Insufficienza renale cronica, che cosa mangiare per contrastarla
Alimentazione

Insufficienza renale cronica, che cosa mangiare per contrastarla

12/01/2022
378 Visite

Quando si parla di insufficienza renale bisogna distinguere tra la manifestazione acuta e cioè limitata a una particolare momento da quella cronica. Quest’ultima indica un gruppo eterogeneo di fattori che causano un’alterazione progressiva del funzionamento dei reni, fino alla perdita irreversibile della funzione renale.

L’insufficienza renale acuta, invece è una sindrome caratterizzata dalla rapida riduzione della funzione renale (nell’arco di giorni/ore). Spesso è asintomatica oppure accompagnata da sintomi vaghi, come stanchezza, malessere, anoressia. Spesso è reversibile, al contrario dell’insufficienza renale cronica.

Insufficienza renale acuta: le cause

Le cause dell’insufficienza renale acuta possono essere pre-renali, cioè inizia da un problema a monte, come una riduzione del flusso di sangue che arriva al rene (a causa di emorragie, grave disidratazione, sepsi, malattie del miocardio che determinano riduzione della gittata cardiaca, stenosi dell’arteria renale).

Ci possono essere cause renali, che interessano direttamente il parenchima renale, la cui principale funzione è quella di produrre l’urina (glomerulonefriti, vasculiti, alcuni farmaci come FANS e alcuni antibiotici, infezioni renali, mezzi di contrasto). Ci sono poi cause post-renali, cioè che riguardano organi e apparati a valle dei reni, come ostruzione delle vie urinarie (ureteri e uretra) che ostacola l’eliminazione dell’urina come ipertrofia prostatica, calcoli bilaterali, compressione.

Insufficienza renale cronica: le cause

All’origine della malattia ci può essere qualsiasi condizione sistemica o renale che possa causare una nefropatia con perdita dei nefroni funzionanti, la più piccola struttura del rene in grado di svolgere tutte le funzioni dell’organo.

Il diabete mellito e l’ipertensione arteriosa sono le principali cause quando non sono ben controllate. La compromissione progressiva della funzione renale porta alla perdita di tutte quelle funzioni cui il rene è preposto, quindi:

  • Non vengono eliminati i prodotti di scarto e vi è aumento della creatinina plasmatica e dell’urea (uremia);
  • Si verifica ritenzione idrica, presenza di edemi, ipertensione, iperpotassemia (non regola più finemente il bilancio elettrolitico);
  • Si instaura un quadro di acidosi metabolica, perché il rene non riesce a eliminare protoni (regolazione equilibrio acido base);
  • Si instaura malattia metabolica dell’osso perché il rene influenza la regolazione metabolismo fosfo-calcico;
  • Si instaura un quadro di anemia perché viene a mancare produzione di eritropoietina.

 Le terapie salvavita

Anche quando si tratta di curare l’Insufficenza renale acuta, individuare e trattare tempestivamente la causa all’origine del problema è fondamentale per ridurre i danni e cercare di evitare le complicanze.

Purtroppo, i pazienti con Insufficenza renale cronica terminale, in cui il rene non è più in grado di svolgere la sua funzione, vanno incontro a dialisi. È una tecnica di depurazione del sangue che serve a eliminare le sostanze tossiche di scarto e correggere l’equilibrio idro-elettrolitico e acido-base. Questa tecnica non corregge le alterazioni endocrine , quindi la terapia viene completata con la somministrazione di eritropoietina e vitamina D.

Esistono due differenti tecniche per la depurazione del sangue

  1. Emodialisi: in cui il sangue è portato in un circuito extracorporeo dove entra in contatto, attraverso un filtro, con una soluzione “dialisante”.
  2. Dialisi peritoneale: soluzione che il paziente può attuare al proprio domicilio, se ci sono le condizioni (paziente giovane, con una camera in condizioni igieniche adeguate). La soluzione dialisante è inserita nella cavità peritoneale e viene a contatto con il sangue che scorre nei capillari peritoneali. Il peritoneo fa da “filtro”. Il sangue cede le molecole a concentrazione maggiore (urea e creatinina) e viene depurato.

Il trapianto di rene: la soluzione estrema

Può essere trattamento di scelta perché si associa con un miglioramento della qualità della vita (si libera da incombenza della dialisi).

Gli svantaggi sono che il paziente per evitare il rigetto è costretto per tutta la vita ad assumere una terapia immunosoppressiva, che può aumentare rischio di di tumori o infezioni.

A tavola con l’insufficienza renale cronica

In questo paragrafo ci occuperemo esclusivamente della dieta di chi soffre di Insufficienza renale cronica.

A seconda dello stadio della malattia ci sono indicazioni diverse:

Una dieta non controllata nell’apporto di calorie, proteine, sale e fosforo può:

  • Anticipare e aggravare le alterazioni proprie della patologia
  • Ridurre l’efficacia della terapia farmacologica

Una terapia dietetica nutrizionale corretta prevede:

  • Riduzione apporto di proteine inferiore o uguale a 0,8 g/kg/die) per ridurre carico azotato e quindi le scorie azotate che il rene non riesce ad eliminare
  • Riduzione dell’apporto di fosforo inferiore a 700 mg/die) selezione di alimenti, metodi di cottura adatti (la bollitura riduce i livelli come anche tenerle verdure qualche giorno in frigorifero)
  • Ridurre o controllare apporto di sodio e potassio
  • Limitare il carico di acidi fissi (derivanti principalmente da proteine animali)

Gli alimenti dedicati

È necessario verificare periodicamente che il fabbisogno calorico sia soddisfatto, che gli elementi essenziali siano tutti contenuti nella dieta. Per questi pazienti, visto che è indicata una dieta ipoproteica sono disponibili prodotti aproteici, costituiti principalmente da carboidrati e non hanno praticamente proteine, fosforo, sodio e potassio. Consentono di elevare l’apporto energetico, lasciando più spazio ad alimenti ricchi di proteine ad alto valore biologico per garantire apporto di aminoacidi essenziali.

È importante che anche la quantità di calorie sia adeguata, perché se troppo bassa, in presenza di una inadeguata assunzione di proteine con la dieta, il corpo ricorre alle riserve che ha a disposizione, e va quindi a prendere le proteine dal muscolo, peggiorando la condizione di catabolismo proteico.

Effettuare valutazioni periodiche è importante.

Una corretta terapia nutrizionale, anche se ipoproteica non determina malnutrizione e può contrastare la disbiosi e ridurre produzione di tossine uremiche. Può anche permettere di ritardare la necessità di terapia sostituiva.

Daniele Sciotti, biologo nutrizionista, dott. in Scienze della nutrizione umana Origini contadine e un amore incondizionato per la dieta mediterranea. Nato a Velletri, in provincia di Roma, da sempre a contatto con il verde e la natura di quei meravigliosi luoghi ricchi di tanta storia e soprattutto di tradizioni, inizia lo studio della scienza dell’alimentazione dopo aver sofferto di obesità. Una laurea magistrale in scienze della nutrizione umana conseguita presso l'Università San Raffaele di Roma Una laurea in scienze dell’alimentazione e gastronomia presso l’Università San Raffaele di Roma. Iscritto all’ordine nazionale dei biologi a seguito del superamento dell’esame si stato presso l’università di Tor Vergata Roma. "100 Alimenti 10 e lode" è la sua prima opera letteraria pubblicata ad agosto 2020.