale e in età adulta.

Ecco perché non è difficile comprendere che la prevenzione sia molto importante. Gli esperti puntano soprattutto alla realizzazione  di un vaccino sicuro e immunogenico contro il virus respiratorio sinciziale. In Italia, al momento i vaccini anti VRS sono in via di sperimentazione nelle donne in attesa e nei bambini dei primi anni di vita e gli esperti prevedono che saranno disponibili nei prossimi 5-10 anni.

I vaccini sono la speranza più promettente nella prevenzione delle infezioni respiratorie

La maggior parte delle infezioni respiratorie ripende da due virusLa nuova frontiera della vaccinazione anti VRS è rappresentata dallo sviluppo di vaccini vivi attenuati o di vaccini inattivati a subunità. Susanna Esposito professore ordinario di Pediatria presso l’Università degli Studi di Perugia ci spiega di che cosa si tratta.

“I vaccini a base di virus vivo attenuato permettono di ovviare al problema dell’instabilità connessa ai vaccini anti VRS. Tuttavia si rendono necessari ulteriori studi per renderli più efficaci e sicuri, soprattutto nella prima infanzia e non sono raccomandati in gravidanza. Un’altra branca della ricerca sta  sviluppando invece vaccini a subunità virali per immunizzare le donne in gravidanza”.

Per quanto riguarda le possibili cure antivirali, sono attualmente in corso diversi studi clinici sui bambino nei primi mesi di vita per valutare l’efficacia di alcune molecole. L’obiettivo è arrivare ad una cura specifica per le infezioni da VRS.

Nelle infezioni respiratorie da virus ci si limita a curare i sintomi

Oggi, purtroppo, le terapie raccomandate nei casi di bronchiolite sono limitate. Le linee guida internazionali suggeriscono che il trattamento primario rimanga in gran parte sintomatico con la somministrazione di liquidi e di ossigeno, se necessario, ed eventualmente con un tentativo di terapia con broncodilatatori. Gli antibiotici non sono raccomandati per la bronchiolite a meno che non vi sia il sospetto di complicazioni come la polmonite batterica secondaria.

Ad oggi, l’unica strategia preventiva approvata, cioè l’immunoprofilassi passiva con Palivizumab, è indicata solo in bambini ad elevato rischio di contrarre l’infezione. Questa categoria di pazienti, tuttavia, incide solo in minima parte sul totale delle infezioni e delle ospedalizzazioni da VRS. Per tale ragione, lo sviluppo di un vaccino contro il VRS rappresenta una priorità per le cure in età pediatrica.

Per quel che riguarda le infezioni da enterovirus, nei mesi primaverili ed estivi delle ultime quattro stagioni sono state riscontrate epidemie di infezione respiratoria da enterovirus D68 e A71 associate a gravi manifestazioni neurologiche, come paralisi flaccide e mieliti.

A fronte dell’assenza di misure terapeutiche e preventive efficaci, gli esperti hanno sottolineato la necessità di creare una rete europea che monitori la circolazione di questi agenti infettivi identificando l’impatto di eventuali ceppi neurotropi anche al di fuori della sorveglianza della paralisi flaccida. Solo in questo modo, infatti, sarà possibile sviluppare terapie antivirali efficaci che mirino ai recettori dei virus neurotropi e che evitino lo sviluppo di complicanze neurologiche permanenti.

 

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