25 novembre, rosso come l’amore, mai rosso come il sangue
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25 novembre, rosso come l’amore, mai rosso come il sangue

23/11/2024
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25 novembre 2024: ancora una data importante, ancora l’occasione per riflettere su una bruciante attualità.

La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite con una  risoluzione del 17 dicembre 1999, è drammaticamente attuale.

Sono quasi cento le donne uccise nel corso del 2024 – report del Ministero dell’Interno –  e l’anno non è ancora terminato.

Per altro questi sono soltanto i dati eclatanti della violenza fisica estrema: innumerevoli sono i casi non denunciati, altrettanti quelli di violenza psicologica, per lo più all’interno delle mura domestiche.

Ogni anno rinnoviamo la speranza che la violenza di genere sparisca dai notiziari, che esporre un paio di scarpe rosse sia motivo di gioia e non di dolore.

25 novembre, libri per ricordare e comprendere  

Per violenza contro le donne si intende “qualsiasi atto di violenza di genere che si traduca o possa provocare danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche alle donne, comprese le minacce di tali atti, la coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia che avvengano nella vita pubblica che in quella privata” ( risoluzione ONU 54/134 del 17 dicembre 1999).

A fianco di tutte le manifestazioni di denuncia, solidarietà, formazione, crescita culturale, possiamo porre anche la lettura di un libro che assuma un significato speciale proprio il 25 novembre.

Molti i titoli oggi a disposizione, da quelli di narrativa a quelli di saggistica: proveremo a suggerirne alcuni, nella convinzione che attraverso la lettura si formi una consapevolezza necessaria a cambiare le ingiuste regole del mondo.

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Una storia che parte da lontano

25 novembre, rosso come l’amore, mai rosso come il sangueLa violenza sulle donne non è purtroppo un fenomeno moderno, lo sviluppo delle comunicazioni e della tecnologia ha soltanto avuto l’effetto di una straordinaria cassa di risonanza.

Simona Feci e Laura Schettini, autrici del saggio storico “La violenza contro le donne nella storia. Contesti, linguaggi, politiche del diritto (secoli XV-XXI)”, ce ne danno ampia testimonianza.

Un’ampia rassegna sulla storia della violenza contro le donne analizza sia i contesti dove questa si produce e si manifesta, e in particolare l’ambito delle relazioni familiari, sia le politiche del diritto adottate per regolarla e contrastarla.

Lungo un arco cronologico ampio, dalla prima età moderna al presente, spaziando tra aree differenti del territorio nazionale, si producono esempi di come le relazioni di potere fra i sessi siano storicamente ineguali.

La prospettiva storica dimostra che il gesto violento, nella sua apparente naturalità e immediatezza, assume e veicola forme, linguaggi, contenuti, valori sociali diversi secondo i contesti storico-geografici.

Le stesse modalità di accoglienza o di rifiuto della violenza contro le donne da parte delle società e delle istituzioni sono storicamente determinate e altrettanto capaci di concorrere alla costruzione delle relazioni tra i sessi.

25 novembre, fermiamoci per capire

Che non basti dedicare un solo giorno a questa questione è evidente, ma il 25 novembre può rappresentare un incipit simbolico, da cui poi proseguire.

Per sfondare la porta del non detto ed entrare nell’universo maschile e nelle sue manifestazioni si può ricorrere alla lettura del saggio Violenza sulle donne. Aspetti psicologici, psicopatologici e sociali di  Valeria Schimmenti e Giuseppe Craparo.

Una psicologa e psicoterapeuta insieme a uno psicanalista e psicoterapeuta provano a spiegarci le origini e le motivazioni di questo fenomeno del male.

Che cosa può spingere un uomo ad usare violenza fisica, psicologica o sessuale nei confronti di una donna?

Quali sono gli effetti psicologici e psicopatologici della violenza sulla vittima?

Si tratta di un fenomeno molto complesso, prevenirlo piuttosto o oltre che reprimerlo giova alla tutela sia del benessere individuale delle potenziali vittime che della sicurezza collettiva.

Per fare questo occorre comprendere le motivazioni che possono spingere un uomo ad azioni aberranti.

Ma non bisogna sottovalutare gli effetti psicologici e psicopatologici della violenza sulla vittima, la cui vita può essere devastata anche se riesce ad evitare la morte.

Riflessioni da un mondo lontano

25 novembre, rosso come l’amore, mai rosso come il sangueAlle donne occidentali, di qualunque provenienza, religione o cultura esse siano, è consentito esprimere il loro pensiero nella giornata del 25 novembre.

Ma ci sono mondi, neanche troppo lontani, in cui questo non è possibile.

Azar Nafisi, scrittrice iraniana da tempo cittadina statunitense, ha raccontato in  Leggere Lolita a Teheran la sua lotta per rivendicare il diritto alla cultura anche per le donne.

Professoressa di Letteratura Inglese presso l’Università Allameh Tabatabai di Tehran fu poi costretta a licenziarsi e a inventare un nuovo modo per seguire le sue studentesse.

Con sette di loro organizzò delle lezioni-dibattito private, con lo scopo di illustrare loro le opere letterarie censurate dal regime.

Un’esperienza gratificante e coraggiosa raccontata in forma autobiografica nel libro sempre attuale e utile per comprendere come la violenza si eserciti anche reprimendo il diritto allo studio, alla libertà di essere donna nella repubblica islamica dell’Iran.

Leggere Lolita a Teheran è stato definito un atto d’amore per la letteratura, ma anche una beffa giocata a chiunque tenti di proibirla.

Un 25 novembre per ricordare che la violenza è spesso domestica

Anche la narrativa si è spesso ispirata alla realtà tragica della violenza di genere, trasformandola in un veicolo di suspence.

Così ha fatto Marina Di Guardo nel suo thriller Nella buona e nella cattiva sorte.

Un titolo che riprende una formula tante volte ripetuta all’altare e poi sperimentata quotidianamente nei suoi aspetti peggiori e deleteri.

Protagonista del romanzo è una  giovane illustratrice di talento che vive da anni ostaggio del marito, manager geloso e violento, convinta, come tante altre vittime di violenza domestica, di meritarsi la semi-segregazione a cui lui la costringe a forza di minacce e lividi.

Quando trova finalmente il coraggio di ribellarsi scappa con la sua bambina.

Ma il marito la ritrova e preannuncia ritorsioni, non solo da parte dei suoi avvocati, se non rientra nella loro casa.

E’ il momento di decisioni che possono cambiare la vita o determinare l’inferno.

Come succede tante volte nella realtà la protagonista vorrebbe ricostruire da capo la sua vita, ma sfuggire alla pressione maschile non è facile, sapendo di mettere a rischio la propria incolumità.

In questa donna non reale si possono purtroppo specchiare molte vittime di violenza domestica quotidiana, ripetutamente sottoposte a traumi generati da gesti o parole taglienti.

In conclusione

Un libro di certo non cambia il mondo, ma un libro moltiplicato per ogni donna può diventare una forza dirompente.

Le riflessioni che faremo in questo 25 novembre 2024 possano mettere fine a questa vergognosa violazione dei diritti umani, contribuendo a creare una società più giusta.

E gli uomini violenti sappiano che ogni donna ha fatto propria la dichiarazione di Lidia Ravera: “Finché ci sarà una sola donna minacciata in quanto donna, noi non avremo pace.”

E scenderemo nelle piazze per lei.

Luisa Perlo, Critico Letterario dopo una vita spesa tra i banchi di scuola. Amante dei libri, dei gatti e dei viaggi, considera la lettura lo strumento più efficace per crescere, migliorarsi e trovare il proprio posto nel mondo.