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Troppe medicine ai bambini non fanno il loro bene

Troppe medicine ai bambini non fanno il loro bene

Tante, troppe medicine ai bambini. Anche per malanni lievi, come un raffreddore o un mal di pancia, disturbi che non richiedono cure così specifiche. I medici pediatri italiani non hanno dubbi e confermano un uso eccessivo delle medicine in ambito infantile, soprattutto di alcuni farmaci come antibiotici e antiasmatici.

Una “pioggia di prescrizioni inutili”, come viene definita dagli esperti, diffusa in tutta Italia. Ed è un problema di cui i genitori italiani devono diventare più consapevoli, avvertono i pediatri, perché i farmaci usati a sproposito, quando non sono necessari, non solo non servono alla salute del bambino ma possono avere conseguenze negative sul suo sviluppo.

Eppure circa il 60 per cento dei bambini italiani durante l’anno assume almeno un farmaco (più della metà di questi bambini vine al Sud);

A ogni bambino italiano si prescrivono, in media, 2,7 confezioni di medicine in un anno (senza contare i farmaci di automedicazione);

I farmaci più prescritti ai bambini sono:

– antibiotici (48 per cento)

– antiasmatici (26 per cento)

corticosteroidi (8,6 per cento).

Entro il primo anno di vita, oltre 7 bambini su 10 vengono curati con antibiotici; oltre 4 su 10 assumono antiasmatici.

Perché si esagera nel somministrare medicine ai bambini

Perché questa “pioggia di farmaci” ai bambini italiani? Le ragioni principali di questo fenomeno, secondo i pediatri, sono 3:

  1.  il desiderio dei genitori di far guarire i figli il più velocemente possibile; e il loro timore che, senza adeguate medicine, i bambini possano correre rischi seri per la salute;
  2. la difficoltà dei pediatri a resistere alle richieste dei genitori, in caso di malattia dei bambini;
  3. le prescrizioni fatte dai medici non pediatri (pronto soccorso, medici di famiglia degli adulti o guardia medica) interpellati in caso di necessità, quando il pediatra di riferimento non è disponibile.

I genitori

I pediatri parlano di vera e propria “pressione prescrittiva” da parte dei genitori: una richiesta – soprattutto di antibiotici – a cui non è semplice resistere, nonostante la maggioranza delle malattie infettive dei bambini, in particolare nei primi anni di vita, sia causata da virus e non da batteri.

I ritmi pressanti della vita quotidiana, gli impegni di lavoro di entrambi i genitori, la scarsa rete sociale di assistenza e di servizi dedicati alle famiglie con bambini. Tutti questi fattori fanno sì che i genitori abbiano sempre più urgenza di far guarire i propri figli nel più breve tempo possibile, in modo da poterli velocemente reinserire al nido o a scuola.

I pediatri di famiglia

E’ lavoro specifico dei pediatri migliorare la qualità dell’informazione sull’uso appropriato dei farmaci per i bambini. E cioè:

  • spiegare ai genitori quando e perché un farmaco va usato e quando invece è inutile;
  • spiegare i possibili effetti negativi dei farmaci superflui;
  • lottare contro la tendenza all’autoprescrizione;
  • dire un “no”, gentile ma fermo (e motivato), quando i genitori chiedono di prescrivere un farmaco che il medico stesso non ritiene utile…

Fare tutto questo richiede uno sforzo di tempo e dedizione da parte dei pediatri. E bisogna riconoscere che non è sempre facile convincere gli assistiti delle proprie ragioni.

Le prescrizioni dei medici non pediatri

Infine ci sono le prescrizioni fatte “per non correre rischi”.

Questo avviene soprattutto in caso di un farmaco prescritto per telefono, senza che lo specialista abbia potuto visitare il bambino; oppure al pronto soccorso, dalla guardia medica e, in generale, da medici per adulti a cui si chiede un consiglio nel caso il pediatra di riferimento non sia in quel momento reperibile.

In queste circostanze, per non rischiare – in assenza di informazioni complete sul malessere del bambino – e per garantirsi contro eventuali complicanze di una infezione batterica, si tende a essere un po’ più “lassisti” nei confronti dei farmaci.

Troppe medicine ai bambini: rischi e conseguenze

Un uso scorretto dei farmaci non è privo di conseguenze e rischi per la salute dei bambini.

I bambini non sono degli “adulti, in miniatura”, il loro organismo è ancora incompleto. E la prescrizione dei farmaci non può dunque essere simile a quella dell’adulto, accontentandosi di ridurre le dosi.

Vediamo alcuni possibili rischi in merito ad alcune categorie di farmaci “abusati”: antibiotici, cortisonici e antinfiammatori/analgesici.

Cortisonici

La prescrizione eccessiva i cortisonici (con aerosol, per via epidermica o per bocca) per problemi come l’asma, le allergie o la – soprattutto quando si tratta di cure prolungate, a volte eseguite senza grande consapevolezza – possono avere effetti negativi sull’organismo del bambino.

In particolare possono:

  1. provocare un rallentamento della crescita;
  2. influenzare il metabolismo delle ossa, cioè una riduzione dell’apporto di calcio;
  3. influenzare il metabolismo degli zuccheri, con un aumento della glicemia e del peso corporeo del bambino.

Antibiotici

La prescrizione eccessiva di antibiotici genera invece un aumento incontrollato delle “resistenze”: nell’organismo del bambino si selezionano, cioè, dei germi capaci di resistere all’azione dell’antibiotico (diventano “resistenti” appunto) e in grado di scatenare infezioni di una certa serietà. * E questo rischio non riguarda solo il bambino ma tutte le persone con cui viene a contatto, perché i germi resistenti possono essere trasmessi e creare dunque un fenomeno incontrollato di proliferazione.

L’uso eccessivo di antibiotici, inoltre, danneggia i cosiddetti germi saprofiti, che sono invece benefici per l’organismo in quanto difendono le mucose. Indebolendo i saprofiti, si riducono dunque le difese naturali del bambino.

Antinfiammatori e analgesici

Anche questa categoria di farmaci deve essere usata con molta parsimonia e solo dietro diretto consiglio del pediatra.

Antinfiammatori e analgesici – per esempio, alcune sostanze molto usate per i bambini in caso di febbre – possono danneggiare la mucosa intestinale dell’organismo infantile, che è meno resistente di quella dell’adulto.

I bambini hanno dunque una soglia più bassa di tolleranza rispetto a queste sostanze e corrono un rischio maggiore di complicanze.

Come evitare i rischi di una eccessiva assunzione di farmaci

Il punto fondamentale – per evitare questi rischi – è capire che i farmaci devono essere dati ai bambini solo dietro diretto consiglio del medico pediatra.

E’ necessario innanzitutto invertire una tendenza: e per far questo, i genitori italiani devono essere più consapevoli che l’uso eccessivo di medicine e l’autoprescrizione sono pratiche da evitare, perché potenzialmente dannose per la salute dei loro figli.

A livello pratico, bastano alcuni semplici cambiamenti. E cioè:

  1. informarsi bene sul vero effetto ed efficacia dei farmaci (per convincersi, per esempio, che dare un antibiotico a un bambino non lo farà guarire più in fretta dall’influenza), chiedendo precise informazioni al medico, se questo non le fornisce spontaneamente;
  2. evitare l’autoprescrizione, cioè evitare di dare farmaci ai figli di propria iniziativa (e magari in base a una prescrizione vecchia, fatta in un’altra circostanza che può sembrare simile);
  3. chiedere sempre il consiglio del pediatra, su quali e quanti farmaci somministrare al bambino;
  4. non insistere per farsi prescrivere dal medico determinati farmaci – soprattutto alcune categorie come antibiotici, antiasmatici o corticosteroidi – per il timore che il bambino non guarisca o che corra rischi eccessivi.

La fiducia nel proprio pediatra è essenziale. L’Italia è l’unico Paese europeo che può contare su una rete capillare di pediatri di famiglia, che assistono i bambini dalla nascita fino ai 18 anni. E la qualità dell’assistenza è in genere alta. E’ bene dunque affidarsi alla capacità e conoscenza dello specialista, perché conosce ciascun bambino e il suo organismo: è l’unico modo, per curare adeguatamente i propri figli senza “imbottirli” di farmaci inutili.

 

 

 

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