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mascherine chirurgiche riducono i contagi, ma il virus non si è indebolito

Mascherine chirurgiche riducono i contagi, ma il virus non si è indebolito

Le mascherine vanno indossate perché sono davvero efficaci nel ridurre la diffusione del Coronavirus soprattutto ora che abbiamo maggiore libertà di circolazione. C’è lo hanno detto più volte i virologo anche se spesso la loro efficacia è stata sottovalutata, soprattutto all’inizio dell’epidemia.

Mancavano infatti studi scientifici specifici a sostegno della tesi: un nuovissimo studio condotto presso l’Università di Hong Kong dal professor Yuen Kwok-yung dimostra che  le mascherine chirurgiche riducono i contagi da Covid-19 fino al 50%.

Mascherine chirurgiche riducono i contagi, ma il virus non si è indebolitoDistanziamento sociale e mascherine

Il virus è nell’aria e noi dobbiamo proteggerci con il distanziamento sociale, indossando le mascherine e seguendo le indicazioni che ormai tutti dovremmo conoscere. Al momento infatti non risultano evidenze molecolari che depongano per mutazioni del virus che ne possano giustificare un’attenuazione.

“Ipotesi non confermate sulla minor virulenza di SARS-CoV-2  possono creare false sicurezze e ridurre pericolosamente l’attenzione nel seguire con rigore le misure di prevenzione”  ha detto il Professor Massimo Galli Direttore delle Malattie Infettive del Sacco.

Mascherine chirurgiche riducono i contagi, ma il virus non si è indebolitoI dati positivi sono l’effetto dell’isolamento

I numeri incoraggianti registrati durante la fase 2 hanno permesso di recuperare l’ottimismo e di allentare con una certa celerità le misure restrittive imposte durante il lockdown, ma nulla sostiene che il virus si sia rabbonito.

“La riduzione della pressione per nuovi ricoveri di casi gravi di COVID è l’attesa conseguenza del decreto di distanziamento sociale che ha portato a richiedere alla popolazione tutta di rimanere in casa, a sospendere molte attività economiche e a chiudere scuole e università; ciò ha permesso di interrompere anche l’ulteriore diffusione dell’epidemia, ma non certo l’attenuazione della virulenza del virus” afferma il professor Massimo Andreoni, Primario delle malattie infettive del Policlinico di Tor Vergata e Direttore Scientifico di SIMIT.

Continuiamo a proteggerci: lavarsi le mani, evitare luoghi affollati, indossare mascherine

“Le misure di contenimento hanno consentito di imbrigliare la prima fase dell’epidemia, bloccando la sua ulteriore estensione o per lo meno limitandola ai contagi trasmessi in famiglia da persone ritiratesi in casa con l’infezione in atto”, conferma il  Massimo Galli. “La prima ondata dell’epidemia ha portato alla manifestazione dei casi clinici di maggiore gravità, che si sono gradualmente ridotti di numero nelle ultime settimane in relazione alla riduzione del numero dei nuovi contagi. La maggior disponibilità di posti letto per casi di media gravità ha poi modificato la composizione della casistica ricoverata, mentre la possibilità di un ricovero più precoce e l’affinamento delle cure hanno frenato l’evoluzione negativa in numerosi casi”.

Riaprire non significa che il virus non continui a girareMascherine chirurgiche riducono i contagi, ma il virus non si è indebolito

La ripartenza delle attività ha alimentato molti dubb e permane l’ipotesi di un ritorno al confinamento in caso di aumento dei contagi. Eppure sono ancora molte le persone che, sembra, non abbiano compreso l’importanza di rispettare almeno le regole base (distanziamento e uso delle mascherine) per evitare il contagio.

“In questa fase serve molta prudenza nell’interpretazione dei dati, ma è fondamentale non confondere gli effetti con le cause: osserviamo meno casi gravi perché si verificano meno nuove infezioni; e questo è evidentemente il frutto dell’azione di contrasto alla diffusione dell’infezione da coronavirus”,  ribadisce Marcello Tavio, Direttore delle Malattie Infettive degli Ospedali Riuniti di Ancona e Presidente SIMIT. “Se poi in futuro il virus muterà al punto da non causare malattia nell’uomo, dovremo averne un’evidenza epidemiologica, prima ancora che laboratoristica. Ora non è certo così”

 

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