Primo infarto
Salute

Cuore, svolta dalla ricerca: ridurre il colesterolo può abbassare del 36% il rischio di primo infarto

26/05/2026
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Le malattie cardiovascolari continuano a rappresentare la principale causa di morte in Italia e, nonostante i progressi della medicina, primo infarto e ictus restano eventi che colpiscono ogni anno migliaia di persone spesso senza segnali evidenti. Oggi, però, una nuova ricerca internazionale potrebbe contribuire a cambiare il modo in cui si affronta il rischio cardiovascolare, spostando l’attenzione dalla cura dell’emergenza alla prevenzione precoce.

I dati arrivano dallo studio VESALIUS-CV, presentato durante il 57° congresso di ANMCO (Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri), che ha analizzato gli effetti di una riduzione intensiva del colesterolo LDL in persone considerate ad alto o molto alto rischio cardiovascolare, ma che non avevano ancora avuto un infarto o un ictus, grazie all’uso del farmaco innovativo Evolocumab di Amgen.

Ridurre il rischio prima che il problema si presenti

Lo studio ha coinvolto oltre 12 mila persone seguite per più di quattro anni e ha evidenziato un dato destinato a far discutere il mondo della cardiologia: abbassare in modo significativo il colesterolo LDL, spesso definito “colesterolo cattivo”, può ridurre del 36% il rischio di un primo infarto.

La novità più rilevante riguarda proprio il momento dell’intervento. Fino a oggi, infatti, gran parte dell’attenzione clinica si è concentrata sui pazienti già colpiti da un evento cardiovascolare. Il nuovo approccio suggerisce invece di intervenire prima, quando il rischio è già elevato ma i sintomi ancora assenti.

In molti casi il rischio cardiovascolare cresce lentamente nel tempo e può svilupparsi in maniera silenziosa. Pressione alta, diabete, familiarità o livelli elevati di colesterolo LDL possono favorire un progressivo danno alle arterie senza manifestazioni immediate. Per questo, secondo gli esperti, conoscere i propri parametri cardiovascolari diventa sempre più importante.

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Perché il colesterolo LDL è così importante

Il colesterolo LDL è considerato uno dei fattori direttamente coinvolti nello sviluppo dell’aterosclerosi, il processo che porta alla formazione di placche nelle arterie e che può aumentare il rischio di infarto e ictus.

Secondo i risultati emersi dal VESALIUS-CV, intervenire in modo più deciso sui livelli di LDL permette di modificare concretamente il rischio cardiovascolare. Nei partecipanti allo studio, i valori medi di colesterolo sono stati ridotti in modo marcato, arrivando intorno ai 45 mg/dL, con una diminuzione superiore al 50% rispetto ai livelli iniziali.

Questo risultato è stato ottenuto grazie all’utilizzo di Evolocumab, una terapia che appartiene alla classe degli inibitori di PCSK9 e che aiuta a ridurre il colesterolo LDL nei pazienti che necessitano di un controllo più intensivo del rischio cardiovascolare.

Una nuova idea di prevenzione cardiovascolare

L’aspetto che emerge con maggiore forza dalla ricerca è il cambiamento di paradigma nella prevenzione del cuore. Non si tratta più soltanto di distinguere tra prevenzione primaria e secondaria, ma di valutare il livello di rischio reale della persona.

Esistono infatti pazienti che, pur non avendo ancora avuto un evento cardiovascolare, presentano condizioni tali da renderli particolarmente vulnerabili: aterosclerosi iniziale, diabete, familiarità o colesterolo elevato possono già rappresentare campanelli d’allarme importanti.

In questo scenario, la prevenzione assume un ruolo più attivo: non aspettare l’infarto, ma lavorare per ritardarlo o evitarlo completamente attraverso controlli regolari, stili di vita sani e terapie mirate quando necessarie.

“Finora l’orientamento nella pratica clinica ha portato a concentrarsi sull’intervento terapeutico dopo un evento acuto” conferma il dott. Massimo Grimaldi, Presidente ANMCO e Direttore della Cardiologia dell’Ospedale F. Mulli di Acquaviva delle Fonti (Bari). “Oggi abbiamo una consapevolezza nuova. Il rischio cardiovascolare si costruisce negli anni, spesso in modo silenzioso e senza segnali riconoscibili, mentre la malattia è già in atto. Questo significa che abbiamo una finestra temporale importante in cui possiamo agire. Siamo davanti a un cambio di paradigma fondamentale per la cardiologia moderna e per il modo in cui dobbiamo prenderci cura dei pazienti”.

Le malattie cardiovascolari restano la prima causa di morte in Italia

Il tema resta particolarmente rilevante nel nostro Paese. Secondo i dati diffusi da ISTAT, le malattie del sistema circolatorio continuano a essere la prima causa di morte, con oltre 220 mila decessi registrati in Italia nel 2022.

Un dato che sottolinea quanto la prevenzione non possa limitarsi al momento in cui compare un sintomo. Molti fattori di rischio, infatti, restano invisibili per anni e vengono scoperti soltanto dopo un evento importante.

Conoscere pressione arteriosa, glicemia, colesterolo e peso corporeo, insieme all’adozione di abitudini salutari, continua a rappresentare il primo passo per proteggere il cuore nel lungo periodo. Alla luce delle nuove evidenze scientifiche, intervenire tempestivamente potrebbe fare la differenza molto prima della comparsa di un infarto.

Immagine di copertina di Tumisu via Pixabay

Giornalista freelance dal 2001, giornalista professionista dal 2008, web writer e copywriter dal 2010, scrive principalmente di salute, medicina, attualità, benessere, psicologia, crescita personale, alimentazione e maternità. Collabora con diverse testate nazionali e vari siti di informazione. Inoltre, svolge attività di web writer, content editor e copywriter per agenzie e aziende. Ha scritto numerosi libri e volumi.