
Morso inverso, quando i denti inferiori si trovano davanti a quelli superiori
Può essere evidente quando si sorride, ma il morso inverso non è soltanto una questione estetica. In alcuni casi dipende semplicemente dalla posizione dei denti, in altri è legato al modo in cui mascella e mandibola si rapportano tra loro. E capire presto da cosa nasce può fare la differenza nella scelta del trattamento.
Che cos’è il morso inverso
Normalmente, quando chiudiamo la bocca, gli incisivi superiori si trovano leggermente davanti a quelli inferiori. Si parla allora di morso fisiologico. Nel morso inverso, invece, può accadere il contrario: uno o più denti inferiori vengono a trovarsi davanti a quelli superiori.
Non tutti i morsi inversi hanno la stessa origine o la stessa gravità. Infatti, il problema può essere prevalentemente dentale, funzionale oppure scheletrico, cioè legato alla posizione e allo sviluppo delle ossa mascellari. Per questo motivo, vedere i denti inferiori davanti a quelli superiori non è sufficiente per stabilire quale sia la causa: serve una valutazione ortodontica.

Vulvodinia, la guida completa per capire sintomi, cause e trattamenti
Bruciore, fitte, dolore durante i rapporti sessuali, fastidio persistente anche quando si è sedute o si…Morso inverso: quali sono le cause

Vulvodinia, la guida completa per capire sintomi, cause e trattamenti
Le cause possono essere diverse e, in alcuni casi, concorrere tra loro.
Una questione di denti
A volte il rapporto anomalo riguarda soprattutto la posizione degli elementi dentali. Per esempio, alcuni denti superiori possono essere inclinati verso l’interno oppure quelli inferiori verso l’esterno. In questi casi la relazione tra mascella e mandibola può essere sostanzialmente normale e il problema è soprattutto dento-alveolare.
Una diversa crescita di mascella e mandibola
Talvolta, invece, il morso inverso è l’espressione di una malocclusione scheletrica di III classe. In pratica, la mascella superiore è poco sviluppata o arretrata, la mandibola è più avanti rispetto alla mascella o sono presenti entrambe le condizioni.
Il cosiddetto morso inverso funzionale
Esiste anche una situazione nella quale, per riuscire a chiudere correttamente la bocca, la mandibola viene spinta in avanti. È il cosiddetto morso inverso funzionale o pseudo-III classe. In questo caso la posizione anomala della mandibola durante la chiusura può contribuire a creare il rapporto invertito tra gli incisivi, pur senza una vera discrepanza scheletrica importante. Distinguere questa condizione da una III classe scheletrica è fondamentale perché l’approccio terapeutico può essere diverso.
Quali problemi può provocare
Il morso inverso non va considerato un problema solo estetico. Un’occlusione alterata, infatti, può influenzare il modo in cui i denti entrano in contatto e, in alcune persone, la funzione masticatoria. La conseguenza dipende però dal tipo e dalla gravità della malocclusione: non tutti i pazienti presentano gli stessi disturbi.
Un altro motivo per cui è utile una diagnosi accurata è evitare che una situazione funzionale o dentale relativamente semplice venga confusa con una discrepanza scheletrica più complessa.
Come si diagnostica il morso inverso
La diagnosi non si basa soltanto sull’osservazione dei denti. Durante la visita l’ortodontista valuta:
- posizione degli incisivi e dei denti posteriori;
- rapporto tra arcata superiore e inferiore;
- eventuale spostamento in avanti della mandibola durante la chiusura;
- profilo e proporzioni del viso;
- crescita e sviluppo delle ossa mascellari;
- presenza di una componente dentale, funzionale o scheletrica.
A seconda del caso possono essere necessari esami radiografici e una valutazione cefalometrica, utili per comprendere in modo più preciso il rapporto tra mascella, mandibola e denti.
Morso inverso nei bambini: perché è importante intervenire presto
Quando il morso inverso compare durante l’infanzia, in genere è consigliabile non aspettare semplicemente che la crescita risolva in maniera spontanea il problema. La valutazione precoce permette all’ortodontista di capire come stanno crescendo mascella e mandibola e se sia possibile intervenire durante lo sviluppo. Nei bambini in crescita, infatti, alcuni trattamenti ortopedico-ortodontici possono sfruttare la crescita residua per modificare il rapporto tra le arcate.
A seconda della situazione, si può ricorrere ad apparecchi funzionali, espansori del palato, dispositivi di trazione inversa e maschere facciali. Non esiste però un apparecchio valido per tutti: la scelta dipende dall’età, dal tipo di malocclusione, dalla crescita del bambino e dalla componente dentale o scheletrica presente.
Le evidenze disponibili indicano che il trattamento precoce può migliorare il rapporto tra le arcate e alcuni parametri scheletrici e dentali. Tuttavia, gli studi mostrano anche differenze nella stabilità dei risultati nel lungo periodo e non consentono di considerare una singola tecnica universalmente superiore alle altre.
Morso inverso negli adulti: si può correggere?
Il morso inverso può essere trattato anche negli adulti, ma le possibilità dipendono soprattutto dall’origine e dall’entità del problema.
Quando la componente scheletrica è contenuta, l’ortodontista può valutare un trattamento ortodontico finalizzato a compensare la discrepanza attraverso lo spostamento controllato dei denti. In alcuni casi possono essere utilizzati apparecchi fissi, elastici intermascellari o, quando indicato, allineatori trasparenti.
Gli allineatori, per esempio, possono essere presi in considerazione in alcune forme di III classe, ma non sono automaticamente adatti a ogni morso inverso. La possibilità di utilizzarli dipende dalla complessità del caso e dal tipo di movimento necessario.
Quando può servire la chirurgia
Negli adulti, quando la discrepanza tra mascella e mandibola è importante e non può essere corretta soltanto spostando i denti, può essere presa in considerazione la chirurgia ortognatica, generalmente associata al trattamento ortodontico.
L’intervento può riguardare la mascella superiore, la mandibola oppure entrambe, a seconda della deformità scheletrica da correggere. Nei casi più complessi, quindi, l’obiettivo non è semplicemente “raddrizzare i denti”, ma modificare il rapporto tra le basi ossee.
Foto di copertina di woodypino via Pixabay



