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Padri di ultima generazione: più choac che babysitter. Lo dicono i dati

Padri di ultima generazione: più choac che babysitter. Lo dicono i dati

Sono giovani, istruiti, impegnati nelle cause sociali e nel lavoro, ma non basta: sono anche ottimi papà. Lo dice una ricerca internazionale (IPG Warehouse) condotta su 5.250 padri di età compresa tra i 25 e i 35 anni.

Padri di ultima generazione: più choac che babysitter. Lo dicono i datiSono proprio questi ragazzi i padri più coinvolti nell’assistenza di ogni giorno ai figli. Per la maggior parte di loro, diventare genitori, ha avuto un impatto positivo sulla vita lì ha trasformati in persone più responsabili, più sicure e più ottimiste. Aspirano a essere padri perfetti, presenti nelle decisioni quotidiane, non vogliono essere considerati dei semplici“babysitter”, tant’è che il 67% è convinto che  il ruolo di padre e madre siano equivalenti. La scelta di mettere al mondo un figlio sempre stato un momento di svolta nella vita di una persona, ma per i nuovi papà sembra esserlo anche di più, tanto da coinvolgerli non solo nella gestione della famiglia, ma anche nella creazione di un mondo migliore.

Padri, non pantofolai

Per l’ultima generazione di padri, infatti, al primo posto c’è la famiglia di cui si occupano molto volentieri, ma senza stress. I giovani papà, infatti sembrano essere più ottimisti delle loro campagne, meno ansiosi riguardo al futuro e più soddisfatti del loro attuale lavoro: 51% contro il 37% delle mamme e il 41% dei non papà.  Sono più ottimisti riguardo al futuro rispetto ai loro coetanei non genitori (52% vs 48%), ma hanno un elevato senso di responsabilità  (70% contro il 67% dei non papà). Riguardo alla propria situazione economica il 67% dei papà sotto i 35 anni si è detto sicuro, contro il 58% delle mamme e il 59% dei non papà.

Nonostante il loro spiccato senso del dovere, lungi dal credere che i nuovi papà siano dei pantofolai un po’ noiosi, anzi: si sentono meno costretti dalle convenzioni e più liberi a livello professionale, personale e creativo. Per loro essere padri non sembra influenzare le vecchie abitudini: il 26% dichiara di uscire al bar con gli amici la sera, contro il 15% delle mamme e il 28% dei givani non ancora papà.

Padri di ultima generazione: più choac che babysitter. Lo dicono i datiPadri e figli fanno sport insieme

Una degli ambiti in cui i nuovi padri (e non solo) danno il meglio di sé è sicuramente lo sport da condividere con i figli. Una tendenza che accomuna i padri “normali” dai padri “vip”. Anche Cristiano Ronaldo, sul suo profilo Instagram, condivide con gli oltre 122 milioni di follower foto e video in cui si allena con il figlio Cristiano Ronaldo Jr, David Beckham posta video in cui si diverte sullo snowboard con il figlio Cruz, Justin Timberlake si dedica alle flessioni con il figlio Silas Randall sotto l’occhio vigile della moglie Jessica Biel, e Hugh Jackman è stato paparazzato al campetto da basket in compagnia dei figli.Padri di ultima generazione: più choac che babysitter. Lo dicono i dati

A confermare questa tendenza è uno studio di David Lloyd Clubs che ha appena aperto il primo club in Italia,  e che studia come gli uomini italiani trascorrono il proprio tempo libero in famiglia. Dalla ricerca, realizzata da One Poll nel mese di ottobre 2017 su 1.000 rispondenti con figli di età compresa tra i 4 e i 16 anni, emerge che: il 76% dei padri sostiene di praticare attività fisica con i propri figli. Il 31% di questi dichiara di farlo molto spesso e che trova piacere a condividere il proprio tempo libero con i ragazzi facendo attività fisica insieme.

Dall’analisi dei dati emerge la figura di un padre più attento a desideri e inclinazioni dei figli rispetto al passato: il 53% è convinto che è fondamentale sostenerli nelle loro passioni, aiutandoli a scegliere lo sport da praticare tenendo conto solo delle loro preferenze e delle loro attitudini, mentre un 36% preferisce lascuare che i ragazzi siano autnmi nelle loro scelte.

 

 

 

About Giorgio Maggioni

Giorgio Maggioni
È dal 1993 che studia, analizza e sfrutta il WEB. Dicono sia intelligente, ma che non si applichi se non sotto stress, in quel caso escono le sue migliori idee creative. Celebre la sua frase: “è inutile girarci in giro, chi non usa il web è destinato a fallire”. È docente di webmarketing per l’internazionalizzazione d’impresa, dove incredibilmente, per ora, è riuscito a non rovinare alcuno studente. In WMM si occupa di sviluppare modelli di business utilizzando logiche non convenzionali.

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