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Le piante sono nostre alleate nella lotta all’inquinamento: ma in che modo?

15/11/2024
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Che le piante siano nostre alleate quando si parla di purificazione dell’aria è fatto noto. Ma, distinguendo ambienti indoor e outdoor (interni ed esterni), come agiscono concretamente?

L’uso delle piante da interno rappresenta una soluzione sostenibile e naturale per contrastare l’inquinamento indoor.

Sebbene non possano sostituire completamente le moderne tecnologie di purificazione dell’aria, le piante contribuiscono notevolmente a migliorare il benessere degli occupanti degli edifici, offrendo al contempo benefici psicologici, legati alla connessione con la natura, che non possono essere ignorati.

Ma non solo. Parlando di ambienti outdoor, negli ultimi decenni la scienza ha fornito una conferma sempre più solida del ruolo fondamentale delle piante nel mitigare l’inquinamento atmosferico.

Con l’urbanizzazione in costante crescita, investire in spazi verdi non è solo una questione di estetica, ma una necessità urgente per il nostro benessere futuro.

Piante e ambienti indoor: un aiuto prezioso

Negli ultimi anni, la qualità dell’aria negli ambienti indoor è diventata una preoccupazione crescente per la salute pubblica.

Trascorriamo oltre il 90% del nostro tempo in spazi chiusi, esposti a una combinazione di inquinanti che possono compromettere il nostro benessere psico-fisico. Tra le soluzioni più promettenti per mitigare l’inquinamento indoor si è affermato l’uso delle piante, che oltre a migliorare l’estetica degli spazi abitativi e lavorativi, hanno dimostrato un’eccezionale capacità di assorbire e ridurre gli agenti inquinanti presenti nell’aria.

“Uno studio pubblicato nel 2020 sulla rivista Journal of Environmental Science and Pollution Research ha confermato che alcune specie vegetali sono in grado di eliminare fino al 90% dei composti organici volatili (COV) in ambienti chiusi, in un arco temporale che varia da 24 ore a una settimana, a seconda della concentrazione degli inquinanti e delle dimensioni delle piante. In particolare, specie come lo Spathiphyllum (comunemente noto come giglio della pace) e la Dracaena si sono dimostrate efficaci nella riduzione di formaldeide, benzene e toluene, tutti COV rilasciati da vernici, materiali da costruzione e arredi”, spiega Alessandro Miani, Presidente SIMA (Società Italiana di Medicina Ambientale).

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COV e CO2: tra fitodepurazione e biofiltrazione

I COV rappresentano una delle principali minacce per la qualità dell’aria indoor. Questi composti chimici, associati a mal di testa, irritazioni respiratorie e persino problemi a lungo termine come disturbi del sistema nervoso centrale, sono onnipresenti negli spazi moderni. Le piante svolgono un ruolo chiave nella loro mitigazione attraverso un processo chiamato fitodepurazione, in cui assorbono gli inquinanti dall’aria attraverso le foglie e li metabolizzano, contribuendo a purificare l’ambiente.

piante da internoMa non è tutto: “Le piante possono avere anche un impatto significativo nella riduzione della concentrazione di CO2, migliorando la percezione del comfort in ambienti chiusi. Un esperimento condotto nel 2021 dall’Università di Birmingham ha dimostrato che l’integrazione di piante in un ufficio standard ha ridotto la concentrazione di anidride carbonica fino al 30% in sole 8 ore. Questo risultato è particolarmente rilevante in spazi confinati o scarsamente ventilati, dove l’eccesso di CO2 può causare affaticamento, ridotta concentrazione e malessere”, aggiunge l’esperto.

Un altro fattore determinante è l’interazione tra il microbiota delle piante e gli inquinanti presenti nell’aria.

Le piante non agiscono da sole: i microrganismi presenti nel substrato e nelle radici contribuiscono alla degradazione di molte sostanze nocive.

Questo processo, chiamato biofiltrazione, consente una rimozione più completa degli inquinanti, ampliando il potenziale di purificazione dell’aria delle piante oltre il solo processo fotosintetico.

Il miglioramento del microclima: piante come purificatori naturali

Altri benefici indiretti legati alla presenza di piante negli ambienti chiusi includono il miglioramento del microclima.

Attraverso la traspirazione, le piante aumentano l’umidità relativa dell’aria, riducendo la secchezza tipica di molti ambienti riscaldati o climatizzati. Questo fenomeno non solo rende l’ambiente più confortevole, ma riduce anche l’insorgenza di disturbi respiratori, comuni in ambienti con bassa umidità.

Nonostante questi risultati positivi, gli scienziati sottolineano che l’efficacia delle piante nella purificazione dell’aria dipende da una serie di fattori, tra cui la densità della vegetazione, la dimensione degli spazi e la presenza di un’adeguata ventilazione.

“Per ottenere risultati concreti, si consiglia di integrare un numero sufficiente di piante, che vari a seconda della grandezza degli ambienti e delle concentrazioni di inquinanti. In uno studio condotto dall’Università di Sidney nel 2022, è stato stimato che per garantire un miglioramento significativo della qualità dell’aria, sarebbero necessarie circa 10-15 piante per ogni 100 metri quadri di superficie“, afferma Miani.

Piante e ambienti outdoor: lotta all’inquinamento atmosferico

Uno dei meccanismi principali attraverso cui le piante migliorano la qualità dell’aria è la fotosintesi, il processo attraverso il quale le piante assorbono l’anidride carbonica (CO2) dall’atmosfera e rilasciano ossigeno.

“Secondo uno studio pubblicato nel 2021 dalla National Academy of Sciences, una pianta adulta può assorbire mediamente dai 10 ai 48 kg di CO2 all’anno, a seconda della specie e delle condizioni ambientali. Alberi come querce, aceri e pioppi sono particolarmente efficaci nel catturare CO2, contribuendo significativamente alla riduzione delle concentrazioni di questo gas serra nelle aree urbane. Oltre alla CO2, le piante sono in grado di assorbire una vasta gamma di altri inquinanti atmosferici. Tra questi, le polveri sottili (PM2.5 e PM10) rappresentano una delle principali minacce per la salute pubblica, essendo associate a malattie respiratorie e cardiovascolari“, spiega l’esperto.

Le foglie delle piante, grazie alla loro struttura complessa e alla presenza di microscopiche superfici cerose, catturano e trattengono le particelle di PM, impedendone la dispersione nell’aria.

Uno studio condotto nel 2020 dall’Università di Lancaster ha evidenziato che una singola pianta di media grandezza, come un arbusto di biancospino, può ridurre la concentrazione di PM del 12% in un’area di circa 25 metri quadri. Gli alberi, grazie alla loro chioma estesa, possono essere ancora più efficaci, con specie come il platano o l’olmo che possono catturare fino al 25% delle particelle di PM10 presenti nell’aria circostante”, aggiunge Miani.

Ma non si tratta solo di particolato. Le piante sono anche in grado di mitigare l’impatto di inquinanti gassosi come gli ossidi di azoto (NOx), prodotti prevalentemente dai veicoli a motore e dalle attività industriali.

La mitigazione delle temperature

Infine, un elemento spesso sottovalutato del potere di mitigazione delle piante è la loro capacità di influenzare le temperature locali, riducendo il fenomeno dell’isola di calore urbana.

“Le piante forniscono ombreggiamento e raffrescamento attraverso la traspirazione, riducendo di 1-3°C le temperature nelle aree urbane più densamente piantumate, come dimostrato da uno studio condotto dall’Università di Barcellona nel 2021. Questo non solo migliora la qualità della vita nei mesi estivi, ma riduce anche l’uso di condizionatori d’aria, con un conseguente calo delle emissioni di CO2 e altri inquinanti associati alla produzione di energia”, conclude il Presidente SIMA.

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