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Diego de Silva, l’ultima avventura del suo avvocato filosofo Vincenzo Malinconico

Diego de Silva, l’ultima avventura del suo avvocato filosofo Vincenzo Malinconico

Se c’è una cosa che Diego De Silva ci ricorda costantemente è che l’amore può essere declinato in molti modi, alcuni dei quali meno consueti e forse proprio per questo più accattivanti nel momento in cui si trasformano in uno spunto narrativo.

Ecco allora che, grazie a lui, ci troviamo a seguire due amanti che cercano conforto alla stanchezza del loro rapporto nella terapia di coppia, solitamente ultimo rifugio di coppie sposate e non clandestine, oppure  le fasi di un divorzio che si vorrebbe condurre con stile, aggirando le dinamiche consuete di livore e odio.

Ma un conto è il presupposto iniziale, un conto è la realtà dei fatti: in “Divorziare con stile” l’autore sembra volerci ricordare che è pur sempre valida la tesi tolstojana in base alla quale le famiglie felici sono tutte uguali, mentre quelle infelici lo sono ciascuna a modo suo.

Scrittore napoletano,Diego De Silva riprende in questo romanzo una figura che i suoi lettori ben conoscono, l’avvocato Vincenzo Malinconico, protagonista della trilogia “Arrangiati, Malinconico”, diventato col tempo un alter ego dello scrittore.

Un avvocato seriale protagonista assoluto per Diego De Silva

Diego De Silva è stato realmente avvocato prima di dedicarsi interamente alla scrittura, per cui l’autore conosce molto bene le aule dei tribunali e gli attori che in esse recitano i propri copioni, come accusatori o come difensori.

Tra questi si colloca anche Vincenzo Malinconico, non certo un principe del foro, ma un professionista non troppo professionale che non può permettersi neppure uno studio tutto per sé ed è costretto a dividere gli spazi ( e la segretaria) con l’amico commercialista Espedito Lenza.

I due hanno arredato il loro Diciamo Loft con mobili Ikea che chiamano affettuosamente con il nome in codice, in attesa di clienti sporadici che permettano loro di arrivare a fine mese.

Del protagonista i lettori di Diego De Silva conoscono le traversie del passato, la sua separazione, i nuovi amori, i rapporti difficili con i figli (proprio in quest’ultimo romanzo essi prenderanno le loro strade di vita, Alagia sposando Mattia detto Heidegger e Alfredo trasferendosi a Roma per motivi di studio e per poter vivere con maggiore serenità la sua omosessualità), tutti narrati nei precedenti tre romanzi.

La sorte sembra ad un certo punto essere del tutto benevola nei confronti di Malinconico quando fa sì che, grazie a conoscenze comuni, arrivi a chiedere il suo patrocinio la moglie di uno dei più noti avvocati di Napoli, Ugo Maria Starace Tarallo.

Il solo nome fa sobbalzare chi lo conosce, dal momento che si tratta di un individuo spregevole, circondato da una pletora di giovani avvocati e di assistenti compiacenti, capace di ricorrere senza esitazione alla corruzione, talmente egocentrico da non concepire l’idea che la moglie possa avere avuto una relazione con un altro uomo, anche se solo virtuale.

Deve essere divorzio e deve essere divorzio con stile , come si addice ad un uomo del suo rango: ecco perché ha proposto alla moglie di liquidarla con una somma una tantum, una specie di trattamento di fine rapporto, che lei valuta alla stregua di un piatto di lenticchie.

Bellissima, intrigante, famosa, Veronica Starace Tarallo (“basta Tarallo”, dirà in una conversazione telefonica, diventando così per Malinconico Veronica Basta Tarallo) vuole una rivincita sul marito e desidera che a rintuzzarlo sia un avvocato spiantato, quasi sconosciuto, all’apparenza inaffidabile come Vincenzo Malinconico.

Accettare l’incarico vuol dire guerra e guerra sarà, una partenopea guerra dei Roses dove di stiloso, soprattutto da parte di Ugo Maria, ci sarà ben poco.

Da dimostrare è il fatto che la donna ha solo intrattenuto contatti virtuali con il suo presunto amante, mai ci sono stati incontri reali, soltanto mail, messaggi, chat: può tutto ciò essere sufficiente per essere considerata passibile di addebito?

La sensuale bellezza di Veronica non lascia insensibile Malinconico, pronto a rifiutare i cinquantamila euro che Ugo Maria gli offre per abbandonare il caso e disposto a rischiare per la sua cliente.

Una serie di coincidenze metterà fine al percorso di divorzio con un colpo di coda che lascerà tutti soddisfatti, ex coniugi e avvocato, lasciando intravedere la possibilità che i rapporti tra veronica e Vincenzo diventino qualcosa di ben diverso da quelli tra patrocinante e cliente.

Le scatole cinesi di Diego De Silva

Diego De Silva costruisce la sua storia con la tecnica delle scatole cinesi: quale sia il divorzio  a cui il titolo fa riferimento lo capiamo solo a lettura inoltrata (dopo un centinaio di pagine), perché inizialmente Malinconico segue un’altra vicenda di cui è protagonista un membro aggiunto della sua famiglia, zio Mik, in causa con i proprietari di un bar per aver impattato violentemente contro la porta a vetri del locale non segnalata ed aver riportato la frattura del setto nasale.

Come se non bastasse, si prospetta per Vincenzo una serata di memorie e rimpianti insieme ai suoi vecchi compagni di scuola, di molti dei quali non ha un gran bel ricordo.

In mezzo a tutto ciò si inserisce l’invito a Roma fattogli dal figlio per un pranzo di famiglia, ufficialmente visto come di buon auspicio per la vita da universitario, concretamente utilizzato per fargli conoscere quello che viene presentato come il coinquilino, ma che si rivelerà poi essere il suo compagno.

Tra ex mogli, ex fidanzate, colleghi improbabili, Giudici di Pace collerici ed astiosi, segretarie incapaci e vecchi compagni che amici non sono, l’avvocato Malinconico si trova a dover condurre quella che potrebbe essere la causa della vita, il divorzio di Veronica, che lo renderebbe finalmente più ricco (il che certo non è male per le sue finanze) e famoso.

Diego De Silva muove con sapienza l’intreccio e riprende per Malinconico la figura già abbondantemente tracciata nelle storie precedenti: di lui si può dire che è un “quasi”, nel senso che non riesce a portare a termine con successo nulla di ciò che la vita gli offre, restando incompiuto.

Ma è anche un filosofo, un uomo che ragiona e disquisisce tra sè e sè su ogni accadimento quotidiano, con una vena ironica che gli permette di superare anche le peggiori giornate, come quella in cui perde in un solo colpo la causa, i soldi, un amico e la studio.

Raccontata da Diego De Silva in prima persona, la vicenda ci rende partecipe di ogni sua riflessione e ci permette di vedere coi suoi occhi, un po’ disincantati ed un po’ cinici, lo svolgersi dei fatti, come nel caso della cena tra ex compagni di classe, che si risolve in una battaglia senza esclusioni di colpi tra i commensali, che sembrano essersi riuniti più per prendersi una rivincita sui rancori soffocati da anni che non per affetto.

E alla fine, comunque sia andata, tutti i cerchi sono stati chiusi e la vita dell’avvocato Vincenzo Malinconico riprende a scorrere sui binari consueti, con qualche rammarico ma anche qualche soddisfazione.

«E’ la sindrome del lieto fine, che poi rovina un sacco di belle storie. Perché tante volte la vita ti dimostra che una storia non è bella perché finisce bene, ma proprio perché finisce» .

Diego de Silva, l’ultima avventura del suo avvocato filosofo Vincenzo Malinconico

AUTORE : Diego De Silva

TITOLO : Divorziare con stile

AUTORE : Einaudi

PAGG. 382,  EURO 19,00

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo, Critico Letterario

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