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Cannabis e giovani, i rischi per la salute: sport come prevenzione

Cannabis e giovani, i rischi per la salute: sport come prevenzione

Quanto è importante lo sport nella prevenzione dei danni causati sulla salute mentale dei giovani e dei giovanissimi dall’uso di cannabis? E quanto è importante lo strumento della “peer education”, cioè l’educazione tra pari?

Di questi temi se ne è parlato di recente a un incontro dal titolo “Sport vs cannabis: quando, come, a chi divulgare il messaggio della scienza”, organizzato dal Gruppo di lavoro per la prevenzione dei danni causati da cannabis nei giovani, istituito presso l’Ordine provinciale di Roma dei Medici-Chirurghi e Odontoiatri.

L’incontro è stato l’occasione per presentare documenti scientifici e dare informazioni utili ai ragazzi e ai genitori, ma soprattutto agli educatori, agli allenatori e ai medici stessi. Il tutto nell’ottica del messaggio che lo sport è una forma di educazione completa che aiuta ad avere un corretto stile di vita.

Giovani e cannabis

La cannabis è la droga più consumata dai giovani.

“Non è facile quantificare con esattezza, perché gli adolescenti sono più di due milioni e l’uso di queste sostanze è in gran parte segreto”, dice il professor Luigi Tarani, associato di pediatria alla Sapienza di Roma.

“Esistono però numerosi studi a campione europei, anche italiani, che aiutano a comprendere il fenomeno.

Da quello presentato in Parlamento nel 2020, emerge che:

  • il 30% degli adolescenti ha incontrato la cannabis almeno una volta nella vita
  • un quarto di loro l’ha incontrata nell’ultimo anno
  • il 16% nell’ultimo mese
  • un 4,5% l’ha incontrata 20 volte nell’ultimo mese.

Un dato inquietante è che un 3,5% di 66mila ragazzi inizia a provare la marijuana al di sotto dei 13 anni, dunque alle scuole medie”.

Un altro fatto preoccupante è che il contenuto in tetraidrocannabinolo (THC), il maggior componente psicoattivo della cannabis, è raddoppiato rispetto a una decina d’anni fa, passando dall’8% al 16%, mediamente, della composizione.

Mentre è sceso il contenuto di Cbd (cannabidiolo), in grado di compensare svariati effetti nocivi del THC, con conseguente maggior rischio di dipendenza e di insorgenza di disturbi psicotici.

Una cannabis, quindi, oggi molto più potente e pericolosa che in passato.

“Il tetraidrocannabinolo“, dice Riccardo Gatti, Direttore del Dipartimento dipendenze dell’Asst Santi Paolo e Carlo di Milano. “Va ad agire su recettori specifici che si trovano in aree del cervello che hanno a che fare con funzioni complesse: come la formazione di un giudizio, la percezione di piaceri, la capacità di apprendere o di memorizzare e il movimento.

Il risultato complessivo, per molti piacevole, è in realtà dettato da un disequilibrio del funzionamento generale del cervello.

Un aspetto che risulta ancora più pericoloso tra gli adolescenti, dal momento che la struttura risulta ancora in formazione e può accumulare danni permanenti”.

La peer education

“È importante portare progetti e informazioni utili all’interno delle scuole”, dice Antonio Bolognese, professore onorario di Chirurgia generale del dipartimento Pietro Valdoni presso La Sapienza Università di Roma e responsabile scientifico del Gruppo di lavoro Omceo Roma.

“Sarebbe utile, infatti, che all’interno delle scuole gli esperti, in una prima fase istruiscano dirigenti e insegnanti con il metodo della peer education, poi saranno a loro volta gli istituti a chiedere di istruire gli studenti”.

“La peer education è uno strumento che aiuta ad aggirare una serie di ostacoli nella comunicazione con giovanissimi o giovani che hanno pregiudizi rispetto a quello che gli andiamo a dire”, dice il direttore dell’Osservatorio sulle dipendenze e psichiatria della Asl Roma 2, Alessandro Vento.

“Proprio lavorando con il gruppo di giovani, siamo in grado di acquisire credibilità. Lo facciamo ragionando con i leader di questi gruppi, leader che sono in grado di veicolare meglio il messaggio. Diamo dunque un linguaggio comprensibile al gruppo target, che invece non è comprensibile per noi”.

L’azione di contrasto

L’Italia, grazie all’istituzione da parte della OMCEO di Roma di un Gruppo di lavoro per la prevenzione dei danni causati dalla cannabis, svolge progetti, iniziative e divulgazioni scientifiche di contrasto all’uso di questa sostanza. Alcuni dei loro punti fermi sono:

  • La Cannabis non è una droga leggera, essendo dotata di un’ampia gamma di proprietà psicoattive. Tra le sostanze maggiormente presenti nei prodotti a base di cannabis ricordiamo il THC (Delta9-tetraidrocannabinolo), che ha effetto psicostimolante, e il CBD (cannabidiolo) che ha effetto sedativo. Nel commercio illegale la cannabis ha subito selezioni genetiche per aumentarne le caratteristiche psicotrope (incremento del contenuto in THC) con rischio più elevato di induzione di psicosi.
  • La Cannabis dà dipendenza, contrariamente a quanto molti ritengono: il 30% di coloro che usano cannabis presentano una tossico dipendenza dal nome “Disturbo da uso di cannabis”. Inoltre, le persone che iniziano l’uso prima dei 18 anni rischiano da 4 a 7 volte più di un adulto di sviluppare il suddetto Disturbo.
  • Autorità scolastiche, pediatri e genitori devono preoccuparsi per l’insorgenza ormai precocissima dell’inizio di assunzione di cannabis: tra gli 11 ed i 14 anni. L’Italia detiene il triste primato (con la Francia) di giovani che hanno fumato cannabis la prima volta a 13 anni o prima dei 13 anni di età.

Cannabis e giovani: i rischi concreti 

Riprendendo i dati da un recente documento del “Gruppo di lavoro per la prevenzione dei danni causati dalla cannabis”, in elenco i rischi concreti, scientificamente documentati, del consumo di cannabis:

  • Suicidio

Gli adolescenti che fanno uso regolare di marijuana hanno probabilità sostanzialmente maggiori di una successiva dipendenza da cannabis, di uso di altre droghe illecite, e di tentativo di suicidio.

  • Sviluppo della sindrome amotivazionale e disturbo schizofrenico

Tra i consumatori abituali di cannabinoidi, almeno uno su dieci dei precoci e forti consumatori (1-2 gr/die) sviluppa un disturbo schizofrenico e almeno uno su tre sviluppa una sindrome amotivazionale da cannabis. Inoltre, l’uso regolare di cannabis con alti livelli di THC e bassi livelli di CBD, aumenta di 3-5 volte il rischio di sviluppare schizofrenia.

  • Cancellazione della memoria

La formazione di ricordi comporta la creazione di nuovi circuiti tra neuroni. Il THC produce l’effetto di “cancellazione casuale”. Nel cervello, nel tempo, interviene una sorta di “potatura” per eliminare i collegamenti inutilizzati tra i neuroni, identificati proprio perché le loro sinapsi inattive rilasciano endocannabinoidi. Il THC, che interferisce con l’azione delle molecole simili, come appunto gli endocannabinoidi, crea una “potatura generalizzata” colpendo anche i circuiti utili. In pratica cancella la memoria.

  • Compromissione delle capacità cognitive

Nei consumatori regolari di cannabis si è costantemente riscontrata, la presenza di deficit nell’apprendimento verbale, nella memoria e nell’attenzione. I consumatori di cannabis precoci e persistenti hanno mostrato un calo medio di otto punti nel Quoziente d’Intelligenza (QI) rispetto ai coetanei che non l’avevano usata e ai coetanei che consumavano cannabis ma non in modo sostenuto. In pratica si diventa meno intelligenti. Non solo: una recente analisi che utilizza i dati di tre ampi studi in Australia e Nuova Zelanda ha rilevato che gli adolescenti che facevano uso regolare di marijuana avevano minore probabilità, rispetto ai loro coetanei non utilizzatori, di terminare la scuola superiore o di raggiungere la laurea.

  • Declino neuropsicologico

Test neuropsicologici sono stati condotti all’età di 13 anni (prima dell’inizio del consumo di cannabis) e di nuovo all’età di 38 anni (dopo che si era sviluppato un modello di consumo persistente di cannabis). L’uso persistente di cannabis è stato ampiamente associato al declino neuropsicologico in tutti i domini di funzionamento (avendo tenuto sotto controllo la variabile “anni di istruzione”). Il deterioramento si è concentrato tra i consumatori di cannabis a esordio adolescenziale, con un uso più persistente associato a un maggiore declino.

  • Disturbi a livello delle vie aeree

Fumare cannabis provoca, a livello delle vie aeree, danni anche peggiori rispetto a quelli provocati dal fumo di tabacco, a causa di inalazioni prolungate e profonde ed elevato contenuto di idrocarburi insaturi (per quanto riguarda il catrame che si deposita nel polmone, si stima che uno spinello corrisponda a cinque sigarette). Si è calcolato che il fumo di marijuana induce broncocostrizione a causa di un effetto infiammatorio causato dalla sostanza stessa, con insorgenza di bronchiti e tossi croniche.

  • Danni oncologici

Carcinoma orofaringeo e laringeo è possibile negli assuntori abituali. In un campione di pazienti con carcinoma di età inferiore ai 40 anni è emerso che il 70% di essi aveva una storia di uso cronico della sostanza. Un ulteriore studio su 12 giovani (dai 19 a 38 anni) con diagnosi di carcinoma squamoso oro-faringeo, ha svelato che erano tutti fumatori abituali di marijuana. Scoperta replicata in un altro campione di 20 giovani con carcinoma laringeo. Probabilmente, oltre alla modalità di assunzione, le cause sono ascrivibili alle maggiori concentrazioni di benzopirene e benzoantracene presenti nella marijuana (idrocarburi aromatici policiclici noti per le proprietà cancerogene). Inoltre, fumare cannabis potenzia gli effetti cancerogeni del tabacco.

  • Compromissione immunitaria

Svariati studi dimostrano che l’assunzione cronica di cannabis predispone all’aumento di infezioni da Herpes simplex. Inoltre il THC riduce la risposta immunologica di difesa verso le infezioni da Escherichia coli, Listeria monocytogenes e Staphylococcus aureus.

In quale modo un genitore o un allenatore possono accorgersi che un ragazzo fa uso di cannabis?

“Bisogna fare attenzione al cambiamento, distinguendo da quello fisiologico del passaggio all’età adolescenziale da quello che, invece, è un cambiamento esogeno, dovuto all’assunzione di sostanze, in particolare della cannabis”, spiega lo psichiatra Giuseppe Bersani.

“Avviene un cambiamento delle relazioni, una sorta di isolamento sociale, non ci si confida più con i coetanei e si perde l’applicazione e l’interesse allo studio e il relativo rendimento.

La cannabis interferisce potentemente con le capacità cognitive, con la memoria, con l’apprendimento, con l’attenzione e con la concentrazione. Il mio consiglio è di non sottovalutare né gli effetti della cannabis, né i primi sintomi: se un ragazzo cambia, non deve essere sottovalutato”.

Il rischio penale

I giovani non sanno che esiste un rischio penale correlato alla cannabis.

“Consumare cannabis non fa male solo alla salute, ma comporta anche un rischio penale molto rilevante”, spiega l’avvocato Nicola Madia, docente di diritto penale all’Università di Tor Vergata a Roma.

“A seguito di un incidente stradale, a cui purtroppo conseguono vittime o feriti, si può arrivare fino a 15 anni di reclusione.

Il passare uno spinello a un amico non è un gesto neutro per la legge, è considerato spaccio a tutti gli effetti.

Trovarsi in macchina con un amico che detiene sostanze stupefacenti comporta il rischio di essere coinvolti in questa situazione.

Il semplice consumo di sostanze stupefacenti non ha rilevanza penale ma può comportare la sospensione della patente, del passaporto, l’essere messo in un percorso terapeutico obbligatorio“.

Sport e doping

“Spesso, si ricevono notizie di atlete e di atleti che entrano, purtroppo, nelle giuste azioni da parte delle forze antidoping, materia in continua evoluzione”, dice il presidente del Coni e presidente onorario del Circolo Canottieri Aniene, Giovanni Malagò.

“In questa situazione ci sono le guardie e i ladri: questi ultimi cercano sempre di scoprire nuove tecnologie, molto evolute, mentre i primi che cercano di fermarli. Il tema della cannabis rientra appieno in tutto questo”.

Oggi i macchinari che ha a disposizione l’antidoping per accertarsi che tutti gareggino nelle stesse condizioni sono molto sofisticati e sensibili.
“La macchina che rileva che l’atleta è dopato, reagisce a mezzo nanogrammo. Il nanogrammo è un miliardesimo del grammo”, spiega il consigliere allo sport Andrea Pignoli.

 

 

Immagine copertina di Monstera https://www.pexels.com/it-it/foto/relazione-sfocatura-sport-gioco-5384623/

 

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