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Tumore alla prostata, che cosa pensa chi è colpito

Tumore alla prostata, che cosa pensa chi è colpito

Secondo il 40% dei pazienti colpiti da tumore alla prostata e secondo i loro familiari l’attività fisica non determina alcun miglioramento; il 23%, addirittura, è convinto che aggravi il tumore. Sono sei su dieci i malati che ritengono che cambiare le proprie abitudini alimentari non aiuti ad affrontare il cancro e ben il 55% di loro, con ragione, vorrebbe ricevere più informazioni sul legame tra stili di vita e neoplasie.

Lo si legge in un’indagine europea condotta da Insite consulting e Janssen su oltre 400 clinici e familiari di pazienti con tumore alla prostata in cinque Paesi, tra i quali figura l’Italia. Il professor Carmine Pinto, presidente nazionale dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e direttore dell’Oncologia medica dell’Irccs di Reggio Emilia ha dichiarato: “Si tratta di dati significativi, frutto di miti sbagliati, che testimoniamo quanto sia sempre più importante informare sulla patologia ed educare a stili di vita corretti non solo il paziente, ma anche chi interviene nella gestione quotidiana della malattia”.

Prostata, un tour di prevenzione

C’è un tour di prevenzione che si sta svolgendo, via via, in venti città – al fine di rispondere a questo crescente bisogno informativo – promosso dall’Aiom. Si chiama “Prostata: sul tumore vince chi gioca d’anticipo” e porta gli oncologi a parlare esclusivamente agli anziani di lotta alle neoplasie nei centri ricreativi per la terza età. L’iniziativa è stata presentata oggi, all’apertura del XVII Congresso nazionale della Società scientifica, che riunisce a Roma circa 3000 clinici. Aggiunge il professor Pinto: “Con questa campagna, la prima nel suo genere in Italia, abbiamo scelto di focalizzarci su un tumore solido che interessa maggiormente la terza età e per il quale non esistono finora programmi di informazione e di screening adeguati. Abbiamo realizzato anche un opuscolo informativo da diffondere in ogni incontro, che consente ai malati e alle loro famiglie di conoscere la patologia, capire che cos’è e quando può essere fatto il controllo del Psa, e fornisce consigli pratici su come gestire il forte impatto che la malattia ha nella quotidianità della persona”. Le prime dieci città sono state già raggiunte da questa iniziativa: il prossimo novembre l’attività riprenderà, con altre dieci tappe a Padova, Trento, Pescara, Terni, Chieti, poi ancora Bari, Cosenza, Palermo, Nuoro e Como.

Tumore alla prostata, incidenza dello stile di vita

Ancora il professor Pinto: “Il 40% dei tumori solidi può essere prevenuto attraverso uno stile di vita sano. Ma abbandonare comportamenti a rischio come il fumo o la sedentarietà presenta enormi vantaggi, anche se quando si è colpiti da tumore in un’età matura. Nel paziente che smette di fumare dopo la diagnosi di carcinoma prostatico il rischio di recidiva si riduce dal 34% al 14%, rispetto ai malati che persistono nel vizio. La pratica di esercizio fisico dimezza la probabilità di sviluppare una nuova neoplasia; una dieta sana rallenta la progressione del cancro, quindi il rischio di metastasi e aiuta il paziente a rispondere meglio alle terapie. Ecco perché l’oncologo ha un ruolo chiave nell’indicare al paziente non solo in cosa consiste la patologia e a quali trattamenti sarà sottoposto, ma soprattutto come gestire il tumore nel quotidiano, a partire dalla correzione di quei comportamenti scorretti come il fumo, il consumo di alcolici, alimentazione poco equilibrata e la sedentarietà”.

Cancro alla prostata, difficile ottenere una diagnosi precoce

Considerazioni del professor Sergio Bracarda, direttore del Dipartimento oncologico dell’Azienda Usl 8 di Arezzo: “A differenza di altre forme tumorali fare diagnosi precoce per il cancro alla prostata risulta davvero complicato, in quanto non esiste un programma di screening di massa come per altri tipi di cancro. La malattia a progressione lenta non ha sintomi specifici e ben definiti. Per questo, molte volte, si arriva ad una diagnosi tardiva. Delle 35mila nuove diagnosi di carcinoma prostatico che si registrano ogni anno in Italia, circa la metà interessa un uomo ultra60enne. In molti di questi casi viene adottata una strategia di tipo osservazionale nota come la sorveglianza attiva: si tiene sotto stretto controllo nel tempo il comportamento e l’evoluzione del tumore, riservando il trattamento (chirurgico, radioterapico, farmacologico) solo ai pazienti che ne abbiano bisogno e quando ne abbiano bisogno. In questa fase è importante suggerire al malato e ai suoi familiari quali accorgimenti adottare e garantire al malato una buona qualità di vita. Anche chi riceve trattamenti più invasivi e subisce i loro effetti (incontinenza, disfunzione erettile, fatigue) può superarli grazie ai trattamenti innovativi disponibili, ma soprattutto anche grazie a buone abitudini quotidiane”.

Prostata, sopravvivenza al tumore

Queste le parole del professor Emanuele Crocetti, segretario dell’Associazione italiana registri tumori (Airtum): “Il tumore della prostata è attualmente la neoplasia più frequente nel sesso maschile, rappresenta il 20% di tutti i tumori diagnosticati a partire dai 50 anni di età e le proiezioni ci dicono che un uomo ogni 8 svilupperà la malattia. Anche la sopravvivenza per questo tipo di tumore è in costante e sensibile crescita: oltre il 91% dei pazienti è vivo a 5 anni dalla diagnosi. Per questo diffondere la cultura della prevenzione è fondamentale”.

Prostata, contraccolpo psicologico del tumore

Conclude il professor Pinto: “Un altro aspetto da non trascurare è il ‘contraccolpo’ psicologico e familiare della malattia. Compito dell’oncologo è sostenere l’impegno quotidiano dei familiari a intuire il disagio del paziente, stimolando a interagire di più con il personale sanitario. La gestione ottimale del malato deve avvenire con un approccio multidisciplinare che coinvolga più specialisti (per esempio oncologi, urologi, anatomopatologi, radioterapisti, psico-oncologi) per rispondere alle reali esigenze del paziente oncologico. Col nostro tour vogliamo anche promuovere la costruzione di una relazione fiduciaria tra oncologo-paziente-familiare. La nostra società scientifica è da anni in prima linea nella promozione di iniziative dedicate alla prevenzione oncologica (primaria e terziaria), attuabile grazie a stili di vita corretti. Solo così si avranno in futuro meno cittadini malati, con un grande risparmio anche dal punto di vista economico”.

About Isabella Lopardi

Isabella Lopardi
Isabella Lopardi ha lavorato come giornalista, traduttrice, correttrice di bozze, redattrice editoriale, editrice, libraia. Ha viaggiato e vissuto a L'Aquila, Roma, Milano. Ha una laurea magistrale con lode in Management e comunicazione d'impresa, è pubblicista e redattore editoriale. E' preside del corso di giornalismo della Pareto University.

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