
La crisi climatica non sembra concreta? Ecco cosa potrebbe accadere
Sempre più spesso ci capita di sentir parlare di ‘crisi climatica‘, argomento che, purtroppo, non finisce molto spesso in prima pagina.
Tra chi lo ritiene puro allarmismo, e chi semplicemente non se ne preoccupa, non possiamo che osservare dati concreti per farci un’idea.
Il problema, infatti, inizia proprio qui: le conseguenze della crisi climatica sono già evidenti, e sono destinate a manifestarsi con ancora più violenza nei prossimi anni.
In che modo, per esempio, la crisi climatica riguarda la salute? Gli aspetti di maggiore rilievo sono il caldo critico,
l’inquinamento, l’insicurezza alimentare, i virus e batteri, le zoonosi e le malattie mentali.
Esistono dati e prove tangibili per spiegare che la crisi climatica è già in atto?
La risposta, purtroppo, è sì.
“Esistono numerose prove scientifiche che documentano la crisi climatica. Per esempio, il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) conferma che la temperatura media globale è aumentata di circa 1,1°C rispetto ai livelli preindustriali (dal 1880 al 2020)”, spiega Alessandro Miani, Presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA)
Le prove includono anche:
- Aumento della frequenza e intensità di eventi estremi: si è osservato un incremento del 200% nelle alluvioni devastanti e un aumento del 150% nelle ondate di calore.
- Ritiro dei ghiacciai e aumento del livello del mare: il livello medio globale del mare è salito di circa 20 cm dal 1901 e il tasso di aumento è quasi raddoppiato dal 1993.
- Fenomeni come siccità e incendi sono ora 2-3 volte più comuni in molte regioni rispetto a 50 anni fa.
- La desertificazione e perdita di biodiversità sono già una realtà per circa il 25% delle terre emerse, mentre la scarsità idrica colpisce oggi circa 2 miliardi di persone.
L’aumento delle temperature porta anche al cambiamento dei modelli di precipitazione e a eventi atmosferici estremi che portano all’impoverimento delle rese agricole: il cambiamento climatico riduce la quantità di cibo disponibile e lo rende meno nutriente, un grande problema evidenziato fin da sempre dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO).
La malnutrizione è poi collegata a un’ampia varietà di malattie: dall’insufficienza cardiaca al cancro, dal diabete al rachitismo e ad altri disturbi della crescita.

Microbiota: che cos’è e a cosa serve quel brulicare intestino
Fino a pochi anni fa, il mondo scientifico era convinto che la predisposizione genetica ,insieme con…Esiste un punto di non ritorno?

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Anche in questo caso, purtroppo, la risposta è affermativa.
“La soglia critica spesso citata è un aumento di 2°C rispetto ai livelli preindustriali, che secondo molti climatologi rappresenta il punto di non ritorno. Oltre questo limite, si innescherebbero meccanismi di feedback, come il rilascio di metano dal permafrost (suolo perennemente ghiacciato), che accelererebbero ulteriormente il riscaldamento. Superati i 2°C, le misure di mitigazione diventerebbero molto più costose e meno efficaci. La Corte dei Conti italiana ha stimato che servirebbero oltre 40 miliardi di euro solo per mitigare gli effetti sulle infrastrutture e sulle coste italiane e di circa 23 miliardi di euro per rendere il territorio nazionale resiliente al dissesto idrogeologico dovuto agli eventi meteorologici estremi“, aggiunge Miani.
Ma i problemi potrebbero non finire qui.
“Il futuro? In aumento le zanzare tigre e le patologie a esse collegate (Dengue, Chikungunya, West Nile), i pappataci (leishmaniosi) e le zecche (malattia di Lyme), mentre le acque marine diventano sempre più favorevoli ai vibrioni (batteri), che provocano gravi malattie anche nell’essere umano. Le malattie trasmesse dagli animali sono fortemente influenzate dai cambiamenti climatici: l’aumento temperature influenza distribuzione ed abbondanza delle zoonosi trasmesse da invertebrati (zanzare, zecche, pulci e altri artropodi ematofagi)”, aggiunge Alejandro Gastón Jantus Lordi de Sobremonte, sociologo e ricercatore.
Quanto è virtuosa l'Italia?
L’Italia ha compiuto progressi, ma è ancora indietro rispetto a Paesi come Svezia e Danimarca, che puntano a diventare neutrali dal punto di vista delle emissioni entro il 2045.
L’Italia ha fissato l’obiettivo di neutralità climatica entro il 2050, ma l’investimento in energie rinnovabili, a oggi, copre solo il 30% del fabbisogno nazionale.
In Europa, Svezia e Germania hanno aumentato gli incentivi per rinnovabili e trasporti pubblici sostenibili, riducendo le emissioni rispettivamente del 40% e del 30% rispetto ai livelli del 1990.
Crisi climatica: siamo ancora in tempo per invertire questa tendenza?
Forse sì, ma sono necessarie misure multilivello, per esempio:
- Riduzione delle emissioni attraverso la transizione energetica, promuovendo fonti rinnovabili (solare, fotovoltaico, eolico) e l’efficienza energetica. Una riduzione del 50% delle emissioni entro il 2030 potrebbe limitare l’aumento della temperatura a 1,5°C.
- Investimenti nella resilienza climatica: proteggere e ripristinare gli ecosistemi, soprattutto le foreste, può contribuire alla riduzione del CO2. In Italia, servirebbero investimenti di circa 25 miliardi di euro per rendere le aree urbane resilienti.
- Educazione e consapevolezza: un maggiore investimento in programmi di sensibilizzazione è essenziale per stimolare cambiamenti comportamentali.
Anche nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa
Ecco alcuni semplici esempi:
- Ridurre gli sprechi alimentari: il 10% delle emissioni globali è attribuibile ai rifiuti alimentari.
- Scegliere mezzi di trasporto sostenibili: anche solo il passaggio da auto a mezzi pubblici può ridurre le emissioni individuali fino al 20%.
- Consumo consapevole e riuso: ridurre il consumo di plastica e abbigliamento e optare per prodotti durevoli.
“Tuttavia, questi gesti devono essere accompagnati da un impegno delle aziende e dei governi. Studi recenti mostrano che solo il 30% delle emissioni proviene dai comportamenti individuali, mentre il restante 70% deriva dalle attività industriali e delle grandi aziende“, conclude Miani.
Foto di Pixabay: https://www.pexels.com/it-it/foto/foto-dell-albero-nudo-marrone-sulla-superficie-marrone-durante-il-giorno-60013/
Foto di Janusz Walczak: https://www.pexels.com/it-it/foto/nuvole-settore-industria-fabbrica-19419368/




