concentrazione sul lavoro

Ritrovare la concentrazione sul lavoro nell’epoca della distrazione

Non ho tempo“, “non ho fatto in tempo”, “vorrei farlo, ma non so quando“.

Pronunciamo frasi così ogni giorno.

Eppure, pensiamoci, viviamo in un’epoca accelerata, la nostra vita è molto semplificata rispetto a quella di secoli fa, grazie all’aiuto di macchine che svolgono tanti lavori al posto nostro, grazie a comunicazioni più veloci, spostamenti più rapidi.

Viviamo insomma in un’epoca contraddistinta da paradossi che incidono profondamente sulla nostra capacità di vivere il tempo in maniera significativa.

Secondo il filosofo Pascal Chabot, il nostro lamento sulla mancanza di tempo nasconde in realtà una crisi di attenzione di qualità.

Abbiamo tempo, un sacco di tempo, ma ne perdiamo la maggior parte.

Ridateci la concentrazione: vivere nell’epoca della distrazione

Il fenomeno è stato ulteriormente approfondito da Johann Hari nel suo libro “L’attenzione rubata” in cui l’autore parla di una ‘cultura patogena dell’attenzione‘, cioè un mondo dove la nostra capacità di concentrarci è sotto assedio costante. E tutti noi ne facciamo esperienza ogni giorno.

concentrazione a lavoroProvate a restare concentrati sul lavoro e verrete interrotti da: rumori ambientali, notifiche del telefono, avvisi di inbox nella vostra casella della mail, telefonate – alcune utili, altre no – e ancora, il collega che chiede un parere, quello che fa una battuta, ma anche pensieri, preoccupazioni personali, ricordi.

Se lavorate da casa ci sarà la biancheria da stendere, il figlio da andare a prendere a scuola, la palestra, il vicino
rumoroso e quello che bussa alla porta per fare due chiacchiere.

Rimanere concentrati oggi sembra una corsa a ostacoli. Gli studi citati da Hari nel suo libro rivelano un quadro allarmante: sembrerebbe che i lavoratori riescano a rimanere concentrati, in media, per appena tre minuti.

Questo calo drastico dell’attenzione non è un fallimento personale, ma il risultato di un ambiente che rende estremamente difficile sostenere una profonda e prolungata attenzione.

Gloria Mark, ricercatrice della University of California, ha descritto una situazione ancora più preoccupante di quella dipinta da Hari.

Oltre al grande problema delle distrazioni, ce ne sarebbe un altro. Secondo i suoi studi ci vorrebbero circa 23 minuti per tornare a concentrarsi, una volta persa l’attenzione. Fine del mito del multitasking!

Stato di flow: l’approccio per ritrovare la concentrazione

Ciò che tutti questi studiosi ci mostrano, più o meno esplicitamente, è che le strutture sociali e tecnologiche stanno erodendo la nostra capacità di concentrarci. La domanda sorge spontanea: cosa possiamo fare?

La psicologia viene in aiuto con il cosiddetto stato di flow, in riferimento a un approccio personale e praticabile per riconquistare la nostra attenzione.

Lo stato di flow è quel momento in cui niente ci può distrarre, sappiamo dove stiamo andando e procediamo spediti. È una sorta di estasi, in cui il tempo sembra essersi fermato e noi siamo focalizzati su quello che stiamo facendo.

Artisti, scrittori e atleti cercano di raggiungere questo stato attraverso varie tecniche.

Teorizzato dagli psicologi Mihaly Csikszentmihalyi (il suo intervento al TED nel 2004 si trova facilmente online) e Jeanne Nakamura, lo stato di flow è uno stato di attenzione rilassato, aperto, che si genera in una momento di recupero dopo un altro di forte intensità ed è lo stato ideale perché si crei uno stato di concentrazione, per essere creativi, per lavorare meglio. È quando ci si sente motivati, concentrati e focalizzati.

Come raggiungere lo stato di flow in 4 semplici passi

La capacità di governare l’attenzione ci permette di essere efficienti, focalizzati, ma soprattutto di vivere in uno stato emotivo di benessere.

Ognuno può trovare la sua modalità per arrivare a questo stato e i metodi suggeriti sono tanti e diversi, ma per iniziare basta mettere in pratica quattro semplici regole:

1. Formulare il proprio problema nella maniera più precisa possibile;
2. Abbandonare quel problema (aiutandosi facendo una passeggiata, ascoltando musica, dormendo o dedicandosi al proprio hobby);
3. Lasciare che il tempo scorra, senza pensare di arrivare alla risoluzione o alla risposta;
4. Infine, sintonizzarsi sulle nostre sensazioni per raccogliere stimoli e intuizioni, avendo piena fiducia nelle nostre capacità.

Certamente, lo stato di flusso (flow) non si attiva istantaneamente; occorre tempo per immergersi in un’attività e ancora di più per raggiungere uno stato di profonda concentrazione e bisogna perciò aiutarsi a raggiungerlo, togliendo di torno le distrazioni (almeno quelle che possiamo) e adottando alcune strategie o tecniche.

Esempi? Non tenere il telefono sottomano, silenziare le notifiche ed eliminare tutto ciò che crea distrazioni inutili intorno a noi.

Ancora più efficace, è praticare la mindfulness, che consente di entrare in sintonia con se stessi.

Dedicarsi quotidianamente alla meditazione può aiutare a calmare la mente, tenere a bada i pensieri che costituiscono una fonte di distrazione e spingere l’individuo a raggiungere i propri obiettivi.

Perchè è così importante ritrovare la giusta concentrazione?

Incoraggiare la ricerca dello stato di flow, e di conseguenza della concentrazione, nei contesti lavorativi non solo può aiutare i singoli dipendenti a superare i problemi di attenzione e distrazione, ma può anche elevare il livello di performance complessiva delle organizzazioni, al fine di promuovere un ambiente di lavoro sano dove le persone siano soddisfatte, lavorino bene e volentieri.

Come spiega Csikszentmihalyi, il flusso è strettamente legato alla motivazione, nonché alla felicità in generale.

Tradotto in termini lavorativi, ciò significa che elementi come la cultura aziendale, l’equilibrio tra vita privata e lavoro e l’ambiente in cui lavoriamo giocano un ruolo fondamentale nel raggiungimento dello stato di flusso.

Le aziende oggi devono chiedersi quale modello di lavoro vogliono adottare e come supportare le proprie risorse.

Per avere dipendenti fidelizzati e concentrati, occorre promuovere il benessere psicologico, garantendo strumenti di supporto, facendo proliferare una cultura basata non sul successo e sulla performance, ma sul senso di soddisfazione.

Citando Csikszentmihalyi, l’obiettivo di ogni azienda dovrebbe essere portare i propri lavoratori a rispondersi ‘anche il mio lavoro’, alla domanda: “Cosa vale la pena fare che pensi non ti porti necessariamente grande fortuna o fama, ma che ti renda felice davvero e che ti porti a pensare che stai vivendo una vita degna di essere vissuta?”.

 

 

Copertina Foto di Andrea Piacquadio: https://www.pexels.com/it-it/foto/foto-dell-uomo-che-tiene-un-libro-927022/

Foto di Fox: https://www.pexels.com/it-it/foto/gruppo-di-persone-che-guardano-sul-computer-portatile-1595385/

Foto di Tim Gouw: https://www.pexels.com/it-it/foto/uomo-in-camicia-bianca-utilizzando-macbook-pro-52608/

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