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Antonio Polito, genitori in trincea

Antonio Polito, genitori in trincea

 

Regalo di un autunno che ha le fattezze di un’estate che non vuole morire è arrivato da pochi giorni nelle librerie il nuovo libro di Antonio Polito, il vicedirettore del Corriere della Sera, dal titolo sibillino “Riprendiamoci i nostri figli”.

Il dubbio sta nella causa a monte di questo imperativo: dobbiamo riprenderli perché essi sono fuggiti da noi contro ogni nostra resistenza o perché siamo stati noi ad allontanarci volontariamente da loro non avendo più interesse per qualsivoglia forma di autorevolezza?

Antonio Polito non si veste dell’abito dell’inflessibile giudice, non emette sentenze simili a quelle in cui ci capita di imbatterci nei numerosi manuali di psicologia spicciola proposti come panacea ai problemi genitoriali, ma da padre e da osservatore attento di una società un continuo cambiamento si propone di analizzare quest’ultima, cercando possibili soluzioni.

Sgombriamo il campo da eventuali fraintendimenti: nessuno ha la cura universale per questa malattia generazionale, ciò che Antonio Polito ci offre è un suggerimento, risultato di una visione ampia e solida della questione: le difficoltà possono essere affrontate meglio alleandosi, il padre con la madre e con i figli, evitando le lotte intestine e guardandosi in volto, parlandosi senza la mediazione di uno schermo che faccia da filtro.

La generazione senza età di Antonio Polito

La copertina del saggio è interamente occupata da una fotografia in bianco e nero, in cui ci appare un ragazzino in primo piano col volto tagliato a metà in orizzontale, gli occhi persi in un contorno che non è più sulla carta, le braccia conserte in atto di affermazione di sé, sulle cui spalle poggiano due mani, quelle di un padre di cui non vediamo altro ma di cui dobbiamo percepire la costante presenza.

E’ un inizio che ci dice tutto: di come i nuovi adolescenti si sentano invincibili e autosufficienti, di come abbiano allontanato da sé dei genitori la cui autorevolezza si è spesso persa, per mancanza di tempo o stress eccessivo, nell’autoritarismo respinto a priori, di come proprio i genitori abbiano abdicato al proprio ruolo scegliendone uno apparentemente più consono alle nuove esigenze, quello di fratelli maggiori o di amici.

In questa trasformazione gli adulti non sono stati più capaci di assolvere uno dei principali compiti di cui sono investiti, quello della trasmissione dell’eredità dei valori che essi stessi hanno acquisito dai loro padri e che le diverse generazioni hanno rielaborato adattandola ai tempi nuovi.

Sono stati, i genitori, vittime della “disruption” che ha travolto le basi del nostro vivere comune ed ha intaccato anche il rapporto relazionale più antico che esista, quello tra un genitore ed un figlio, impedendoci di procedere nel tramandare e nel trasmettere un bagaglio di informazioni, di conoscenze, di valori che sarebbero fondamentali per la futura generazione, ancora in fieri.

Antonio Polito non esita ad assolvere il genitore dalla sindrome del fallimento educativo, perché è l’ingranaggio in cui ci muoviamo ogni giorno da adulti che ci ha portati a vivere in questa situazione, ma a nostra accusa sta il fatto che non ci scrolliamo di dosso questo modello fasullo di convivenza, preferendo accusare gli altri, la scuola, la religione, la politica, visti come agenzie fallimentari.

Inoltre, ci ricorda l’autore, è molto diffusa la sindrome dello struzzo, per cui è assai più facile nascondere la testa sotto la sabbia e diventare negazionisti dell’emergenza educativa anziché mettersi in discussione e capire dove stanno i nodi cruciali da risolvere.

Quest’ultima impasse ha le sue probabili radici nella ricerca di eterna giovinezza che ha condizionato la società presente, molto più sensibile all’edonismo che al ragionamento pragmatico: siate belli, siate giovani, cercate di non invecchiare, sono i messaggi che bombardano le nostre giornate, cullandoci nel mito di Narciso ed illudendoci che tra noi e i nostri figli non ci siano gap generazionali.

Per Antonio Polito è necessario riequilibrare i rapporti e le gerarchie all’interno della più piccola ma significativa società esistente, la famiglia, riprendendosi i ruoli e i comportamenti canonici, ricomponendo un patrimonio morale da passare ai figli non tanto attraverso la consegna di un sapere precostituito, quanto attraverso l’esempio.

Antonio Polito: essere padre, essere madre, essere soli

Dalle pagine del saggio emerge la considerazione che la solitudine dei padri e delle madri non è un’ipotesi, è la realtà quotidiana, in cui essi stessi sono consapevolmente calati.

A sostegno di ciò può essere sufficiente una considerazione sull’atteggiamento frequentemente adottato dai genitori, quello di rivolgersi a tutti gli specialisti (più o meno accreditati, il rischio dei cialtroni è sempre latente) di qualsivoglia genere per risolvere le proprie inquietudini, ritenendosene la causa scatenante.

In realtà anche questo è il frutto di una visione distorta della realtà, che ci impedisce di valutare come responsabili delle loro azioni o scelte i figli, collocandoli sempre dalla parte del giusto, fingendo di ignorare la realtà dei fatti.

Se, come auspica Antonio Polito, imparassimo a caricare sulle spalle dei giovani il giusto senso di responsabilità evitando di dir sempre loro che la colpa è degli amici, dei professori, dalla società, li renderemmo più adulti, faremmo loro un grande dono preparandoli ad un futuro in cui non avranno più noi alle spalle ma saranno essi stessi genitori.

Il saggio di Antonio Polito si addentra nei meandri del mestiere di genitore con stile leggero, lasciando trasparire tra le righe un amore profondissimo per la cultura, che si affaccia tra un esempio e l’altro a conferma che il pensiero dell’uomo ha radici lontanissime del tempo, risalendo al momento in cui i figli dell’homo sapiens misero in atto la prima rivoluzione giovanile conosciuta dalla storia (e anche dalla preistoria).

Tra un Leopardi e un Rousseau, passando attraverso il grande teatro antico di Aristofane, Antonio Polito è prodigo di esempi e di riferimenti, uno dei quali pare tanto insolito quanto efficace: i genitori stringano con tutte le agenzie educative una Santa Alleanza, come quella che nel 1815 stipularono Austria, Russia e Prussia per governare i popoli dell’Europa in pace e fratellanza. Come poi sia andata la Storia, tutti lo sappiamo, ma il principio resta valido, riproponibile anche a chi ambisce a governare soprattutto se stesso attraverso un comportamento virtuoso.

Antonio Polito, genitori in trincea

 

AUTORE : Antonio Polito

TITOLO : Riprendiamoci i nostri figli. La solitudine dei padri e la generazione senza eredità.

EDITORE : Marsilio

PAGG. 174,  EURO 17,00

 

 

 

 

 

 

 

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Luisa Perlo
Luisa Perlo, Critico Letterario

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