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Fare spazio: la pratica per accogliere nuovi progetti e positività nella vita

Fare spazio: la pratica per accogliere nuovi progetti e positività nella vita

Ogni fase della vita richiede una versione differente di sé.
Pensiamo ai meccanismi naturali che tante specie animali mettono in atto per affrontare il cambiamento.
I serpenti fanno la muta, i camaleonti addirittura adattano il colore delle squame in base all’habitat in cui si trovano, le pernici e i fagiani di monte fanno lo stesso con il piumaggio per affrontare i rigidi mesi invernali.

Questi esempi ci fanno capire come ogni stagione, sia in senso letterale sia in senso figurato, necessiti di preparazione e soprattutto di una metamorfosi per essere vissuta al meglio.

Nel caso dell’essere umano si tratta di una trasformazione non solo esteriore, bensì di un processo interiore più articolato.

Che per essere sostenuto ha bisogno di spazio.

Sia dal punto di vista fisico e pratico, sia metaforico.

Immaginiamo di avere una valigia straripante di abiti, scarpe, accessori, libri e quant’altro appartenenti a viaggi precedenti.

Come possiamo partire per una nuova meta se non facciamo ordine di quel bagaglio e, appunto, non creiamo spazio?

Nei prossimi paragrafi vedremo insieme cosa significa concretamente fare spazio nella vita per accogliere il presente con positività e, soprattutto, consapevolezza.

Fare spazio per creare abbondanza

Fare spazio potrebbe essere associato da molti a una sensazione di vuoto o mancanza.
In realtà questa pratica è necessaria proprio per permettere all’abbondanza di arrivare ed essere accolta.

Se ripensiamo alla valigia di cui abbiamo parlato prima, è necessario alleggerirla per consentire a nuovi oggetti, sensazioni, pensieri, esperienze di entrare.
Anche perché, diciamolo, quanto è più piacevole viaggiare con un equipaggiamento essenziale ma funzionale?

Il bello del viaggio è proprio quello di collezionare istanti e cimeli nel proprio corso, senza avere la sensazione di portarsi appresso un fardello.

E il viaggio, in questo senso, è una metafora meravigliosa della vita.

Ancora migliore se la paragonassimo a un cammino; in cui ci sono salite e discese, deserti e oasi, bestie feroci e anime amiche sul percorso.

Lasciare andare i pesi inutili

I giudizi, i “sì” di circostanza o i “no” forzati, le paure altrui che abbiamo permesso di interiorizzare: tutte queste zavorre invisibili impediscono di realizzarsi pienamente, bloccando la persona in un limbo di insoddisfazione spesso indefinibile.
“Cosa mi manca?”, “Perché provo frustrazione nonostante tutto stia andando secondo i piani?” o, ancora, “Perché sento ansia e nervosismo?”.

Queste sono alcune delle domande più diffuse che si pone chi ha bisogno di maggiore chiarezza e pulizia nelle proprie giornate.

Come ci eravamo già detti, spesso s’ingrana il pilota automatico e ci si sente sopraffatti dalla propria routine, facendo sì che le priorità assegnate perdano di significato.

Come ovviare a questa situazione?

Immaginando di essere piloti e comprendere di essere responsabili per il proprio veicolo, che nessun altro è alla guida al posto nostro.

Se certi rapporti o situazioni vi angustiano e nonostante i tentativi per migliorarli, sono rimasti invariati allora occorre valutare se abbia senso o meno mantenerli nella propria vita.

È necessario comprendere se alcuni legami definiti “amicizie” sono realmente tali oppure a cosa servono determinate dinamiche, siano esse lavorative o familiari.

Ora, probabilmente, vi stupirò.

Nella mia esperienza lavorativa ho incontrato molte persone, ognuna unica e speciale.
Quando si sono presentati uomini o donne in sovrappeso, (senza disturbi a livello alimentare o altre dinamiche di tipo clinico comprovati) questa situazione è stata il più delle volte riconducibile alla sfera emotiva e relazionale.
Come sono solita spiegare durante le consulenze, fare una dieta equilibrata non è solo “mangiare sano” ma anche nutrirsi di rapporti che fanno bene, leggere e guardare contenuti di qualità e agire con proposito.

Ecco che parlando, si è scoperto a quante rinunce si sono sentite chiamate a fare oppure a quante situazioni hanno “deglutito” forzatamente per non deludere o per paura di.

È come se, simbolicamente, avessero inghiottito cibo spazzatura.
E ciò che non è stato metabolizzato, è stato somatizzato.

Fare spazio tra le emozioni

L’importanza che diamo alle cose genera un impatto visibile sulla quotidianità.

Se si decide di aderire a dinamiche di paura, remissione, sacrificio, distruzione automaticamente tutto verterà attorno a questa energia.
Non a caso le persone che si sentono costantemente, più o meno consciamente, vittime di qualcosa o qualcuno comunicano facilmente attraverso un linguaggio di svalutazione, mancanza di rispetto, menzogna e ricatti.

Liberarsi dai file “non supportati”

Un altro esercizio, stavolta più pratico, è di liberare la memoria dei dispositivi elettronici.

Sovente si accumulano fotografie, video, messaggi, applicazioni ma quanti di questi hanno veramente valore nel tempo?

Se leggendo queste righe state realizzando di avere lo spazio di archiviazione pieno, allora prendetevi del tempo per occuparvene e fare spazio.

Telefoni, tablet e computer ringrazieranno per questo “trattamento di benessere” e voi, con loro, vi sentirete più leggeri eliminando un bel po’ di materiale.

Anche perché, lo sappiamo bene, quando cominciano a esserci pochi giga a disposizione, ci sono rallentamenti, blocchi e altri intoppi poco piacevoli.

Le numerose chat che apriamo quotidianamente oppure i commenti sui Social che leggiamo di frequente vengono immagazzinati dalla mente: scommetto che non sempre tutti questi contenuti sono piacevoli e danno senso di armonia…

Pertanto è bene, di tanto in tanto, archiviare, eliminare, silenziare.
È davvero rigenerante: provare per credere.

Decluttering digitale e non solo

La stessa attività si può fare con i vestiti negli armadi, i libri, anticaglie e souvenir vari.

Dire “non ho spazio” è un po’come raccontare di “non avere tempo”, ma sappiamo che si tratta di una questione di priorità più di una condizione reale.
Ognuno definisce l’importanza di cose, attività, relazioni e così via in maniera gerarchica e agisce secondo questa scala di valore.

È chiaro, infatti, che non tutto può essere considerato prioritario ed essenziale sia nelle relazioni sia negli averi materiali.

Ecco che diventa utile aprire armadietti, scatole e bauli per permettersi di valutare cosa tenere e cosa no, facendo spazio.

Questo richiede molto lavoro interiore, attraverso pratiche come il mio amato Thetahealing, poiché spesso il decluttering, termine inglese che significa appunto “fare spazio”,  comporta liberarsi di oggetti a cui si è legati da un valore affettivo.

Ecco che comprendere la vera ragione della loro presenza nel tempo attuale aiuterà a capire se sia utile o meno conservarli.

Ciò detto non significa buttare le istantanee dei primi del Novecento dei propri antenati o un libro raro regalatoci da una persona cara, bensì identificare cosa rappresenta un peso e permettere di separarsene senza attaccamento.
Come fanno gli alberi con le foglie.
Dopotutto siamo in autunno, no?

Possiamo guardare fuori dalla finestra e prendere facilmente spunto dalla natura.

Fare spazio con la “lista dell’aria pura”

Fare spazio è una pratica molto profonda e richiede una conoscenza propedeutica.
Sessioni di coaching e percorsi di facilitazione servono proprio per affrontarla con il cuore aperto e la mente elastica.
Nel frattempo è comunque possibile avvicinarsi con alcune semplici prove individuali.
Eccone una, che ho chiamato “la lista dell’’aria pulita”, con tutti gli step:

  1. accendere una candela bianca per purificare l’ambiente
  2. stilare una lista di ciò che “vi tiene bassi” impendendovi di esprimervi completamente
  3. scrivere a cosa vi servono le situazioni che avete annotato: qual è il motivo per cui vi sono utili? Le risposte potrebbero sorprendervi; mettetele nero su bianco senza giudicare
    – se risultano utili: chiedersi come potere renderle più positive – se non sono utili: comprendere che si è arrivati alla fine di un ciclo, ringraziando per l’esperienza e rilasciandola, in modo che la situazione non si ripresenterà
  4. bruciare i fogli delle esperienze che non servono più
  5. accendere un incenso per ripulire lo spazio e sé stessi da eventuali sovraccarichi energetici.

Se da solo non riesci a fare spazio

Liberarsi dai pesi, fisici o emotivi, può portare a provare nostalgia e solitudine. Ma è essenziale capire che lo spazio generato da questa separazione porta con sé la garanzia di un grande regalo.

Se questo contenuto vi è piaciuto e desiderate approfondire, vi invito a visitare la mia pagina Instagram dove è possibile prenotare una consulenza gratuita di 20 minuti.

 

 

About Valentina Pitozzi

Valentina Pitozzi, giornalista e divulgatrice olistica Laureata in Scienze Antropologiche ed Etnologiche, collabora con agenzie di comunicazione, giornali e blog in qualità di giornalista e copywriter. Da sempre interessata ai temi del benessere e dell’equilibrio della persona ha intrapreso lo studio di diverse discipline olistiche tra cui il Thetahealing e il Dien Chan. Nulla di esoterico: queste tecniche si occupano di capire le disarmonie dell’organismo, lavorando sulla radice. Autrice di due libri in uscita, la sua frase è: “Le parole sono energia” e la sua mission è occuparsi di linguaggio consapevole.

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