
Claire Keegan, le declinazioni dell’amore
“Foster”, il romanzo di Claire Keegan tradotto in italiano con “Un’estate”, è stato definito dal Times uno dei migliori romanzi degli anni Duemila.
Un piccolo miracolo, secondo il Sunday Times.
Un racconto perfetto, per Viola Ardone.
Tutto ciò in un numero di pagine assai esiguo, riferendosi ad un romanzo.
Ma conoscendo Claire Keegan non c’è da stupirsi, perché la brevità è intrinseca alla sua scrittura.
L’Irlanda come sfondo, uomini e donne dalle vite ordinarie non facili, sentimenti forti ma mai esibiti: una formula che si ripete con risultati mai deludenti.
La scrittrice sembra aver fatto suo il principio della qualità a scapito della quantità, del romanzo breve che colpisce, affonda, incanta.
L’ineluttabilità del presente
Quando la vita è difficile, quando il presente incalza con la sua precarietà, è difficile pensare al futuro, avere speranze nel domani.
E’ meglio non distogliere lo sguardo dall’oggi e provare a risolvere i problemi man mano che si presentano.
Accade così che un padre e una madre possano decidere di lasciare la loro bambina nelle mani di parenti pressochè sconosciuti mentre attendono il termine dell’ultima gravidanza.
Occorre ricordare che il presente a cui il libro si riferisce è l’Irlanda degli anni Ottanta, un tempo di grandi difficoltà economiche.
Il lavoro agricolo non garantisce entrate sicure, spesso manca il denaro, i figli sono bocche da sfamare più che doni del Signore.
In questo illusorio equilibrio la proposta di parenti di ospitare per tutta l’estate una delle figlie viene accolta senza remore.
La bambina viene dunque separata temporaneamente dalla sua famiglia ma anche allontanata dalla povertà, candidata ad un benessere seppur di breve durata: una privilegiata, in fondo.
Di lei Claire Keegan non ci dice mai il nome, è come se la sua identità fosse irrilevante, è solo una delle tante a cui bisogna badare.

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La tecnologia ormai fa parte della nostra quotidianità e il progresso tecnologico ha conquistato qualsiasi campo, influenzando persino…Claire Keegan racconta il cambiamento di un’estate

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Cresciuta in un contesto anaffettivo, in cui non esiste il senso della cura, la bambina è destinata a trascorrere l’estate dai Kinsella, che non hanno figli.
Edna e John vivono in una grande fattoria, hanno amici con cui giocano a carte la sera, si prendono cura dei loro animali e della loro campagna.
Ma soprattutto sono pronti a prendersi cura con amore della piccola.
John la porta con sé mentre lavora e a lei tocca scoprire che gli uomini non sono solo ubriacature e indifferenza.
Edna ha tempo solo per lei, la lava, la pettina, la coccola, le regala un affetto materno che le è sconosciuto.
Ci sono sorrisi e carezze mai sperimentati, piccoli gesti d’amore che inducono la piccola protagonista a schiudersi al nuovo sentimento .
Il suo muro di silenzio cade, mentre disperatamente cerca parole nuove per descrivere emozioni, sentimenti, esperienze che non avevano mai avuto un nome perché non esistevano.
La piccola percepisce tuttavia che in quel mondo c’è un velo di tristezza sconosciuta, che si fa strada nell’amore profuso tra torte con sciroppo di barbabietole fumante e abiti nuovi acquistati per lei.
Ne scoprirà la ragione non volendo farlo, capirà allora il senso della piccola camera tutta per sé, dei vestiti un po’ troppo larghi che Edna le fa indossare tirandoli fuori dal vecchio cassettone.
Capirà il senso di tutto l’amore riversato su di lei.
Il tempo lento dell’estate
Mentre si aspetta la nascita del fratellino che coinciderà con l’inizio della scuola e il ritorno in famiglia, il tempo subisce una battuta d’arresto.
Anche dai Kinsella i giorni sono tutti uguali, ma in modo sostanzialmente diverso da casa.
Con Edna e John tutto diventa un gioco amorevole, mungere le mucche, seguire i vitellini nutriti artificialmente, andare al pozzo a prendere l’acqua, pulire la casa o preparare la cena.
E’ tutto diverso, lo sono persino i silenzi, carichi d’affetto, o il correre a prendere la posta mentre John cronometra le performance e gioisce per i record stabiliti.
Basta un’estate per crescere e diventare un’altra persona, pronta a ricevere l’amore mai avuto e a ricambiarlo in toto.
Scoprire il segreto che i Kinsella nascondono nel loro cuore non cambierà lo stato affettivo, perché la bambina ha sperimentato che l’amore non conosce sottrazione o divisione, ma solo moltiplicazione e addizione.
Ci sono parole del sangue come mamma e papà che possono trasformarsi e diventare parole dell’amore, ben più che della biologia.
Da Claire Keegan a Colm Bairéad
La delicatezza del racconto di Claire Keegan ha colpito il regista irlandese Colm Bairéad, che ne ha tratto un film di cui è stato anche sceneggiatore.
Rispettoso del testo originale, The quiet girl ha ottenuto anche una candidatura agli Oscar, oltre a un buon successo di pubblico.
Una raffinata ambientazione nella fattoria, una forte espressività degli attori che si esprimono spesso solo con sguardi o sorrisi, i colori giocati con sapienza per rendere il calore di un tempo mai vissuto prima ricalcano l’emozione delle parole di Claire Keegan.
Il film traduce visivamente le emozioni, il dolore, la frustrazione, la rabbia, la paura e la prima vera felicità.
Un passaggio non scontato, ottenuto forse anche grazie alla brevità del testo originale, che ha potuto essere adattato senza emorragie di contenuto.
La quiet girl, la bambina tranquilla, tornerà alla sua famiglia d’origine come nell’intento di Claire Keegan, ma sarà diversa, cresciuta, compresa e amata.
AUTORE : Claire Keegan
TITOLO : Un’estate
EDITORE : Einaudi
PAGG. 80 EURO 12,00 (versione eBook euro 7,99)





