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Cecilia Parodi, ombre luci e profumi in terra di Sardegna

Cecilia Parodi, ombre luci e profumi in terra di Sardegna

C’è tutta la Sardegna, con la sua sfolgorante bellezza e le sue innumerevoli contraddizioni, nel romanzo “La luce bianca del mattino” di Cecilia Parodi.

Nelle sue pagine si mescolano credenze ancestrali e gestualità apotropaiche, capacità di riscossa e di affermazione a fianco di rassegnazione fatalista e fuga dalla realtà, visioni realistiche sul futuro dell’intera isola e incapacità di muovere un passo nel presente, per accettarlo e farlo proprio, con tutti i pesi che reca con sé.

Ci sono uomini legati alla terra da amore e odio, da dolori così profondi che neppure riescono a trovare le parole per esprimersi e donne forti e granitiche come scogli lambiti dalle correnti delle Bocche di Bonifacio, inamovibili nella loro resilienza.

Ci sono i campi aridi di Monte Petrosu e le acque cristalline di Cala Brandinchi, i vicoli arsi dal sole e dalla calura de La Maddalena e le strade su cui si affacciano le botteghe di lusso di Porto Rotondo.

E infine ci sono i fili della memoria, quella infantile di Cecilia Parodi, nata a Genova ma colpita dal “mal di Sardegna” fin dall’infanzia, quando trascorreva le sue estati a casa dei nonni materni a La Maddalena.

Dai ricordi rivisitati, dalle persone conosciute, dai luoghi abitati nascono le pagine del romanzo, che ci raccontano una terra che non è soltanto quella dei cataloghi per la villeggiatura, ma un mondo chiuso in se stesso, protetto dalle acque del Mediterraneo e proprio per questo difficile da comprendere per chi ci trascorre qualche settimana, si ubriaca dei suoi colori e poi ritorna “in continente”.

La saga familiare di Cecilia Parodi

Il perno della narrazione è Bianca, protagonista di una lunga e faticosa formazione che la porta ad essere una donna forte e affermata, abbandonando la bambina schiva  e riservata che era stata ai ricordi del passato.

Il suo nome l’aveva scelto suo padre, quando, appena nata, “l’aveva tenuta stretta, avvertendo la fragilità e la delicatezza del suo corpo pallido e bianco come la luce del mattino che inondava la stanza.”

Non è un destino di luce ad accompagnarla nel tempo, purtroppo, molti gli ostacoli che si trova ad affrontare, dall’anaffettività alla morte, che testardamente affronta e supera, in quanto il suo compito è quello di badare non solo a se stessa, ma anche agli altri, ad una madre difficile e ingombrante, ad esempio.

Tenerla a bada e badare a lei sono azioni contrapposte, ma Bianca riesce a muoversi nel groviglio dei sentimenti perché la donna irrealizzata, troppo spesso preda dei fumi dell’alcol che vorrebbe rimuovere è pur sempre sua madre.

La storia della famiglia Sanna parte da lontano, dal nonno Domenico, che aveva ottenuto un pezzo di terra a Monte Petrosu, dove si era trasferito con la moglie Ninì e dove sarebbero cresciuti i suoi figli, Pietro e Chiara.

Ciò che appariva solo come un cumulo di pietre e sassi nel primo Novecento, sarebbe diventato terreno ambito per l’esplosione edilizia degli anni Settanta, che aveva scoperto e trasformato un’isola non sempre disposta a piegarsi alla legge del mercato, che vorrebbe schiacciare sotto i soldi ricordi e sofferenza.

Del sogno di Domenico non era più rimasta traccia dopo la morte della piccola Chiara, la figlia adorata dal padre e amata alla follia: chiuso nel suo dolore, incapace di dare affetto all’altro figlio, il nonno di Bianca era crollato senza più rialzarsi.

Ritornato a La Maddalena, da cui era partito, con la famiglia, aveva congelato i suoi sentimenti e atteso la morte, senza reagire al fato.

Nel suo descriverci Pietro Cecilia Parodi lascia più volte intuire la malinconia di un ragazzo cresciuto con un padre assente, sia da vivo che da morto, che non gli ha lasciato eredità d’affetti, ma soltanto un grumo di ghiaccio dentro il cuore che mai si scioglierà.

In questo giovane di fascino apparente Ileana Zedda pone le sue speranze di riscatto da una vita che non condivide, stretta in una famiglia dalle caratteristiche arcaiche, dai valori immutabili, che condanna il suo desiderio di libertà.

Sogna il lusso che trapela dalla Costa Smeralda, ancora patrimonio incontaminato di uomini e donne ricchi e potenti, immagina di poterne condividere almeno un’eco lontana, disprezza il suo popolo, ancorato al mondo rurale della pastorizia.

Sogni, privi di fondatezza: il matrimonio con Pietro e la nascita di Bianca non cambiano la sua esistenza, costellata di liti, di urla, di insofferenza e di fughe apparenti, come quella a Olbia, un trasferimento che confida le possa dare finalmente ciò che ha sempre desiderato.

Anche questo un sogno: non basta annegare nell’alcol e nel fumo la propria disperazione in attesa di un riscatto che non vuole venire per sentirsi meglio, né sfogare la propria rabbia su chi sta intorno per scacciare la depressione e il vittimismo, non basta neppure rimanere da soli a muovere i fili del destino per vederlo realizzato.

Bianca, simbolo di forza e di caparbietà

Siamo ciò che il contesto in cui viviamo ci permette di essere: il principio del filosofo Taine non sempre si rivela efficace, per fortuna, e la piccola Bianca riesce a sfilarsi dall’infelicità a cui sembra essere condannata.

Da bambina, a La Maddalena, cresce con i coetanei e la presenza costante di nonna Ninì, che le offre un rifugio sicuro e caldo ogni volta che esce dalla casa in cui le liti si sono fatte insopportabili; vive con Pietro momenti di pura armonia quando sono soli e giocano con i numeri, i loro amuleti, dimenticando le brutture.

Da adolescente, a Olbia, si trasforma insieme alle nuove compagne di scuola, cerca nel suo corpo ancora acerbo i segnali di un cambiamento che possa renderla desiderabile agli occhi maschili, in questo ripetendo il percorso di Ileana, cadendo nella sua stessa trappola.

Bianca è creativa e ama la natura: diventa quasi naturale cominciare a disegnare, rivelando un talento che in un futuro non ancora prossimo sarà la chiave di svolta della sua esistenza e muovendo la matita per tracciare linee di foglie e di piante, come il mirto, l’eucalipto, l’ulivo, dei cui profumi si è sempre inebriata.

Il romanzo di Cecilia Parodi è un romanzo dei sensi, tutti potenziati al massimo, perché è proprio attraverso l’olfatto e il tatto, oltreché alla vista, che si aprono mondi capaci di cambiare i destini tracciati.

Bianca vive in una famiglia imperfetta dove gli equilibri non esistono se non per tempi brevissimi, dove gli spazi interiori sono ancora più angusti di quelli esteriori, dove manca la  simmetria dei desideri e delle passioni.

Quando la morte piomba per ben due volte nel suo piccolo mondo Bianca sembra tracollare per il dolore e la rabbia verso una madre che continua a uccidere suo padre giorno dopo giorno, col suo comportamento indegno.

E’ in una donna a lei estranea, custode dei segreti delle erbe e del tempo, che Bianca trova rifugio e  sollievo: la Signora Caterina è un’ancora a cui aggrapparsi per cominciare a risalire, a trovare gli spazi per realizzarsi, a perdonare un padre e una madre con le loro profonde debolezze, a tracciare un percorso solo per se stessa, senza rimpianti.

Porterà con sé, nella luce bianca di un nuovo mattino, gli sbagli della sua famiglia come monito, ma anche le amiche che l’hanno aiutata ad attraversare la vita tenendola tra loro sottobraccio, Signora Caterina che le ha guarito l’anima, nonna Ninì che le ha insegnato dolcezza e pazienza.

Il cerchio della vita potrà finalmente chiudersi con lei, l’imperfezione sarà bilanciata da una nuova perfezione e, forse, saranno le simmetrie ad avere la meglio.

Cecilia Parodi, ombre luci e profumi in terra di SardegnaAUTORE : Cecilia Parodi

TITOLO : La luce bianca del mattino

EDITORE : Morellini

PAGG: 168,   EURO 15,90  (disponibile versione eBook euro 6,99)

 

 

 

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Luisa Perlo
Luisa Perlo, Critico Letterario

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