Home / Libri / Andrea Marcolongo, un viaggio alla ricerca dell’origine delle parole
Andrea Marcolongo, un viaggio alla ricerca dell’origine delle parole

Andrea Marcolongo, un viaggio alla ricerca dell’origine delle parole

Andrea Marcolongo ha trentadue anni, una laurea in Lettere antiche, una passione profonda per i mondi di un lontano passato che ci hanno resi ciò che oggi siamo, un sorriso dolce e occhi limpidi e forse un po’ malinconici.

Per lei, che del greco antico ha fatto uno strumento geniale per comprendere il presente, il nostro essere e il nostro dire, il nome che porta è un impegno a prescindere: prevalentemente maschile, esso fa riferimento alla forza, alla virilità, alle virtù che gli antichi consideravano proprie degli uomini, ma che oggi le donne tutte rivendicano giustamente e orgogliosamente anche come proprie.

E di forza e determinazione questa ragazza deve averne avuta molta, per far ascoltare la sua voce in un presente che idolatra il pragmatico esasperato e il tecnologico, relegando l’umanistico a fanalino di coda degli interessi comuni.

Andrea Marcolongo ha invece fatto dei suoi studi, delle sue conoscenze storico-linguistiche, filologiche, letterarie un mezzo per sfondare il muro di perplessità di chi non concepisce percorsi di studio come il liceo classico, considerandolo obsoleto e inutilmente ripiegato su se stesso.

Da lei, dalla sua forza, dai suoi libri sono derivati invece un interesse sincero per la materia, la voglia di riscoprire quelle parole, quegli uomini e quelle donne che già nel V secolo a.C. avevano saputo dar forma a un Secolo d’oro.

Un popolo, quello greco, capace di dar voce a uomini come Socrate e Platone, Sofocle ed Euripide, Senofonte e Tucidide, che hanno piegato la loro lingua alle loro necessità, alle esigenze della filosofia, del teatro, della storia.

Il mondo esiste nel momento in cui esistono le parole per definirlo, per uscire dal caos ed entrare nella norma, per sostituire al dito puntato verso la luna la parola che può indicare, anche in sua assenza, l’astro celeste.

Andrea Marcolongo si è assunta il compito di scegliere 99 parole del cuore, il suo naturalmente, e di ripercorrere la loro etimologia, per darci una ragione in più per usarle, un ulteriore significato che rafforzi un significante a volte insensatamente abusato.

Le parole di Andrea Marcolongo

“Alla fonte delle parole. 99 etimologie che ci parlano di noi” è un bellissimo saggio, tanto impegnativo quanto illuminante, che ci accompagna senza pedanteria in un percorso fatto di parole tratte dal quotidiano, che dicono di noi molto più di quanto si possa immaginare.

In apertura, Andrea Marcolongo dedica questo libro a se stessa, a quella parte di sé che sembrava aver smarrito le parole, prima di tornare ad abbeverarsi alla loro fonte: come lei anche noi diventiamo muti quando siamo vittime di sofferenza e di angoscia, quando ci sembra che ciò che proviamo sia così unico da non trovare un lemma che lo definisca con efficacia.

E invece no, i nostri e gli altrui sentimenti si assomigliano così tanto che le parole per definirli affondano le loro radici agli albori della storia dell’umanità, in un tempo che dista da noi ormai cinquemila anni, quando il parlato non fu più sufficiente e gli si affiancò la scrittura, prima ed imprescindibile condizione per conoscere il modo di esprimersi dei nostri progenitori.

Dal seme primario si generarono poi infinite diramazioni, che attraverso i millenni portarono alla lingua che oggi usiamo senza rispettarla, senza “sentirla”, senza badare alla forza travolgente che essa contempla in sé.

Il racconto delle 99 parole di Andrea Marcolongo restituisce ad ognuna di esse la sua dignità, qualunque ne sia la sfumatura, e rende i parlanti più forti, più combattivi, più disposti ad usare la parola come verità per combattere la menzogna dei parolai da quattro soldi che oggi ci circondano.

Le parole della bellezza di Andrea Marcolongo

Il saggio si articola in nove capitoli, identificati attraverso i lemmi utilizzati dai greci per definire i colori, “ nuance che rimandavano più alle percezioni umane che allo specchio cromatico comunemente inteso” (cit.).

All’interno di ognuno, le parole della bellezza e della dolcezza si alternano a quelle del dolore, dell’odio e della rabbia, perché così composito è l’animo umano.

Tra le prima spicca VITA, perchè in essa siamo contenuti tutti, nel momento stesso in cui la conteniamo in noi.

La sua etimologia è tra le più antiche, perché il possederla aiuta a contrastare la paura più profonda, quella della morte.

Dalle origini indoeuropee si estese a tutti i popoli, per approdare ai Greci che non si accontentarono di un singolo lemma, ma con la loro precisione maniacale elaborarono una batteria di termini per identificare ogni possibile sfumatura della vita stessa.

E che dire della FELICITA’ a complemento della vita?

Felice ha la medesima radice verbale di fecondo,cioè fertile, produttivo. Essere felici, allora, significa possedere l’energia dell’agire, la gioia di fare e la voglia di cambiare.

Circondiamoci di AMICI, coloro che amiamo e da cui siamo  riamati, persone dilette, cioè scelte, non imposte da soverchi vincoli di parentela. Sono loro che spesso ci sanno SORPRENDERE, prenderci sopra, catturarci e portarci via con sé, contagiandoci col loro sorriso e la voglia di vivere.

Con loro spesso condividiamo l’AVVENTURA della vita, che etimologicamente non è niente di sorprendente, è semplicemente ciò che è accaduto perché doveva accadere, doveva avvenire (o almeno così ci spiega l’analisi etimologica).

Con loro sarà meno faticoso dopo un periodo di lutto interiore avvicinarsi alla CATARSI , la purificazione finale che i Greci hanno saputo rendere con una parola tramandatasi immutata nel tempo, una purificazione che ci permette di ri-nascere solo dopo aver lasciato andare ogni dolore, ogni passione, liberandoci delle paure più profonde.

Le parole cupe di Andrea Marcolongo

Sono assai numerose le parole scelte da Andrea Marcolongo tra quelle che rimandano alla difficoltà del vivere, del trascinarsi dietro un passato ingombrante che pesa come un macigno.

Anche le parole sono un indicatore del nostro stato d’animo, del nostro rapporto con ciò che sta fuori di noi, in una perenne lotta tra il conscio e l’inconscio.

Se così non fosse, vivremmo un sonno popolato soltanto di SOGNI e non di INCUBI: il primo termine ha radici indoeuropee che indicano il sopire, il calmare, tanto da rendere la notte popolata di cose belle, mentre il secondo deriva dal verbo latino incubare, giacere sopra, con un chiaro riferimento al peso che ci schiaccia, ci opprime non solo psicologicamente ma quasi fisicamente quando ne siamo vittime.

Una differenza profonda, nell’etimologia e nella realtà.

I nostri rapporti con gli altri ci portano, purtroppo, anche a ODIARE e DETESTARE, termini di non esatta corrispondenza.

Ci spiega infatti Andrea Marcolongo che da radice indoeuropea deriva l’azione di odiare, che implica un sentimento negativo solo nostro, che ci porta a respingere l’altro, a mostrare repulsione per lui; il detestare implica invece il voler screditare l’altro, il volergli togliere credibilità e per fare questo occorre un uso sapiente delle parole, che devono essere ascoltate per colpire nel segno.

Non è bello il sentimento della GELOSIA, che pretende il possesso di chi si ama, ma il suo persistere è etimologicamente garantito dal fatto che il termine ha attraversato inalterato i secoli, sino a giungere a noi e a permettere che ancora oggi ci sia chi pretende di chiudere in gabbia l’altro/l’altra.  Ma per traslato furono chiamate gelosie i graticci posti alle finestre per evitare che dall’esterno filtrassero sguardi indiscreti verso le donne di casa nei secoli scorsi, mentre le sbarre a graticcio hanno ispirato la matematica che su di esse ha creato il metodo a gelosia delle moltiplicazioni.

Quando gli uomini si odiano spesso ricorrono alla GUERRA: uno strano destino si associa a questa parola, che verrebbe da immaginare creata dai più antichi popoli, visto che ben prima di imparare a scrivere impararono a farsi guerra.

Invece no, la parola è etimologicamente giovane, risale al Medioevo e deriva da una parola germanica, che si riferiva alle liti, alle mischie tra contendenti, non certo ai conflitti epocali: chissà, fu forse il perfezionamento delle armi nei secoli a rendere i litigi di ben diversa portata, o forse, come ci suggerisce Andrea Marcolongo, gli uomini erano troppo impegnati a uccidere i nemici per badare alle minuzie linguistiche.

Abbiamo voluto citare alcuni esempi tratti dal suo libro nella speranza di suscitare curiosità e desiderio di approfondire, perché il linguaggio e la lingua sono ricchezze inestimabili per una società e la sua sopravvivenza.

L’augurio che ci facciamo è la speranza che le parole del dolore si perdano nel buio dei secoli a venire e siano solo le altre, le parole del bene, ad attraversare indenni il tempo.

Andrea Marcolongo, un viaggio alla ricerca dell’origine delle paroleAUTORE : Andrea Marcolongo

TITOLO : Alla fonte delle parole

EDITORE : Mondadori

PAGG. 287,    EURO 18,00 (disponibile in versione eBook euro 9,99)

 

 

 

 

 

About Luisa Perlo

Luisa Perlo
Luisa Perlo, Critico Letterario

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Translate »