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Perché i denti del giudizio ci fanno soffrire?

Perché i denti del giudizio ci fanno soffrire?

La maggior parte delle persone  conosce i denti del giudizio soltanto per  il dolore, spesso molto forte, quando spuntano, e all’intervento di estrazione del dentista poi. In realtà hanno un ruolo molto più complesso. I denti del giudizio, o terzi molari permanenti, sono così chiamati perché in teoria dovrebbero fare la loro comparsa intorno ai 18-20 anni, ma non sempre questo riferimento cronologico corrisponde al vero. L’età di comparsa è talmente variabile che, in molti soggetti, spuntano oltre il raggiungimento della maggiore età o anche in tarda età.

Sui denti del giudizio si sentono spesso leggendari racconti circa gli interventi per eliminarli dalla loro sede con annesse e connesse sofferenze del caso. Ma non solo, si discute anche se vale la pena, o meno, tenerli al loro posto, se, come e quanto influenzano lo spostamento dei denti vicini. Sono miti e realtà discutibili, perciò cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

Denti del giudizio: un problema della razza bianca

Dal punto di vista antropologico i denti del giudizio sono un “guaio” legato alla razza bianca che, per conformazione propria dell’osso mascellare inferiore, presenta uno spazio troppo piccolo, che ben difficilmente risulta adatto per ospitare il volume di un molare. Questa osservazione è suffragata dai riscontri di alcuni specialisti delle teorie dell’evoluzione che indicano questo dente in via di progressiva scomparsa. Ed è proprio l’assenza di questo spazio che dà origine alle patologie legate a tale elemento dentale e che spesso individuano nell’estrazione una terapia risolutiva.

Quando i denti del giudizio non rappresentano un problema

Se quando spunta, il dente trova il suo corretto posizionamento nelle arcate dentarie, nel rispetto della corretta anatomia e degli altri elementi dentali vicini, è un dente come gli altri, tanto più che, il dente del giudizio, risulta raramente implicato nell’effettivo spostamento degli altri denti fino a causare affollamento degli elementi anteriori. Non lo si dovrebbe estrarre affatto. Il dente ben posizionato all’interno dell’ossospessononcreaproblemidisortaepotrebbepermanereintalestatoavita.

Le situazioni problematiche dei denti del giudizio

I problemi iniziano quando il dente  si trova solo parzialmente all’interno dell’osso con anche una minima sporgenza nella cavità orale. Lo spazio che si forma tra cavo orale, tessuti mucosi ed ossei attorno ai denti è una via di accesso per i fluidi, ivi compresi i batteri opportunisti e non che colonizzando queste aree coperte dando luogo a fenomeni che vanno dalle lievi, fastidiose e semplici infiammazioni gengivali, alle ben più importanti infiammazioni con infezione dei tessuti sommersi, osseo e gengivale, che circondano il dente, sino a veri e propri quadri infettivi con turgore, gonfiore, rossore, dolore della parte e talvolta lesione della funzione nervosa.

Cosa fare in questi casi?

Le situazioni precedentemente citate possono essere fronteggiate mediante una corretta terapia farmacologica a base di antibiotici, antinfiammatori e antidolorifici di supporto. In caso di persistenza dei sintomi si può intervenire con lo “scappucciamento” o rimozione chirurgica del lembo di gengiva che copre il dente del giudizio per favorirne la fuoriuscita, nel caso vi sia lo spazio dovuto. Diciamo che risulta essere una situazione al limite dove in dentista deve, di volta in volta, valutare se intervenire o meno chirurgicamente.

Quando è necessario estrarre i denti del giudizio?

Se una volta spuntati, magari contemporaneamente e dallo stesso lato, oltre a non trovare spazio nelle arcate dentarie, tanto che in una buona percentuale dei casi il dente del giudizio superiore è angolato verso l’esterno, è facile che non trovino neanche il corretto spazio rispetto alle guance. Iniziano allora i dolori, dovuti ad un continuo ed incessante “masticarsi la guancia” che a lungo andare può dar luogo alla formazione di ulcere mucose più o meno importanti sino all’insorgere di patologie ben più serie. In questo caso l’estrazione del dente è l’unica soluzione possibile.

Cosa fare in presenza di carie?

Molto spesso,invece, la causa principale dell’estrazione del dente è l’eccessivo avanzare di lesioni cariose di importante entità a carico di tali elementi dentali. Si sa, una delle principali cause della carie è la scarsa od insufficiente igiene orale. Ebbene, risulta difficoltoso, talvolta, riuscire ad effettuare una corretta pulizia dei denti del giudizio, siano essi inferiori o superiori. Inevitabilmente risultano più o meno compromessi da lesioni cariose la cui estensione, oltre a distruggere la corona del dente risulta pericolosa per i denti vicini. Riuscire ad effettuare correttamente delle otturazioni su questi denti, o ancor peggio, delle corrette ed efficaci devitalizzazioni è un’impresa difficile, non solo per la posizione sfavorevole, tanto per il dentista, quanto per il paziente, ma anche per l’anatomia talvolta “imperfetta” di questi denti e soprattutto delle loro radici. Occorre quindi affidarsi in mani esperte.

L’estrazione dei denti del giudizio

Estrarre un dente del giudizio non è normalmente difficolto se la procedura chirurgica risulta essere la medesima come per qualsiasi altro elemento dentale. Le variabili in più, che possono complicare in parte la procedura, sono legate:

  • all’anatomia della bocca del paziente e alla sua capacità di apertura della bocca
  • all’inclusione ossea parziale o totale, che siano denti ben formati o solo germi dentari in via di formazione, facilmente ovviabile grazie alle moderne tecniche chirurgiche ed alle strumentazioni appropriate
  • alla forma della corona dentale (è più semplice estrarre un dente ben spuntato e con una corona integra e solida che un dente parzialmente spuntato con una corona lesionata dalla carie o dalla forma sfuggente)
  • ma soprattutto a quella delle radici, meglio una e singola, piuttosto che due o più e ben saldamente legate all’osso
  • la presenza di strutture anatomiche come vasi sanguigni e nervi con decorso differente da quello dell’anatomia umana normale
  • lo stato di patologie più o meno importanti che il paziente presenta od ha avuto
  • l’età del paziente che, man mano aumenta, rende più complessa la procedura

Cosa succede dopo l’intervento

Normalmente, se ci si attiene alle raccomandazioni ed alle linee guida indicate dal medico, non vi sono particolari problemi. E’ ovvio che, per alcune ore, sia presente un certo indolenzimento della parte, soprattutto se oltre all’estrazione sono state effettuate altre manovre chirurgiche come lembi gengivali di accesso o separazione delle radici che rendono necessari spesso uno o più punti di sutura. Pertanto i tessuti tendono leggermente a gonfiarsi, non più di quanto possa succedere dopo un trauma. Il ghiaccio, messo subito sulla guancia, risulta essere un alleato fondamentale per ridurre al minimo i disagi del dopo estrazione e, qualora fosse necessaria, si può ricorrere ad una terapia farmacologica di supporto, sia orale che locale (esistono spray che veicolano la sostanza disinfettante direttamente sulla ferita). Il tutto si risolve in pochi giorni.

Come in tutti gli interventi chirurgici, dal più banale al più complesso, possono essere presenti variabili che giocano a sfavore del corretto processo di guarigione. Possono insorgere delle infezioni post estrattive, infiammazioni a carico dell’osso che prima era supporto delle radici, edemi facciali di discreta importanza ed emorragie di lieve entità. Invece, le complicanze legate alle strutture anatomiche circostanti sono comunemente riferibili ad una parziale e transitoria paralisi dei nervi linguali, nella maggior parte dei casi, ed anche del nervo mandibolare inferiore. Laddove, però, non siano presenti lesioni permanenti di tali strutture, piuttosto rare, nell’arco di poche settimane, al massimo 6 mesi, tutto torna alla normalità.

Un consiglio importante

Bisogna riporre fiducia nel proprio dentista e sceglierlo con cura. La figura del “cavadenti” a tutti i costi è da tempo immemore superata ed obsoleta. Un professionista serio, aggiornato, capace, saprà di sicuro consigliare e, nel caso, agire per il meglio, il che significa, saper valutare quando e se è il caso di togliere il dente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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One comment

  1. Purtroppo i miei denti del giudizio mi stanno dando il tormento, avrei preferito evitare l’estrazione, ma a quanto pare ce ne è uno che sta crescendo storto e dovrò per forza toglierlo. Tra poco più di una settimana ho appuntamento dal dott. Fabio Cozzolino per l’estrazione, però ho una paura terribile del dolore (ma anche del dentista in generale), lui mi ha parlato di una tecnica di estrazione senza dolore, in pratica non vengono utilizzate pinze, ma delle leve che dovrebbero risolvere la cosa in breve tempo e soprattutto senza dolore. Qualcuno ne ha sentito parlare?

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